Citazione spirituale

Santa Messa a �u Guaz� di Asunci�n - Viaggio Apostolico in Ecuador, Bolivia e Paraguay

�Il Signore ci dar� la pioggia e la nostra terra dar� il suo frutto�, cos� dice il Salmo (cfr 84,13). Questo siamo invitati a celebrare, quella misteriosa comunione tra Dio e il suo Popolo, tra Dio e noi. La pioggia � segno della sua presenza nella terra lavorata dalle nostre mani. Una comunione che d� sempre frutto, d� sempre vita. Questa fiducia scaturisce dalla fede, sapere che possiamo contare sulla sua grazia, che sempre trasformer� e irrigher� la nostra terra.

Una fiducia che si impara, che si educa. Una fiducia che si va formando nel seno di una comunit�, nella vita di una famiglia. Una fiducia che diventa testimonianza nei volti di tanti che ci stimolano a seguire Ges�, ad essere discepoli di Colui che non delude mai. Il discepolo si sente invitato a fidarsi, si sente invitato da Ges� ad essergli amico, a condividere il suo destino, a condividere la sua vita. �Non vi chiamo pi� servi, vi ho chiamato amici perch� tutto ci� che ho udito dal padre mio l�ho fatto conoscere a voi� (Gv 15,15). I discepoli sono coloro che imparano a vivere nella fiducia dell�amicizia di Ges�.

E il Vangelo ci parla di questo discepolato. Ci presenta la carta d�identit� del cristiano. La sua lettera di presentazione, le sue credenziali.

Ges� chiama i suoi discepoli e li invia dando loro regole chiare, precise. Li sfida con una serie di atteggiamenti, comportamenti che devono avere. Non sono poche le volte che ci possono sembrare esagerati o assurdi; atteggiamenti che sarebbe pi� facile leggere simbolicamente o �spiritualmente�. Ma Ges� � molto chiaro. Non dice loro: �Fate in qualche modo� o �fate quello che potete�.

Ricordiamo insieme queste raccomandazioni: �Non prendete per il viaggio nient�altro che un bastone: n� pane, n� sacca, ne denaro� rimanete nella casa dove vi daranno alloggio� (cfr Mc 6,8-11). Sembrerebbe qualcosa di impossibile.

Potremmo concentrarci sulle parole �pane�, �denaro�, �borsa�, �bastone�, �sandali�, �tunica�. E sarebbe legittimo. Ma mi sembra che ci sia una parola-chiave, che potrebbe passare inosservata di fronte all�impatto di quelle che ho appena enumerato. Una parola centrale nella spiritualit� cristiana, nell�esperienza di discepolato: ospitalit�. Ges�, come buon maestro, pedagogo, li invia a vivere l�ospitalit�. Dice loro: �Rimanete dove vi accoglieranno�. Li manda ad imparare una delle caratteristiche fondamentali della comunit� credente. Potremmo dire che il cristiano � colui che ha imparato ad ospitare, che ha imparato ad accogliere.

Ges� non li invia come potenti, come proprietari, capi, o carichi di leggi e di norme; al contrario, indica loro che il cammino del cristiano � semplicemente trasformare il cuore, il proprio, e aiutare a trasformare quello degli altri. Imparare a vivere in un altro modo, con un�altra legge, sotto un�altra normativa. E� passare dalla logica dell�egoismo, della chiusura, dello scontro, della divisione, della superiorit�, alla logica della vita, della gratuit�, dell�amore. Dalla logica del dominio, dell�oppressione, della manipolazione, alla logica dell�accogliere, del ricevere e del prendersi cura.

Sono due le logiche che sono in gioco, due modi di affrontare la vita e di affrontare la missione.

Quante volte pensiamo la missione sulla base di progetti o programmi. Quante volte immaginiamo l�evangelizzazione intorno a migliaia di strategie, tattiche, manovre, trucchi, cercando di convertire le persone con le nostre argomentazioni. Oggi il Signore ce lo dice molto chiaramente: nella logica del Vangelo non si convince con le argomentazioni, le strategie, le tattiche, ma semplicemente imparando ad accogliere, a ospitare.

La Chiesa � madre dal cuore aperto che sa accogliere, ricevere, specialmente chi ha bisogno di maggiore cura, chi � in maggiore difficolt�. La Chiesa, come la voleva Ges�, � la casa dell�ospitalit�. E quanto bene possiamo fare se ci incoraggiamo ad imparare questo linguaggio dell�ospitalit�, questo linguaggio del ricevere, dell�accogliere! Quante ferite, quanta disperazione si pu� curare in una dimora dove uno possa sentirsi accolto! Per questo bisogna tenere le porte aperte, soprattutto le porte del cuore.

Ospitalit� con l�affamato, con l�assetato, con lo straniero, con il nudo, con il malato, con il prigioniero (cfr Mt 25,34-37), con il lebbroso, con il paralitico. Ospitalit� con chi non la pensa come noi, con chi non ha fede o l�ha perduta, e magari per colpa nostra. Ospitalit� con il perseguitato, con il disoccupato. Ospitalit� con le culture diverse, di cui questa terra paraguaiana � cos� ricca. Ospitalit� con il peccatore, perch� ognuno di noi pure lo �.

Tante volte ci dimentichiamo che c�� un male che precede i nostri peccati, che viene prima. C�� una radice che causa tanti ma tanti danni, che distrugge silenziosamente tante vite. C'� un male che, poco a poco, si fa un nido nel nostro cuore e �mangia� la nostra vitalit�: la solitudine. Solitudine che pu� avere molte cause, molti motivi. Quanto distrugge la vita e quanto ci fa male! Ci separa dagli altri, da Dio, dalla comunit�. Ci rinchiude in noi stessi. Perci� quello che � proprio della Chiesa, di questa madre, non � principalmente gestire cose, progetti, ma imparare a vivere la fraternit� con gli altri. � la fraternit� accogliente la migliore testimonianza che Dio � Padre, perch� �da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri� (Gv 13,35).

In questo modo Ges�, ci apre ad una nuova logica. Un orizzonte pieno di vita, di bellezza, di verit�, di pienezza.

Dio non chiude mai gli orizzonti, Dio non � mai passivo di fronte alla vita, non � mai passivo di fronte alla sofferenza dei suoi figli. Dio non si lascia mai vincere in generosit�. Per questo ci manda il suo Figlio, lo dona, lo consegna, lo condivide; affinch� impariamo il cammino della fraternit�, il cammino del dono. � definitivamente un nuovo orizzonte, � una nuova parola per tante situazioni di esclusione, di disgregazione, di chiusura, di isolamento. � una Parola che rompe il silenzio della solitudine.

E quando siamo stanchi o ci diventa pesante il compito di evangelizzare, � bene ricordare che la vita che Ges� ci offre risponde alle necessit� pi� profonde delle persone, perch� tutti siamo stati creati per l�amicizia con Ges� e per l�amore fraterno (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 265).

Una cosa � certa: non possiamo obbligare nessuno a riceverci, ad ospitarci; � certo ed � parte della nostra povert� e della nostra libert�. Ma � altrettanto certo che nessuno pu� obbligarci a non essere accoglienti, ospitali verso la vita del nostro popolo. Nessuno pu� chiederci di non accogliere e abbracciare la vita dei nostri fratelli, soprattutto la vita di quelli che hanno perso la speranza e il gusto di vivere. Com�� bello immaginare le nostre parrocchie, comunit�, cappelle, dove ci sono i cristiani, non con le porte chiuse, ma come veri centri di incontro tra noi e Dio. Come luoghi di ospitalit� e di accoglienza.

La Chiesa � madre, come Maria. In lei abbiamo un modello. Accogliere, come Maria, che non ha dominato n� si � impadronita della Parola di Dio, ma, al contrario, l�ha ospitata, l�ha portata in grembo e l�ha donata.

Accogliere come la terra che non domina il seme, ma lo riceve, lo nutre e lo fa germogliare.

Cos� vogliamo essere noi cristiani, cos� vogliamo vivere la fede in questo suolo paraguaiano, come Maria, accogliendo la vita di Dio nei nostri fratelli con fiducia, con la certezza che �il Signore ci dar� la pioggia e la nostra terra dar� il suo frutto�. Cos� sia.

Omelia del Santo Padre durante la Santa Messa a �u Guaz� di Asunci�n - Viaggio Apostolico in Ecuador, Bolivia e Paraguay - 12/07/2015


Tutte le frasi tratte da "Santa Messa a �u Guaz� di Asunci�n - Viaggio Apostolico in Ecuador, Bolivia e Paraguay"


Quando siamo stanchi o ci diventa pesante il compito di evangelizzare, � bene ricordare che la vita che Ges� ci offre risponde alle necessit� pi� profonde delle persone, perch� tutti siamo stati creati per l�amicizia con Ges� e per l�amore fraterno.

- Papa Francesco -



La Chiesa � madre dal cuore aperto che sa accogliere, ricevere, specialmente chi ha bisogno di maggiore cura, chi � in maggiore difficolt�. La Chiesa, come la voleva Ges�, � la casa dell�ospitalit�. E quanto bene possiamo fare se ci incoraggiamo ad imparare questo linguaggio dell�ospitalit�, questo linguaggio del ricevere, dell�accogliere! Quante ferite, quanta disperazione si pu� curare in una dimora dove uno possa sentirsi accolto! Per questo bisogna tenere le porte aperte, soprattutto le porte del cuore.

- Papa Francesco -