Citazione spirituale

Apertura del Convegno Ecclesiale della Diocesi di Roma

Prima di tutto, buonasera a tutti!
Sono contento di essere tra voi.

Ringrazio il Cardinale Vicario per le parole di affetto e di fiducia che mi ha rivolto a nome di tutti voi. Grazie anche a Don Gianpiero Palmieri e ai due catechisti Ada e Pierpaolo, che hanno illustrato la situazione. Io ho detto loro: "Avete detto tutto voi! Io do la benedizione e me ne vado". Sono bravi.

Vorrei dire una cosa, senza dubbio: mi � piaciuto tanto che tu, don Gianpiero, abbia menzionato l�Evangelii nuntiandi. Anche oggi � il documento pastorale pi� importante, che non � stato superato, del post-Concilio. Dobbiamo andare sempre l�. E� un cantiere di ispirazione quell�Esortazione Apostolica. E l�ha fatta il grande Paolo VI, di suo pugno. Perch� dopo quel Sinodo non si mettevano d�accordo se fare una Esortazione, se non farla�; e alla fine il relatore - era san Giovanni Paolo II - ha preso tutti i fogli e li ha consegnati al Papa, come dicendo: "Arrangiati tu, fratello!". Paolo VI ha letto tutto e, con quella pazienza che aveva, cominci� a scrivere. E� proprio, per me, il testamento pastorale del grande Paolo VI. E non � stata superata. E� un cantiere di cose per la pastorale. Grazie per averla menzionata, e che sia sempre un riferimento!

In questo anno, visitando alcune parrocchie, ho avuto modo di incontrare tante persone, che spesso fugacemente ma con grande fiducia mi hanno espresso le loro speranze, le loro attese, insieme alle loro pene e ai loro problemi. Anche nelle tante lettere che ricevo ogni giorno leggo di uomini e donne che si sentono disorientati, perch� la vita � spesso faticosa e non si riesce a trovarne il senso e il valore. E� troppo accelerata! Immagino quanto sia convulsa la giornata di un pap� o di una mamma, che si alzano presto, accompagnano i figli a scuola, poi vanno a lavorare, spesso in luoghi dove sono presenti tensioni e conflitti, anche in luoghi lontani. Prima di venire qui, sono andato in cucina a prendere un caff�, c�era il cuoco e gli ho detto: "Tu per andare a casa tua di quanto tempo hai bisogno?"; "Di un�ora e mezza�". Un�ora e mezza! E torna a casa, ci sono i figli, la moglie�. E devono attraversare Roma nel traffico. Spesso capita a tutti noi di sentirci soli cos�. Di sentirci addosso un peso che ci schiaccia, e ci domandiamo: ma questa � vita? Sorge nel nostro cuore la domanda: come facciamo perch� i nostri figli, i nostri ragazzi, possano dare un senso alla loro vita? Perch� anche loro avvertono che questo nostro modo di vivere a volte � disumano, e non sanno quale direzione prendere affinch� la vita sia bella, e la mattina siano contenti di alzarsi.

Quando io confesso i giovani sposi e mi parlano dei figli, faccio sempre una domanda: "E tu hai tempo per giocare con i tuoi figli?". E tante volte sento dal pap�: "Ma, Padre, io quando vado a lavorare alla mattina, loro dormono, e quanto torno, alla sera, sono a letto, dormono". Questa non � vita! E� una croce difficile. Non � umano. Quando ero Arcivescovo nell�altra diocesi avevo modo di parlare pi� frequentemente di oggi con i ragazzi e i giovani e mi ero reso conto che soffrivano di orfandad, cio� di orfanezza. I nostri bambini, i nostri ragazzi soffrono di orfanezza! Credo che lo stesso avvenga a Roma. I giovani sono orfani di una strada sicura da percorrere, di un maestro di cui fidarsi, di ideali che riscaldino il cuore, di speranze che sostengano la fatica del vivere quotidiano. Sono orfani, ma conservano vivo nel loro cuore il desiderio di tutto ci�! Questa � la societ� degli orfani. Pensiamo a questo, � importante. Orfani, senza memoria di famiglia: perch�, per esempio, i nonni sono allontanati, in casa di riposo, non hanno quella presenza, quella memoria di famiglia; orfani, senza affetto d�oggi, o un affetto troppo di fretta: pap� � stanco, mamma � stanca, vanno a dormire� E loro rimangono orfani. Orfani di gratuit�: quello che dicevo prima, quella gratuit� del pap� e della mamma che sanno perdere il tempo per giocare con i figli. Abbiamo bisogno di senso di gratuit�: nelle famiglie, nelle parrocchie, nella societ� tutta. E quando pensiamo che il Signore si � rivelato a noi nella gratuit�, cio� come Grazia, la cosa � molto pi� importante. Quel bisogno di gratuit� umana, che � come aprire il cuore alla grazia di Dio. Tutto � gratis: Lui viene e ci d� la sua grazia. Ma se noi non abbiamo il senso della gratuit� nella famiglia, nella scuola, nella parrocchia ci sar� molto difficile capire cosa � la grazia di Dio, quella grazia che non si vende, che non si compra, che � un regalo, un dono di Dio: � Dio stesso. E per questo sono orfani di gratuit�.

Ges� ci ha fatto una grande promessa: �Non vi lascer� orfani� (Gv 14,18), perch� Lui � la via da percorrere, il maestro da ascoltare, la speranza che non delude. Come non sentire ardere il cuore e dire a tutti, in particolare ai giovani: "Non sei orfano! Ges� Cristo ci ha rivelato che Dio � Padre e vuole aiutarti, perch� ti ama". Ecco il senso profondo dell�iniziazione cristiana: generare alla fede vuol dire annunziare che non siamo orfani. Perch� anche la societ� rinnega i suoi figli! Per esempio a quasi un 40% dei giovani italiani non d� lavoro. Cosa significa? "Tu non mi importi! Tu sei materiale di scarto. Mi spiace, ma la vita � cos�". Anche la societ� rende orfani i giovani. Pensate cosa significa che 75 milioni di giovani in questa civilt� Europea, giovani dai 25 anni in gi�, non abbiano lavoro� Questa civilt� li lascia orfani. Noi siamo un popolo che vuole far crescere i suoi figli con questa certezza di avere un padre, di avere una famiglia, di avere una madre. La nostra societ� tecnologica � lo diceva gi� Paolo VI � moltiplica all�infinito le occasioni di piacere, di distrazione, di curiosit�, ma non � capace di portare l�uomo alla vera gioia. Tante comodit�, tante cose belle, ma la gioia dov��? Per amare la vita non abbiamo bisogno di riempirla di cose, che poi diventano idoli; abbiamo bisogno che Ges� ci guardi. � il suo sguardo che ci dice: � bello che tu viva, la tua vita non � inutile, perch� a te � affidato un grande compito. Questa � la vera sapienza: uno sguardo nuovo sulla vita che nasce dall�incontro di Ges�.

Il Cardinale Vallini ha parlato di questo cammino di conversione pastorale missionaria. E� un cammino che si fa e si deve fare e noi abbiamo la grazia ancora di poterlo fare. Conversione non � facile, perch� � cambiare la vita, cambiare metodo, cambiare tante cose, anche cambiare l�anima. Ma questo cammino di conversione ci dar� l�identit� di un popolo che sa generare i figli, non un popolo sterile! Se noi come Chiesa non sappiamo generare figli, qualcosa non funziona! La sfida grande della Chiesa oggi � diventare madre: madre! Non una Ong ben organizzata, con tanti piani pastorali� Ne abbiamo bisogno, certo� Ma quello non � l�essenziale, quello � un aiuto. A che cosa? Alla maternit� della Chiesa. Se la Chiesa non � madre, � brutto dire che diventa una zitella, ma diventa una zitella! E� cos�: non � feconda. Non solo fa figli la Chiesa, la sua identit� � fare figli, cio� evangelizzare, come dice Paolo Vi nell�Evangelii nuntiandi. L�identit� della Chiesa � questa: evangelizzare, cio� fare figli. Penso a nostra madre Sara, che era invecchiata senza figli; penso ad Elisabetta, la moglie di Zaccaria, invecchiata senza figli; penso a Noemi, un�altra donna invecchiata senza discendenza� E queste donne sterili hanno avuto figli, hanno avuto discendenza: il Signore � capace di farlo! Ma per questo la Chiesa deve fare qualcosa, deve cambiare, deve convertirsi per diventare madre. Deve essere feconda! La fecondit� � la grazia che noi oggi dobbiamo chiedere allo Spirito Santo, perch� possiamo andare avanti nella nostra conversione pastorale e missionaria. Non si tratta, non � questione di andare a cercare proseliti, no, no! Andare a suonare al citofono: "Lei vuol venire a questa associazione che si chiama Chiesa cattolica?...". Bisogna fare la scheda, un socio di pi�� La Chiesa - ci ha detto Benedetto XVI - non cresce per proselitismo, cresce per attrazione, per attrazione materna, per questo offrire maternit�; cresce per tenerezza, per la maternit�, per la testimonianza che genera sempre pi� figli. E� un po� invecchiata la nostra Madre Chiesa� Non dobbiamo parlare della "nonna" Chiesa, ma � un po� invecchiata�. Dobbiamo ringiovanirla! Dobbiamo ringiovanirla, ma non portandola dal medico che fa la cosmetica, no! Questo non � il vero ringiovanimento della Chiesa, questo non va. La Chiesa diventa pi� giovane quando � capace di generare pi� figli; diventa pi� giovane quanto pi� diventa madre. Questa � la nostra madre, la Chiesa; e il nostro amore di figli. Essere nella Chiesa � essere a casa, con mamma; a casa di mamma. Questa � la grandezza della rivelazione.

E� un invecchiamento che� credo� - non so se Don Gianpiero o il Cardinale - ha parlato di fuga dalla vita comunitaria, questo � vero: l�individualismo ci porta alla fuga dalla vita comunitaria, e questo fa invecchiare la Chiesa. Andiamo a visitare un�istituzione che non � pi� madre, ci d� una certa identit�, come la squadra di calcio: "Sono di questa squadra, sono tifoso della cattolica!". E questo avviene quando c�� la fuga dalla vita comunitaria, la fuga dalla famiglia. Dobbiamo recuperare la memoria, la memoria della Chiesa che � popolo di Dio. A noi oggi manca il senso della storia. Abbiamo paura del tempo: niente tempo, niente percorsi, niente, niente! Tutto adesso! Siamo nel regno del presente, della situazione. Soltanto questo spazio, questo spazio, questo spazio, e niente tempo. Anche nella comunicazione: luci, il momento, telefonino, il messaggio� Il linguaggio pi� abbreviato, pi� ridotto. Tutto si fa di fretta, perch� siamo schiavi della situazione. Recuperare la memoria nella pazienza di Dio, che non ha avuto fretta nella sua storia di salvezza, che ci ha accompagnato lungo la storia, che ha preferito la storia lunga per noi, di tanti anni, camminando con noi.

Nel presente - ne parler� dopo, se ho tempo - una sola parola dir�: accoglienza. Ecco, l�accoglienza. E un�altra che avete detto voi: tenerezza. Una madre � tenera, sa accarezzare. Ma quando noi vediamo la povera gente che va alla parrocchia con questo, con quell�altro e non sa come muoversi in questo ambiente, perch� non va spesso in parrocchia, e trova una segretaria che sgrida, che chiude la porta: "No, Lei per fare questo deve pagare questo, questo e questo! E deve fare questo e questo� Prenda questa carta e deve fare�". Questa gente non si sente a casa di mamma! Forse si sente nell�amministrazione, ma non a casa della madre. E le segretarie, le nuove "ostiarie" della Chiesa! Ma segretaria parrocchiale vuol dire aprire la porta della casa della madre, non chiuderla! E si pu� chiudere la porta in tante maniere. A Buenos Aires era famosa una segretaria parrocchiale: tutti la chiamavano la "tarantola"� non dico di pi�! Saper aprire la porta nel presente: accoglienza e tenerezza.

Anche i preti, i parroci e i viceparroci hanno tanto lavoro e io capisco che a volte sono un po� stanchi; ma un parroco che � troppo impaziente non fa bene! A volte io capisco, capisco� Una volta ho dovuto sentire una signora, umile, molto umile, che aveva lasciato la Chiesa da giovane; adesso era madre di famiglia, � tornata alla Chiesa, e dice: "Padre, io ho lasciato la Chiesa perch� in parrocchia, da ragazzina - non so se andava alla Cresima, non sono sicuro� - � venuta una donna con un bambino e ha chiesto al parroco di fare il Battesimo� - questo tanto tempo fa e non qui a Roma, da un�altra parte -, e il parroco ha detto di s�, ma che doveva pagare� �Ma non ho i soldi!�. �Vai a casa tua, prendi quello che hai, portamelo e io ti battezzo il figlio�". E quella donna mi parlava in presenza di Dio! Questo succede� Questo non significa accogliere, questo � chiudere la porta! Nel presente: tenerezza e accoglienza.

E per il futuro, speranza e pazienza. Dare testimonianza di speranza, andiamo avanti. E la famiglia? E� pazienza. Quella che san Paolo ci dice: sopportarvi a vicenda, l�un l�altro. Sopportarci. E� cos�.

Ma torniamo al testo. La gente che viene sa, per l�unzione dello Spirito Santo, che la Chiesa custodisce il tesoro dello sguardo di Ges�. E noi dobbiamo offrirlo a tutti. Quando arrivano in parrocchia - forse mi ripeto, perch� ho fatto una strada diversa e mi sono allontanato dal testo -, quale atteggiamento dobbiamo avere? Dobbiamo accogliere sempre tutti con cuore grande, come in famiglia, chiedendo al Signore di farci capace di partecipare alle difficolt� e ai problemi che spesso i ragazzi e i giovani incontrano nella loro vita.

Dobbiamo avere il cuore di Ges�, il quale �vedendo le folle ne sent� compassione, perch� erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore� (Mt 9,36). Vedendo le folle, ne sent� compassione. A me piace sognare una Chiesa che viva la compassione di Ges�. Compassione � "patire con", sentire quello che sentono gli altri, accompagnare nei sentimenti. E� la Chiesa madre, come una madre che carezza i suoi figli con la compassione. Una Chiesa che abbia un cuore senza confini, ma non solo il cuore: anche lo sguardo, la dolcezza dello sguardo di Ges�, che spesso � molto pi� eloquente di tante parole. Le persone si aspettano di trovare in noi lo sguardo di Ges�, a volte senza nemmeno saperlo, quello sguardo sereno, felice che entra nel cuore. Ma � come hanno detto i vostri rappresentanti � deve essere tutta la parrocchia ad essere una comunit� accogliente, non solo i sacerdoti e i catechisti. Tutta la parrocchia! Accogliere�

Dobbiamo ripensare quanto le nostre parrocchie sono accoglienti, se gli orari delle attivit� favoriscono la partecipazione dei giovani, se siamo capaci di parlare i loro linguaggi, di cogliere anche negli altri ambienti (come ad esempio nello sport, nelle nuove tecnologie) le possibilit� per annunciare il Vangelo. Diventiamo audaci nell�esplorare nuove modalit� con cui le nostre comunit� siano delle case dove la porta � sempre aperta. La porta aperta! Ma � importante che all�accoglienza segua una chiara proposta di fede; una proposta di fede tante volte non esplicita, ma con l�atteggiamento, con la testimonianza: in questa istituzione che si chiama Chiesa, in questa istituzione che si chiama parrocchia si respira un�aria di fede, perch� si crede nel Signore Ges�.

Io chieder� a voi di studiare bene queste cose che ho detto: questa orfanezza, e studiare come far recuperare la memoria di famiglia; come fare affinch� nelle parrocchie ci sia l�affetto, ci sia la gratuit�, che la parrocchia non sia una istituzione legata solo alle situazioni del momento. No, che sia storica, che sia un cammino di conversione pastorale. Che nel presente sappia accogliere con tenerezza, e sappia mandare avanti i suoi figli con la speranza e la pazienza.

Io voglio tanto bene ai sacerdoti, perch� fare il parroco non � facile. E� pi� facile fare il vescovo che il parroco! Perch� noi vescovi sempre abbiamo la possibilit� di prendere le distanze, o nasconderci dietro il "Sua Eccellenza", e quello ci difende! Ma fare il parroco, quando ti bussano alla porta: "Padre, questo, padre qua e padre l��". Non � facile! Quando ti viene uno a dire i problemi della famiglia, o quel morto, o quando vengono a chiacchierare le cosiddette "ragazze della caritas" contro le cosiddette "ragazze delle catechesi"� Non � facile, fare il parroco!

Ma voglio dire una cosa, l�ho detta un�altra volta: la Chiesa italiana � tanto forte grazie ai parroci! Questi parroci che - adesso avranno un altro sistema - dormivano col telefono sopra il comodino e si alzavano a qualsiasi ora per andare a trovare un ammalato� Nessuno moriva senza i Sacramenti� Vicini! Parroci vicini! E poi? Hanno lasciato questa memoria di evangelizzazione�

Pensiamo alla Chiesa madre e diciamo alla nostra madre Chiesa quello che Elisabetta ha detto a Maria quando era diventata madre, in attesa del figlio: "Tu sei felice, perch� hai creduto!".

Vogliamo una Chiesa di fede, che creda che il Signore � capace di farla madre, di darle tanti figli. La nostra Santa Madre Chiesa. Grazie!

Discorso del Santo Padre in occasione dell'apertura del Convegno Ecclesiale della Diocesi di Roma - 16/06/2014


Tutte le frasi tratte da "Apertura del Convegno Ecclesiale della Diocesi di Roma"


I giovani sono orfani di una strada sicura da percorrere, di un maestro di cui fidarsi, di ideali che riscaldino il cuore, di speranze che sostengano la fatica del vivere quotidiano. Sono orfani, ma conservano vivo nel loro cuore il desiderio di tutto ci�!

- Papa Francesco -



La Chiesa diventa pi� giovane quando � capace di generare pi� figli; diventa pi� giovane quanto pi� diventa madre. Questa � la nostra madre, la Chiesa; e il nostro amore di figli. Essere nella Chiesa � essere a casa, con mamma. Questa � la grandezza della rivelazione.

- Papa Francesco -