Citazione spirituale

Santa Messa in occasione della Prima Giornata Mondiale dei Poveri

Abbiamo la gioia di spezzare il pane della Parola, e tra poco di spezzare e ricevere il Pane eucaristico, nutrimenti per il cammino della vita. Ne abbiamo bisogno tutti, nessuno escluso, perch� tutti siamo mendicanti dell�essenziale, dell�amore di Dio, che ci d� il senso della vita e una vita senza fine. Perci� anche oggi tendiamo la mano a Lui per ricevere i suoi doni.

Proprio di doni parla la parabola del Vangelo. Ci dice che noi siamo destinatari dei talenti di Dio, �secondo le capacit� di ciascuno� (Mt 25,15). Prima di tutto riconosciamo questo: abbiamo dei talenti, siamo �talentuosi� agli occhi di Dio. Perci� nessuno pu� ritenersi inutile, nessuno pu� dirsi cos� povero da non poter donare qualcosa agli altri. Siamo eletti e benedetti da Dio, che desidera colmarci dei suoi doni, pi� di quanto un pap� e una mamma desiderino dare ai loro figli. E Dio, ai cui occhi nessun figlio pu� essere scartato, affida a ciascuno una missione.

Infatti, da Padre amorevole ed esigente qual �, ci responsabilizza. Vediamo che, nella parabola, a ogni servo vengono dati dei talenti da moltiplicare. Ma, mentre i primi due realizzano la missione, il terzo servo non fa fruttare i talenti; restituisce solo quello che aveva ricevuto: �Ho avuto paura � dice � e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ci� che � tuo� (v. 25). Questo servo riceve in cambio parole dure: �malvagio e pigro� (v. 26). Che cosa non � piaciuto al Signore di lui? In una parola, forse andata un po� in disuso eppure molto attuale, direi: l�omissione. Il suo male � stato quello di non fare il bene. Anche noi spesso siamo dell�idea di non aver fatto nulla di male e per questo ci accontentiamo, presumendo di essere buoni e giusti. Cos�, per�, rischiamo di comportarci come il servo malvagio: anche lui non ha fatto nulla di male, non ha rovinato il talento, anzi l�ha ben conservato sotto terra. Ma non fare nulla di male non basta. Perch� Dio non � un controllore in cerca di biglietti non timbrati, � un Padre alla ricerca di figli, cui affidare i suoi beni e i suoi progetti (cfr v. 14). Ed � triste quando il Padre dell�amore non riceve una risposta generosa di amore dai figli, che si limitano a rispettare le regole, ad adempiere i comandamenti, come salariati nella casa del Padre (cfr Lc 15,17).

Il servo malvagio, nonostante il talento ricevuto dal Signore, che ama condividere e moltiplicare i doni, l�ha custodito gelosamente, si � accontentato di preservarlo. Ma non � fedele a Dio chi si preoccupa solo di conservare, di mantenere i tesori del passato. Invece, dice la parabola, colui che aggiunge talenti nuovi � veramente �fedele� (vv. 21.23), perch� ha la stessa mentalit� di Dio e non sta immobile: rischia per amore, mette in gioco la vita per gli altri, non accetta di lasciare tutto com��. Solo una cosa tralascia: il proprio utile. Questa � l�unica omissione giusta.

L�omissione � anche il grande peccato nei confronti dei poveri. Qui assume un nome preciso: indifferenza. � dire: �Non mi riguarda, non � affar mio, � colpa della societ��. � girarsi dall�altra parte quando il fratello � nel bisogno, � cambiare canale appena una questione seria ci infastidisce, � anche sdegnarsi di fronte al male senza far nulla. Dio, per�, non ci chieder� se avremo avuto giusto sdegno, ma se avremo fatto del bene.

Come, concretamente, possiamo allora piacere a Dio? Quando si vuole far piacere a una persona cara, ad esempio facendole un regalo, bisogna prima conoscerne i gusti, per evitare che il dono sia pi� gradito a chi lo fa che a chi lo riceve. Quando vogliamo offrire qualcosa al Signore, troviamo i suoi gusti nel Vangelo. Subito dopo il brano che abbiamo ascoltato oggi, Egli dice: �Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli pi� piccoli, l�avete fatto a me� (Mt 25,40). Questi fratelli pi� piccoli, da Lui prediletti, sono l�affamato e l�ammalato, il forestiero e il carcerato, il povero e l�abbandonato, il sofferente senza aiuto e il bisognoso scartato. Sui loro volti possiamo immaginare impresso il suo volto; sulle loro labbra, anche se chiuse dal dolore, le sue parole: �Questo � il mio corpo� (Mt 26,26). Nel povero Ges� bussa al nostro cuore e, assetato, ci domanda amore. Quando vinciamo l�indifferenza e nel nome di Ges� ci spendiamo per i suoi fratelli pi� piccoli, siamo suoi amici buoni e fedeli, con cui Egli ama intrattenersi. Dio lo apprezza tanto, apprezza l�atteggiamento che abbiamo ascoltato nella prima Lettura, quello della �donna forte� che �apre le sue palme al misero, stende la mano al povero� (Pr 31,10.20). Questa � la vera fortezza: non pugni chiusi e braccia conserte, ma mani operose e tese verso i poveri, verso la carne ferita del Signore.

L�, nei poveri, si manifesta la presenza di Ges�, che da ricco si � fatto povero (cfr 2 Cor 8,9). Per questo in loro, nella loro debolezza, c�� una �forza salvifica�. E se agli occhi del mondo hanno poco valore, sono loro che ci aprono la via al cielo, sono il nostro �passaporto per il paradiso�. Per noi � dovere evangelico prenderci cura di loro, che sono la nostra vera ricchezza, e farlo non solo dando pane, ma anche spezzando con loro il pane della Parola, di cui essi sono i pi� naturali destinatari. Amare il povero significa lottare contro tutte le povert�, spirituali e materiali.

E ci far� bene: accostare chi � pi� povero di noi toccher� la nostra vita. Ci ricorder� quel che veramente conta: amare Dio e il prossimo. Solo questo dura per sempre, tutto il resto passa; perci� quel che investiamo in amore rimane, il resto svanisce. Oggi possiamo chiederci: �Che cosa conta per me nella vita, dove investo?� Nella ricchezza che passa, di cui il mondo non � mai sazio, o nella ricchezza di Dio, che d� la vita eterna? Questa scelta � davanti a noi: vivere per avere in terra oppure dare per guadagnare il cielo. Perch� per il cielo non vale ci� che si ha, ma ci� che si d�, e �chi accumula tesori per s� non si arricchisce presso Dio� (Lc 12,21). Non cerchiamo allora il superfluo per noi, ma il bene per gli altri, e nulla di prezioso ci mancher�. Il Signore, che ha compassione delle nostre povert� e ci riveste dei suoi talenti, ci doni la sapienza di cercare ci� che conta e il coraggio di amare, non a parole ma coi fatti.

Omelia del Santo Padre durante la Santa Messa in occasione della Prima Giornata Mondiale dei Poveri - 19/11/2017


Tutte le frasi tratte da "Santa Messa in occasione della Prima Giornata Mondiale dei Poveri"


Amare il povero significa lottare contro tutte le povert�, spirituali e materiali.

- Papa Francesco -



Nel povero Ges� bussa al nostro cuore e, assetato, ci domanda amore. Quando vinciamo l�indifferenza e nel nome di Ges� ci spendiamo per i suoi fratelli pi� piccoli, siamo suoi amici buoni e fedeli, con cui Egli ama intrattenersi.

- Papa Francesco -



Per noi � dovere evangelico prenderci cura dei poveri, che sono la nostra vera ricchezza, e farlo non solo dando pane, ma anche spezzando con loro il pane della Parola, di cui essi sono i pi� naturali destinatari.

- Papa Francesco -



Tutti siamo mendicanti dell�essenziale, dell�amore di Dio, che ci d� il senso della vita e una vita senza fine.

- Papa Francesco -