Angelus in Piazza San Pietro
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
L�odierna pagina evangelica presenta brevi parabole, con le quali Ges� vuole indicare ai suoi discepoli la strada da percorrere per vivere con saggezza. Con l�interrogativo: �Pu� forse un cieco guidare un altro cieco?� (Lc 6, 39), Egli vuole sottolineare che una guida non pu� essere cieca, ma deve vedere bene, cio� deve possedere la saggezza per guidare con saggezza, altrimenti rischia di causare dei danni alle persone che a lei si affidano. Ges� richiama cos� l�attenzione di quanti hanno responsabilit� educative o di comando: i pastori d�anime, le autorit� pubbliche, i legislatori, i maestri, i genitori, esortandoli ad essere consapevoli del loro ruolo delicato e a discernere sempre la strada giusta sulla quale condurre le persone.
E Ges� prende in prestito una espressione sapienziale per indicare se stesso come modello di maestro e guida da seguire: �Un discepolo non � pi� del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sar� come il suo maestro� (v.40). � un invito a seguire il suo esempio e il suo insegnamento per essere guide sicure e sagge. E tale insegnamento � racchiuso soprattutto nel discorso della montagna, che da tre domeniche la liturgia ci propone nel Vangelo, indicando l�atteggiamento della mitezza e della misericordia per essere persone sincere, umili e giuste. Nel brano di oggi troviamo un�altra frase significativa, quella che esorta a non essere presuntuosi e ipocriti. Dice cos�: �Perch� guardi la pagliuzza che � nell�occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che � nel tuo occhio?� (v.41). Tante volte, lo sappiamo tutti, � pi� facile o comodo scorgere e condannare i difetti e i peccati altrui, senza riuscire a vedere i propri con altrettanta lucidit�. Noi sempre nascondiamo i nostri difetti, li nascondiamo anche a noi stessi; invece, � facile vedere i difetti altrui. La tentazione � quella di essere indulgenti con se stessi � manica larga con se stessi � e duri con gli altri. � sempre utile aiutare il prossimo con saggi consigli, ma mentre osserviamo e correggiamo i difetti del nostro prossimo, dobbiamo essere consapevoli anche noi di avere dei difetti. Se io credo di non averne, non posso condannare o correggere gli altri. Tutti abbiamo difetti: tutti. Dobbiamo esserne consapevoli e, prima di condannare gli altri, dobbiamo guardare noi stessi dentro. Possiamo cos� agire in modo credibile, con umilt�, testimoniando la carit�.
Come possiamo capire se il nostro occhio � libero o se � impedito da una trave? � ancora Ges� che ce lo dice: �Non vi � albero buono che produca frutto cattivo, n� vi � d�altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto� (vv.43-44). Il frutto sono le azioni, ma anche le parole. Anche dalle parole si conosce la qualit� dell�albero. Infatti, chi � buono trae fuori dal suo cuore e dalla sua bocca il bene e chi � cattivo trae fuori il male, praticando l�esercizio pi� deleterio fra noi, che � la mormorazione, il chiacchiericcio, parlare male degli altri. Questo distrugge; distrugge la famiglia, distrugge la scuola, distrugge il posto di lavoro, distrugge il quartiere. Dalla lingua incominciano le guerre. Pensiamo un po�, noi, a questo insegnamento di Ges� e facciamoci la domanda: io parlo male degli altri? Io cerco sempre di sporcare gli altri? Per me � pi� facile vedere i difetti altrui che i miei? E cerchiamo di correggerci almeno un po�: ci far� bene a tutti.
Invochiamo il sostegno e l�intercessione di Maria per seguire il Signore su questo cammino.
Discorso pronunciato dal Papa durante l'Angelus in Piazza San Pietro - 3/03/2019
Tutte le frasi tratte da "Angelus in Piazza San Pietro"
Tutti abbiamo difetti: tutti. Dobbiamo esserne consapevoli e, prima di condannare gli altri, dobbiamo guardare noi stessi dentro. Possiamo cos� agire in modo credibile, con umilt�, testimoniando la carit�.

- Papa Francesco -
Chi � buono trae fuori dal suo cuore e dalla sua bocca il bene e chi � cattivo trae fuori il male, praticando l�esercizio pi� deleterio fra noi, che � la mormorazione, il chiacchiericcio, parlare male degli altri.

- Papa Francesco -