Intorno all'anno 400 la chiesa d'Occidente, di lingua latina, si trov� ad affrontare un problema: la Bibbia utilizzata, sia per la liturgia sia per lo studio, era un testo latino tradotto dal greco (la cosiddetta Vetus Latina), un testo che presentava vari errori di traduzione. Di qui la necessit� di intervenire: se per il Nuovo Testamento si trattava solo di adottare un buon manoscritto greco, per l'Antico Testamento la questione si presentava pi� complessa perch� il testo latino in uso era, s�, tradotto dal greco, ma questo a sua volta era stato tradotto dall'ebraico. Non era forse meglio risalire alla fonte? Si poneva un problema non solo linguistico ma di natura teologica: la Bibbia greca appariva pi� ampia di quella ebraica e anche nei libri comuni - che erano la maggior parte e i pi� importanti - c'erano frequenti varianti, talvolta di notevole spessore teologico.Due padri della chiesa latina, entrambi venerati poi come santi, Girolamo e Agostino, presero posizioni opposte. Girolamo sosteneva che il testo ebraico dovesse essere preferito perch� pi� antico: essendo scritto nella lingua originale, era il solo ispirato. Agostino difese invece il greco, perch� aveva permesso alla Parola di Dio di essere accolta nel mondo pagano; apparteneva, quindi, alla storia della salvezza, diversamente dal testo ebraico. La vinse Girolamo e la sua Vulgata - testo latino corretto abbondantemente sull'ebraico, ma non del tutto - lentamente si impose nelle chiese di lingua latina.Qual � ora, dunque, il significato di proporre in italiano la prima traduzione della Bibbia greca dei Settanta? Non c'� solo un intento filologico dietro questa impresa editoriale, ma la volont� di far conoscere un testo che pu� gettare nuova luce sulla nostra stessa cultura cristiana di oggi. D'altra parte, il testo greco della Bibbia non � un documento ad uso esclusivo degli storici del pensiero religioso: � un testo vivo, tanto da essere la Parola di Dio come � letta ancora oggi dai fedeli nelle chiese orientali. (Paolo Sacchi)