Discorso alla Fondazione "Centesimus Annus Pro Pontefice"
Signori Cardinali,
Venerati Fratelli nell�Episcopato e nel Sacerdozio,
Illustri e cari amici, buongiorno a tutti!
vi incontro molto volentieri in occasione del Convegno internazionale della Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice, sul tema: �Ripensando la solidariet� per l�impiego: le sfide del ventunesimo secolo�. Saluto cordialmente ciascuno di voi, e ringrazio in particolare il vostro Presidente, Dott. Domingo Sugranyes, per le sue cortesi parole.
La Fondazione Centesimus Annus fu istituita dal Beato Giovanni Paolo II vent�anni fa, e porta il nome dell�Enciclica che egli firm� nel centenario della Rerum novarum. Il suo ambito di riflessione e di azione � dunque quello della Dottrina sociale della Chiesa, alla quale hanno contribuito in diversi modi i Papi del secolo scorso e anche Benedetto XVI, in particolare con l�Enciclica Caritas in veritate, ma anche con memorabili discorsi.
Vorrei perci� anzitutto ringraziarvi per il vostro impegno nell�approfondire e diffondere la conoscenza della Dottrina sociale, con i vostri corsi e le pubblicazioni. Penso che sia molto bello e importante questo vostro servizio al magistero sociale, da parte di laici che vivono nella societ�, nel mondo dell�economia e del lavoro.
Proprio sul lavoro orienta il tema di questo vostro Convegno, nella prospettiva della solidariet�, che � un valore portante della Dottrina sociale, come ci ha ricordato il Beato Giovanni Paolo II. Egli, nel 1981, dieci anni prima della Centesimus annus, scrisse l�Enciclica Laborem exercens, interamente dedicata al lavoro umano. Che cosa significa �ripensare la solidariet�?�. Certamente non significa mettere in discussione il recente magistero, che anzi dimostra sempre pi� la sua lungimiranza e la sua attualit�. Piuttosto �ripensare� mi pare significhi due cose: anzitutto coniugare il magistero con l�evoluzione socio-economica, che, essendo costante e rapida, presenta aspetti sempre nuovi; in secondo luogo, �ripensare� vuol dire approfondire, riflettere ulteriormente, per far emergere tutta la fecondit� di un valore � la solidariet�, in questo caso � che in profondit� attinge dal Vangelo, cio� da Ges� Cristo, e quindi come tale contiene potenzialit� inesauribili.
L�attuale crisi economica e sociale rende ancora pi� urgente questo �ripensare� e fa risaltare ancora di pi� la verit� e attualit� di affermazioni del magistero sociale come quella che leggiamo nella Laborem exercens: �Gettando lo sguardo sull�intera famiglia umana � non si pu� non rimanere colpiti da un fatto sconcertante di proporzioni immense; e cio� che, mentre da una parte cospicue risorse della natura rimangono inutilizzate, dall�altra esistono schiere di disoccupati o di sotto-occupati e sterminate moltitudini di affamati: un fatto che, senza dubbio, sta ad attestare che � vi � qualcosa che non funziona� (n. 18). E� un fenomeno, quello della disoccupazione - della mancanza e della perdita del lavoro - che si sta allargando a macchia d�olio in ampie zone dell�occidente e che sta estendendo in modo preoccupante i confini della povert�. E non c�� peggiore povert� materiale, mi preme sottolinearlo, di quella che non permette di guadagnarsi il pane e che priva della dignit� del lavoro. Ormai questo �qualcosa che non funziona� non riguarda pi� soltanto il sud del mondo, ma l�intero pianeta. Ecco allora l�esigenza di �ripensare la solidariet�� non pi� come semplice assistenza nei confronti dei pi� poveri, ma come ripensamento globale di tutto il sistema, come ricerca di vie per riformarlo e correggerlo in modo coerente con i diritti fondamentali dell�uomo, di tutti gli uomini. A questa parola �solidariet��, non ben vista dal mondo economico - come se fosse una parola cattiva -, bisogna ridare la sua meritata cittadinanza sociale. La solidariet� non � un atteggiamento in pi�, non � un'elemosina sociale, ma � un valore sociale. E ci chiede la sua cittadinanza.
La crisi attuale non � solo economica e finanziaria, ma affonda le radici in una crisi etica e antropologica. Seguire gli idoli del potere, del profitto, del denaro, al di sopra del valore della persona umana, � diventato norma fondamentale di funzionamento e criterio decisivo di organizzazione. Ci si � dimenticati e ci si dimentica tuttora che al di sopra degli affari, della logica e dei parametri di mercato, c�� l�essere umano e c�� qualcosa che � dovuto all�uomo in quanto uomo, in virt� della sua dignit� profonda: offrirgli la possibilit� di vivere dignitosamente e di partecipare attivamente al bene comune. Benedetto XVI ci ha ricordato che ogni attivit� umana, anche quella economica, proprio perch� umana, deve essere articolata e istituzionalizzata eticamente (cfr Lett. enc. Caritas in veritate, 36). Dobbiamo tornare alla centralit� dell�uomo, ad una visione pi� etica delle attivit� e dei rapporti umani, senza il timore di perdere qualcosa.
Cari amici, grazie ancora una volta per questo incontro e per il lavoro che svolgete. Assicuro per ciascuno di voi, per la Fondazione, per tutti i vostri cari, il ricordo nella preghiera, mentre vi benedico di cuore. Grazie.
Discorso del Santo Padre alla Fondazione "Centesimus Annus Pro Pontefice" - 25/05/2013
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Non c�� peggiore povert� materiale, mi preme sottolinearlo, di quella che non permette di guadagnarsi il pane e che priva della dignit� del lavoro.

- Papa Francesco -
La solidariet� non � un atteggiamento in pi�, non � un'elemosina sociale, ma � un valore sociale. E ci chiede la sua cittadinanza.

- Papa Francesco -
Ci si � dimenticati e ci si dimentica tuttora che al di sopra degli affari, della logica e dei parametri di mercato, c�� l�essere umano e c�� qualcosa che � dovuto all�uomo in quanto uomo, in virt� della sua dignit� profonda: offrirgli la possibilit� di vivere dignitosamente e di partecipare attivamente al bene comune.

- Papa Francesco -