Omelia del Santo Padre durante la Santa Messa a La Habana
Ges� rivolge ai suoi discepoli una domanda apparentemente indiscreta: �Di che cosa stavate discutendo per la strada?� (Mc 9,33). Una domanda che anche oggi Egli pu� farci: Di cosa parlate quotidianamente? Quali sono le vostre aspirazioni? �Essi � dice il Vangelo � tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse pi� grande� (Mc 9,34). Si vergognavano di dire a Ges� di cosa stavano parlando. Come nei discepoli di ieri, anche in noi oggi si pu� riscontrare la medesima discussione: �Chi � il pi� grande?�.
Ges� non insiste con la sua domanda, non li obbliga a dirgli di che cosa parlavano per la strada; eppure quella domanda rimane, non sono nella mente, ma anche nel cuore dei discepoli.
�Chi � il pi� grande?�. Una domanda che ci accompagner� per tutta la vita e alla quale saremo chiamati a rispondere nelle diverse fasi dell�esistenza. Non possiamo sfuggire a questa domanda, � impressa nel cuore. Ho sentito pi� di una volta in riunioni famigliari domandare ai figli: �A chi volete pi� bene, al pap� o alla mamma?�. � come domandare: chi � pi� importante per voi? Questa domanda � davvero solo un semplice gioco per bambini? La storia dell�umanit� � stata segnata dal modo di rispondere a questa domanda.
Ges� non teme le domande degli uomini; non ha paura dell�umanit�, n� dei diversi interrogativi che essa pone. Al contrario, Egli conosce i �recessi� del cuore umano, e come buon pedagogo � sempre disposto ad accompagnarci. Fedele al suo stile, fa� propri i nostri interrogativi, le nostre aspirazioni e d� loro un nuovo orizzonte. Fedele al suo stile, riesce a dare una risposta capace di porre una nuova sfida, spiazzando le �risposte attese� o ci� che era apparentemente gi� stabilito. Fedele al suo stile, Ges� pone sempre in atto la logica dell�amore. Una logica capace di essere vissuta da tutti, perch� � per tutti.
Lontano da ogni tipo di elitarismo, l�orizzonte di Ges� non � per pochi privilegiati capaci di giungere alla �conoscenza desiderata� o a distinti livelli di spiritualit�. L�orizzonte di Ges� � sempre una proposta per la vita quotidiana, anche qui, nella �nostra� isola; una proposta che fa sempre s� che la quotidianit� abbia un certo sapore di eternit�.
Chi � il pi� grande? Ges� � semplice nella sua risposta: �Se uno vuole essere il primo � ossia il pi� grande � sia l�ultimo di tutti e il servitore di tutti� (Mc 9,35). Chi vuole essere grande, serva gli altri, e non si serva degli altri!
E questo � il grande paradosso di Ges�. I discepoli discutevano su chi dovesse occupare il posto pi� importante, su chi sarebbe stato il privilegiato � ed erano i discepoli, i pi� vicini a Ges�, e discutevano di questo! �, chi sarebbe stato al di sopra della legge comune, della norma generale, per mettersi in risalto con un desiderio di superiorit� sugli altri. Chi sarebbe asceso pi� rapidamente per occupare incarichi che avrebbero dato certi vantaggi.
E Ges� sconvolge la loro logica dicendo loro semplicemente che la vita autentica si vive nell�impegno concreto con il prossimo, cio� servendo.
L�invito al servizio presenta una peculiarit� alla quale dobbiamo fare attenzione. Servire significa, in gran parte, avere cura della fragilit�. Servire significa avere cura di coloro che sono fragili nelle nostre famiglie, nella nostra societ�, nel nostro popolo. Sono i volti sofferenti, indifesi e afflitti che Ges� propone di guardare e invita concretamente ad amare. Amore che si concretizza in azioni e decisioni. Amore che si manifesta nei differenti compiti che come cittadini siamo chiamati a svolgere. Sono persone in carne e ossa, con la loro vita, la loro storia e specialmente la loro fragilit�, che Ges� ci invita a difendere, ad assistere, a servire. Perch� essere cristiano comporta servire la dignit� dei fratelli, lottare per la dignit� dei fratelli e vivere per la dignit� dei fratelli. Per questo, il cristiano � sempre invitato a mettere da parte le sue esigenze, aspettative, i suoi desideri di onnipotenza davanti allo sguardo concreto dei pi� fragili.
C�� un �servizio� che serve gli altri; per� dobbiamo guardarci dall�altro servizio, dalla tentazione del �servizio� che �si� serve degli altri. Esiste una forma di esercizio del servizio che ha come interesse il beneficiare i �miei�, in nome del �nostro�. Questo servizio lascia sempre fuori i �tuoi�, generando una dinamica di esclusione.
Tutti siamo chiamati dalla vocazione cristiana al servizio che serve e ad aiutarci a vicenda a non cadere nelle tentazioni del �servizio che si serve�. Tutti siamo invitati, stimolati da Ges� a farci carico gli uni degli altri per amore. E questo senza guardare accanto per vedere che cosa il vicino fa o non fa. Ges� ci dice: �Se uno vuole essere il primo, sia l�ultimo di tutti e il servitore di tutti� (Mc 9,35). Costui diventa il primo. Non dice: �Se il tuo vicino desidera essere il primo, che serva�. Dobbiamo guardarci dallo sguardo che giudica e incoraggiarci a credere nello sguardo che trasforma, al quale ci invita Ges�.
Questo farci carico per amore non punta verso un atteggiamento di servilismo, ma al contrario, pone al centro la questione del fratello: il servizio guarda sempre il volto del fratello, tocca la sua carne, sente la sua prossimit� fino in alcuni casi a �soffrirla�, e cerca la promozione del fratello. Per tale ragione il servizio non � mai ideologico, dal momento che non serve idee, ma persone.
Il santo Popolo fedele di Dio che vive a Cuba � un popolo che ama la festa, l�amicizia, le cose belle. � un popolo che cammina, che canta e loda. � un popolo che ha delle ferite, come ogni popolo, ma che sa stare con le braccia aperte, che cammina con speranza, perch� la sua vocazione � di grandezza. Cos� l�hanno seminata i vostri antenati. Oggi vi invito a prendervi cura di questa vocazione, a prendervi cura di questi doni che Dio vi ha regalato, ma specialmente voglio invitarvi a prendervi cura e a servire la fragilit� dei vostri fratelli. Non trascurateli a causa di progetti che possono apparire seducenti, ma che si disinteressano del volto di chi ti sta accanto. Noi conosciamo, siamo testimoni della �forza incomparabile� della risurrezione che �produce in ogni luogo germi di questo mondo nuovo� (Esort. ap. Evangelii gaudium, 276.278).
Non dimentichiamoci della Buona Notizia di oggi: la grandezza di un popolo, di una nazione; la grandezza di una persona si basa sempre su come serve la fragilit� dei suoi fratelli. E in questo troviamo uno dei frutti di una vera umanit�.
Perch�, cari fratelli e sorelle, �chi non vive per servire, non serve per vivere�.
Omelia del Santo Padre in occasione dell�Incontro Mondiale delle Famiglie in Philadelphia � Santa Messa a La Habana - Viaggio Apostolico a Cuba, negli Stati Uniti d�America e Visita alla sede dell�ONU - 20/09/2015
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Ges� non teme le domande degli uomini; non ha paura dell�umanit�, n� dei diversi interrogativi che essa pone. Al contrario, Egli conosce i �recessi� del cuore umano, e come buon pedagogo � sempre disposto ad accompagnarci. Fedele al suo stile, fa� propri i nostri interrogativi, le nostre aspirazioni e d� loro un nuovo orizzonte. [...] Fedele al suo stile, Ges� pone sempre in atto la logica dell�amore. Una logica capace di essere vissuta da tutti, perch� � per tutti.

- Papa Francesco -
Servire significa, in gran parte, avere cura della fragilit�. Servire significa avere cura di coloro che sono fragili nelle nostre famiglie, nella nostra societ�, nel nostro popolo.

- Papa Francesco -
Sono i volti sofferenti, indifesi e afflitti che Ges� propone di guardare e invita concretamente ad amare. Amore che si concretizza in azioni e decisioni. Amore che si manifesta nei differenti compiti che come cittadini siamo chiamati a svolgere. Sono persone in carne e ossa, con la loro vita, la loro storia e specialmente la loro fragilit�, che Ges� ci invita a difendere, ad assistere, a servire.

- Papa Francesco -
Essere cristiano comporta servire la dignit� dei fratelli, lottare per la dignit� dei fratelli e vivere per la dignit� dei fratelli. Per questo, il cristiano � sempre invitato a mettere da parte le sue esigenze, aspettative, i suoi desideri di onnipotenza davanti allo sguardo concreto dei pi� fragili.

- Papa Francesco -