INDICE
editoriale
costellazioni
coordinate
Il respiro dei giorni
Dalla 29a domenica ordinaria
alla Solennità di Cristo Re dell’universo
29ª domenica ordinaria – 18 ottobre 2026
voci bibliche
variazioni sul tema
celebrazione eucaristica
celebrazione della parola
30ª domenica ordinaria – 25 ottobre 2026
voci bibliche
variazioni sul tema
celebrazione eucaristica
celebrazione della parola
Tutti i Santi – 1 novembre 2026
voci bibliche
variazioni sul tema
celebrazione eucaristica
Commemorazione dei defunti – 2 novembre 2026
voci bibliche
variazioni sul tema
celebrazione eucaristica
32ª domenica ordinaria – 8 novembre 2026
voci bibliche
variazioni sul tema
celebrazione eucaristica
33ª domenica ordinaria – 15 novembre 2026
voci bibliche
variazioni sul tema
celebrazione eucaristica
Solennità di Cristo Re – 22 novembre 2026
voci bibliche
variazioni sul tema
celebrazione eucaristica
Segnalazioni bibliografiche
EDITORIALE
LA PAROLA AI LAICI: QUALCHE PROVOCAZIONE E RIFLESSIONE
di Davide Arcangeli
Il dibattito a proposito della possibilità di affidare il ministero
dell’omelia ai laici sembra spesso ridursi a uno schema
funzionale. Da un lato ci sono i ministri ordinati che, in virtù
della potestà che proviene dall’ordine sacro, possono insegnare
all’interno della celebrazione liturgica; dall’altro i laici che,
invece, di questo potere non godono. Ridotta a questi minimi
termini, la questione, appena aperta, sembra già inesorabilmente chiudersi.
Ci pare tuttavia che, dietro all’argomento canonico relativo
al potere di esercitare legittimamente il ministero della Parola
all’interno della liturgia, vi siano aspetti più profondi che riguardano
tutta la vita della Chiesa e la sua stessa identità.
Oltre all’omelia, la liturgia, in tutte le sue forme, gode di
tante possibilità e forme di presa di parola, in cui già oggi il
contributo di laici e ministri è tutt’altro che trascurabile: nella
preparazione delle preghiere dei fedeli, nelle introduzioni alle
letture, nelle allocuzioni che possono accompagnare le varie
parti della celebrazione eucaristica, in tante forme di ringraziamento
e intercessione presenti nelle liturgie. In celebrazioni
con piccoli gruppi si offre spesso l’opportunità di vivere una
collatio della Parola, subito dopo la proclamazione delle letture,
che renda manifesta quella conversazione intima e comunitaria
che lo Spirito suscita nel cuore di ciascuno attraverso l’ascolto.
Al di fuori della liturgia, poi, il ministero della Parola, nella
forma delle Lectio, dei commenti spirituali, degli itinerari biblici,
nelle lezioni accademiche, è chiaramente esercitato da appassionati,
studiosi e teologi, presbiteri e laici, donne e uomini.
Tutta questa vita della Chiesa postconciliare, così ricca di
carismi e ministeri, mostra il definitivo superamento di quella
separazione radicale tra chiesa docente e chiesa discente che
ha minato l’unità stessa della Chiesa, nel suo cammino storico,
con l’utopica immagine di una società perfetta, caratterizzata
dalla forma verticale di una piramide.
Valorizzando piuttosto la ricchezza e varietà dei carismi e
ministeri, che si manifestano nella comunione del corpo mistico,
si può recuperare uno sguardo d’insieme e una prospettiva
di comunione nella Chiesa, capace di superare le divisioni
storiche e di rendere attuale il frutto dell’ecclesiologia conciliare.
L’unità della Chiesa, infatti, intesa come popolo di Dio in
cammino nella storia, assume le caratteristiche di un corpo con
tante membra e carismi e con diverse vocazioni e ministeri, che
sgorgano dal battesimo, tra cui anche il ministero ordinato.
Questo ci consente di rendere conto della vita della Chiesa
così come essa si va sviluppando, una vita in cui il dono dell’insegnamento
alla luce della Parola non è certo limitabile all’ambito
del ministero ordinato: nella teologia e nella spiritualità,
nella liturgia e nella catechesi, come pure nelle molte modalità
di accompagnamento personale e comunitario, emergono tante
vocazioni e ministeri nella Chiesa, da parte di laici formati
in grado di mediare la Parola di Dio nei contesti della vita personale
e pubblica, con grande sapienza, acume e sensibilità.
Nel quadro della responsabilità pastorale che caratterizza la
presidenza eucaristica e sacramentale da parte del ministero
ordinato e che garantisce la comunione e l’unità celebrativa, è
bene che tutta la ricchezza delle vocazioni e dei ministeri nella
Chiesa, compresi quelli legati alla comunicazione della parola
di Dio, siano messi più profondamente a frutto.
Ciò ha lo scopo di favorire prese di parola che possano arricchire
la celebrazione, soprattutto quella eucaristica, di una sapienza non surrogabile, che viene dalla frequentazione del
mondo e dall’impegno a ordinare le cose del mondo secondo
Dio. Una buona, sana, profonda secolarità fa entrare la vita
nella celebrazione dell’eucaristia e di tutta la liturgia della
Chiesa, alimentando il polmone della preghiera liturgica con le
energie della storia umana. Perché la liturgia divenga conversazione
del mondo con Dio e progressiva scoperta dei misteri di
Dio dentro alla vita.
Si inserisce qui la questione dei linguaggi e dell’inculturazione
comunicativa della Parola e del rito. In un tempo di
continua innovazione comunicativa, di valorizzazione dell’immagine
e della corporeità, anche la Parola può divenire sempre
più un simbolo vissuto nella liturgia, per stimolare non soltanto
la mente di coloro che partecipano attivamente alla liturgia,
ma tutta la loro esistenza, anche a partire dal corpo.
Il lavoro dell’arte visiva, letteraria, musicale, è essenziale per
godere appieno della Parola nella liturgia e proporre forme
di inculturazione adatte ai nostri contesti e alle età della vita.
Dovremmo quindi inaugurare un nuovo grande progetto di
Biblia Pauperum, capace di tradurre la contemplazione della
Parola in modalità più attuali e recepibili, soprattutto dalle giovani
generazioni.
Ad esempio, nelle pagine della nostra rivista Servizio della
Parola, abbiamo proposto forme di arte letteraria che valorizzino
il tesoro del lezionario domenicale: le riscritture poetiche
dei Salmi del lezionario, a cura di Ermes Maria Ronchi,
ci sembrano costituire una bella novità di quest’anno. Non si
tratta di una traduzione, ma nemmeno di un commento. Piuttosto
di una libera interpretazione poetica, capace di restituire
la profondità del testo, con attenzione al dettato originale e
anche con una sensibilità alla resa attuale ed esistenziale della
poesia. Perché non riprendere, nell’omelia o in altri passaggi
celebrativi, queste riscritture salmiche, per far risuonare la
forza delle parole bibliche nel cuore di coloro che partecipano
all’eucaristia domenicale?