Angelus in Piazza San Pietro
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Nel Vangelo della Liturgia odierna Ges� d� ai discepoli alcune indicazioni fondamentali di vita. Il Signore si riferisce alle situazioni pi� difficili, quelle che costituiscono per noi il banco di prova, quelle che ci mettono di fronte a chi ci � nemico e ostile, a chi cerca sempre di farci del male. In questi casi il discepolo di Ges� � chiamato a non cedere all�istinto e all�odio, ma ad andare oltre, molto oltre. Andare oltre l�istinto, andare oltre l�odio. Ges� dice: �Amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano� (Lc 6,27). E ancora pi� concreto: �A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l�altra� (v. 29). Quando noi sentiamo questo, ci sembra che il Signore chieda l�impossibile. E poi, perch� amare i nemici? Se non si reagisce ai prepotenti, ogni sopruso ha via libera, e questo non � giusto. Ma � proprio cos�? Davvero il Signore ci chiede cose impossibili, anzi ingiuste? � cos�?
Consideriamo anzitutto quel senso di ingiustizia che avvertiamo nel �porgi l�altra guancia�. E pensiamo a Ges�. Durante la passione, nel suo ingiusto processo davanti al sommo sacerdote, a un certo punto riceve uno schiaffo da una delle guardie. E Lui come si comporta? Non lo insulta, no, dice alla guardia: �Se ho parlato male, dimostrami dov�� il male. Ma se ho parlato bene, perch� mi percuoti?� (Gv 18,23). Chiede conto del male ricevuto. Porgere l�altra guancia non significa subire in silenzio, cedere all�ingiustizia. Ges� con la sua domanda denuncia ci� che � ingiusto. Per� lo fa senza ira, senza violenza, anzi con gentilezza. Non vuole innescare una discussione, ma disinnescare il rancore, questo � importante: spegnere insieme l�odio e l�ingiustizia, cercando di recuperare il fratello colpevole. Non � facile questo, ma Ges� lo ha fatto e ci dice di farlo anche noi. Questo � porgere l�altra guancia: la mitezza di Ges� � una risposta pi� forte della percossa che ha ricevuto. Porgere l�altra guancia non � il ripiego del perdente, ma l�azione di chi ha una forza interiore pi� grande. Porgere l�altra guancia � vincere il male con il bene, che apre una breccia nel cuore del nemico, smascherando l�assurdit� del suo odio. E questo atteggiamento, questo porgere l�altra guancia, non � dettato dal calcolo o dall�odio, ma dall�amore. Cari fratelli e sorelle, � l�amore gratuito e immeritato che riceviamo da Ges� a generare nel cuore un modo di fare simile al suo, che rifiuta ogni vendetta. Noi siamo abituati alle vendette: �Mi hai fatto questo, io ti far� quell�altro�, o a custodire nel cuore questo rancore, rancore che fa male, distrugge la persona.
Veniamo all�altra obiezione: � possibile che una persona giunga ad amare i propri nemici? Se dipendesse solo da noi, sarebbe impossibile. Ma ricordiamoci che, quando il Signore chiede qualcosa, vuole donarla. Mai il Signore ci chiede qualcosa che Lui non ci d� prima. Quando mi dice di amare i nemici, vuole darmi la capacit� di farlo. Senza quella capacit� noi non potremmo, ma Lui ti dice �ama il nemico� e ti d� la capacit� di amare. Sant�Agostino pregava cos� � ascoltate che bella preghiera questa �: Signore, �dammi ci� che chiedi e chiedimi ci� che vuoi� (Confessioni, X, 29.40), perch� me lo hai dato prima. Che cosa chiedergli? Che cosa Dio � contento di donarci? La forza di amare, che non � una cosa, ma � lo Spirito Santo. La forza di amare � lo Spirito Santo, e con lo Spirito di Ges� possiamo rispondere al male con il bene, possiamo amare chi ci fa del male. Cos� fanno i cristiani. Com�� triste, quando persone e popoli fieri di essere cristiani vedono gli altri come nemici e pensano a farsi guerra! � molto triste.
E noi, proviamo a vivere gli inviti di Ges�? Pensiamo a una persona che ci ha fatto del male. Ognuno pensi a una persona. � comune che abbiamo subito il male da qualcuno, pensiamo a quella persona. Forse c�� del rancore dentro di noi. Allora, a questo rancore affianchiamo l�immagine di Ges�, mite, durante il processo, dopo lo schiaffo. E poi chiediamo allo Spirito Santo di agire nel nostro cuore. Infine preghiamo per quella persona: pregare per chi ci ha fatto del male (cfr Lc 6,28). Noi, quando ci hanno fatto qualcosa di male, andiamo subito a raccontare agli altri e ci sentiamo vittime. Fermiamoci, e preghiamo il Signore per quella persona, che l�aiuti, e cos� viene meno questo sentimento di rancore. Pregare per chi ci ha trattato male � la prima cosa per trasformare il male in bene. La preghiera. La Vergine Maria ci aiuti a essere operatori di pace verso tutti, soprattutto verso chi ci � ostile e non ci piace.
Discorso pronunciato dal Papa durante l'Angelus in Piazza San Pietro - 20/02/2022
Tutte le frasi tratte da "Angelus in Piazza San Pietro"
Pensiamo a una persona che ci ha fatto del male [...] a questo rancore affianchiamo l�immagine di Ges�, mite, durante il processo, dopo lo schiaffo. E poi chiediamo allo Spirito Santo di agire nel nostro cuore. Infine preghiamo per quella persona: pregare per chi ci ha fatto del male (cfr Lc 6,28). [...] Pregare per chi ci ha trattato male � la prima cosa per trasformare il male in bene.

- Papa Francesco -
Mai il Signore ci chiede qualcosa che Lui non ci d� prima. Quando mi dice di amare i nemici, vuole darmi la capacit� di farlo. Senza quella capacit� noi non potremmo, ma Lui ti dice �ama il nemico� e ti d� la capacit� di amare [...] La forza di amare � lo Spirito Santo, e con lo Spirito di Ges� possiamo rispondere al male con il bene, possiamo amare chi ci fa del male.

- Papa Francesco -
�Se ho parlato male, dimostrami dov�� il male. Ma se ho parlato bene, perch� mi percuoti?� (Gv 18,23) [...] Porgere l�altra guancia non significa subire in silenzio, cedere all�ingiustizia. Ges� con la sua domanda denuncia ci� che � ingiusto. Per� lo fa senza ira, senza violenza, anzi con gentilezza. Non vuole innescare una discussione, ma disinnescare il rancore, questo � importante: spegnere insieme l�odio e l�ingiustizia, cercando di recuperare il fratello colpevole.

- Papa Francesco -