Citazione spirituale

Omelia in Piazza San Marco a Venezia

Ges� � la vite, noi siamo i tralci. E Dio, il Padre misericordioso e buono, come un agricoltore paziente ci lavora con premura perch� la nostra vita sia ricolma di frutti. Per questo, Ges� ci raccomanda di custodire il dono inestimabile che � il legame con Lui, da cui dipende la nostra vita e la nostra fecondit�. Egli ripete con insistenza: �Rimanete in me e io in voi. [�] Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto� (Gv 15,4). Solo chi rimane unito a Ges� porta frutto. Soffermiamoci su questo.

Ges� sta per concludere la sua missione terrena. Nell�Ultima Cena con quelli che saranno i suoi apostoli, Egli consegna loro, insieme con l�Eucaristia, alcune parole-chiave. Una di esse � proprio questa: �rimanete�, mantenete vivo il legame con me, restate uniti a me come i tralci alla vite. Usando questa immagine, Ges� riprende una metafora biblica che il popolo conosceva bene e che incontrava anche nella preghiera, come nel salmo che dice: �Dio degli eserciti, ritorna! / Guarda dal cielo e vedi / e visita questa vigna� (Sal 80,15). Israele � la vigna che il Signore ha piantato e di cui si � preso cura. E quando il popolo non porta i frutti d�amore che il Signore si attende, il profeta Isaia formula un atto di accusa utilizzando proprio la parabola di un agricoltore che ha dissodato la sua vigna, l�ha ripulita dai sassi, vi ha piantato viti pregiate aspettandosi che producesse vino buono, ma essa, invece, d� soltanto acini acerbi. E il profeta conclude: �Ebbene, la vigna del Signore degli eserciti / � la casa d�Israele; / gli abitanti di Giuda / sono la sua piantagione preferita. / Egli si aspettava giustizia / ed ecco spargimento di sangue, / attendeva rettitudine / ed ecco grida di oppressi� (Is 5,7). Ges� stesso, riprendendo Isaia, racconta la drammatica parabola dei vignaioli omicidi, mettendo in risalto il contrasto tra il lavoro paziente di Dio e il rifiuto del suo popolo (cfr Mt 21,33-44).

Dunque, la metafora della vite, mentre esprime la cura amorevole di Dio per noi, d�altra parte ci mette in guardia, perch�, se spezziamo questo legame con il Signore, non possiamo generare frutti di vita buona e noi stessi rischiamo di diventare rami secchi. � brutto, questo, diventare rami secchi, quei rami che vengono gettati via.

Fratelli e sorelle, sullo sfondo dell�immagine usata da Ges�, penso anche alla lunga storia che lega Venezia al lavoro delle vigne e alla produzione del vino, alla cura di tanti viticoltori e ai numerosi vigneti sorti nelle isole della Laguna e nei giardini tra le calli della citt�, e a quelli che impegnavano i monaci a produrre vino per le loro comunit�. Dentro questa memoria, non � difficile cogliere il messaggio della parabola della vite e dei tralci: la fede in Ges�, il legame con Lui non imprigiona la nostra libert� ma, al contrario, ci apre ad accogliere la linfa dell�amore di Dio, il quale moltiplica la nostra gioia, si prende cura di noi con la premura di un bravo vignaiolo e fa nascere germogli anche quando il terreno della nostra vita diventa arido. E tante volte il nostro cuore diventa arido.

Ma la metafora uscita dal cuore di Ges� pu� essere letta anche pensando a questa citt� costruita sulle acque, e riconosciuta per questa sua unicit� come uno dei luoghi pi� suggestivi al mondo. Venezia � un tutt�uno con le acque su cui sorge, e senza la cura e la salvaguardia di questo scenario naturale potrebbe perfino cessare di esistere. Cos� � pure la nostra vita: anche noi, immersi da sempre nelle sorgenti dell�amore di Dio, siamo stati rigenerati nel Battesimo, siamo rinati a vita nuova dall�acqua e dallo Spirito Santo e inseriti in Cristo come i tralci nella vite. In noi scorre la linfa di questo amore, senza il quale diventiamo rami secchi, che non portano frutto. Il Beato Giovanni Paolo I, quando era Patriarca di questa citt�, disse una volta che Ges� �� venuto a portare agli uomini la vita eterna [�]�. E continuava: �Quella vita sta in lui e da lui passa ai suoi discepoli, come la linfa sale dal tronco ai tralci della vite. Essa � un�acqua fresca, che egli d�, una fonte sempre zampillante� (A. Luciani, Venezia 1975-1976. Opera Omnia. Discorsi, scritti, articoli, vol. VII, Padova 2011, 158).

Fratelli e sorelle, questo � ci� che conta: rimanere nel Signore, dimorare in Lui. Pensiamo a questo, un minuto: rimanere nel Signore, dimorare in Lui. E questo verbo � rimanere � non va interpretato come qualcosa di statico, come se volesse dirci di stare fermi, parcheggiati nella passivit�; in realt�, ci invita a metterci in movimento, perch� rimanere nel Signore significa crescere; sempre rimanere nel Signore significa crescere, crescere nella relazione con Lui, dialogare con Lui, accogliere la sua Parola, seguirlo sulla strada del Regno di Dio. Perci� si tratta di metterci in cammino dietro a Lui: rimanere nel Signore e camminare, metterci in cammino dietro a Lui, lasciarci provocare dal suo Vangelo e diventare testimoni del suo amore.

Per questo Ges� dice che chi rimane in Lui porta frutto. E non si tratta di un frutto qualsiasi! Il frutto dei tralci in cui scorre la linfa � l�uva, e dall�uva proviene il vino, che � un segno messianico per eccellenza. Ges�, infatti, il Messia inviato dal Padre, porta il vino dell�amore di Dio nel cuore dell�uomo e lo riempie di gioia, lo riempie di speranza.

Cari fratelli e sorelle, questo � il frutto che siamo chiamati a portare nella nostra vita, nelle nostre relazioni, nei luoghi che frequentiamo ogni giorno, nella nostra societ�, nel nostro lavoro. Se oggi guardiamo a questa citt� di Venezia, ammiriamo la sua incantevole bellezza, ma siamo anche preoccupati per le tante problematiche che la minacciano: i cambiamenti climatici, che hanno un impatto sulle acque della Laguna e sul territorio; la fragilit� delle costruzioni, dei beni culturali, ma anche quella delle persone; la difficolt� di creare un ambiente che sia a misura d�uomo attraverso un�adeguata gestione del turismo; e inoltre tutto ci� che queste realt� rischiano di generare in termini di relazioni sociali sfilacciate, di individualismo e solitudine.

E noi cristiani, che siamo tralci uniti alla vite, vigna del Dio che ha cura dell�umanit� e ha creato il mondo come un giardino perch� noi possiamo fiorirvi e farlo fiorire, noi cristiani, come rispondiamo? Restando uniti a Cristo potremo portare i frutti del Vangelo dentro la realt� che abitiamo: frutti di giustizia e di pace, frutti di solidariet� e di cura vicendevole; scelte di attenzione per la salvaguardia del patrimonio ambientale ma anche di quello umano: non dimentichiamo il patrimonio umano, la grande umanit� nostra, quella che ha preso Dio per camminare con noi; abbiamo bisogno che le nostre comunit� cristiane, i nostri quartieri, le citt�, diventino luoghi ospitali, accoglienti, inclusivi. E Venezia, che da sempre � luogo di incontro e di scambio culturale, � chiamata ad essere segno di bellezza accessibile a tutti, a partire dagli ultimi, segno di fraternit� e di cura per la nostra casa comune. Venezia, terra che fa fratelli. Grazie.

Omelia durante la Visita Pastorale del Santo Padre Francesco a Venezia - 28/04/2024


Tutte le frasi tratte da "Omelia in Piazza San Marco a Venezia"


La metafora della vite, mentre esprime la cura amorevole di Dio per noi, d�altra parte ci mette in guardia, perch�, se spezziamo questo legame con il Signore, non possiamo generare frutti di vita buona e noi stessi rischiamo di diventare rami secchi.

- Papa Francesco -



Rimanere nel Signore e camminare, metterci in cammino dietro a Lui, lasciarci provocare dal suo Vangelo e diventare testimoni del suo amore.

- Papa Francesco -



Restando uniti a Cristo potremo portare i frutti del Vangelo dentro la realt� che abitiamo: frutti di giustizia e di pace, frutti di solidariet� e di cura vicendevole; scelte di attenzione per la salvaguardia del patrimonio ambientale ma anche di quello umano.

- Papa Francesco -