Santa Messa in occasione della II Giornata Mondiale dei Poveri
Guardiamo a tre azioni che Ges� compie nel Vangelo.
La prima. In pieno giorno, lascia: lascia la folla nel momento del successo, quand�era acclamato per aver moltiplicato i pani. E mentre i discepoli volevano godersi la gloria, subito li costringe ad andarsene e congeda la folla (cfr Mt 14,22-23). Cercato dalla gente, se ne va da solo; quando tutto era �in discesa�, sale sul monte a pregare. Poi, nel cuore della notte, scende dal monte e raggiunge i suoi camminando sulle acque agitate dal vento. In tutto Ges� va controcorrente: prima lascia il successo, poi la tranquillit�. Ci insegna il coraggio di lasciare: lasciare il successo che gonfia il cuore e la tranquillit� che addormenta l�anima.
Per andare dove? Verso Dio, pregando, e verso chi ha bisogno, amando. Sono i veri tesori della vita: Dio e il prossimo. Salire verso Dio e scendere verso i fratelli, ecco la rotta indicata da Ges�. Egli ci distoglie dal pascerci indisturbati nelle comode pianure della vita, dal vivacchiare oziosamente tra le piccole soddisfazioni quotidiane. I discepoli di Ges� non sono fatti per la prevedibile tranquillit� di una vita normale. Come il Signore Ges� vivono il loro cammino, leggeri, pronti a lasciare le glorie del momento, attenti a non attaccarsi ai beni che passano. Il cristiano sa che la sua patria � altrove, sa di essere gi� ora � come ricorda l�Apostolo Paolo nella seconda Lettura � �concittadino dei santi e familiare di Dio� (cfr Ef 2,19). � un viandante agile dell�esistenza. Noi non viviamo per accumulare, la nostra gloria sta nel lasciare quel che passa per trattenere ci� che resta. Chiediamo a Dio di assomigliare alla Chiesa descritta nella prima Lettura: sempre in movimento, esperta nel lasciare e fedele nel servire (cfr At 28,11-14). Destaci, Signore, dalla calma oziosa, dalla quieta bonaccia dei nostri porti sicuri. Slegaci dagli ormeggi dell�autoreferenzialit� che zavorra la vita, liberaci dalla ricerca dei nostri successi. Insegnaci Signore a saper lasciare per impostare la rotta della vita sulla tua: verso Dio e verso il prossimo.
La seconda azione: in piena notte Ges� rincuora. Va dai suoi, immersi nel buio, camminando �sul mare� (v. 25). In realt� si trattava di un lago, ma il mare, con la profondit� delle sue oscurit� sotterranee, evocava a quel tempo le forze del male. Ges�, in altre parole, va incontro ai suoi calpestando i nemici maligni dell�uomo. Ecco il significato di questo segno: non una manifestazione celebrativa di potenza, ma la rivelazione per noi della rassicurante certezza che Ges�, solo Lui, Ges�, vince i nostri grandi nemici: il diavolo, il peccato, la morte, la paura, la mondanit�. Anche a noi oggi dice: �Coraggio, sono io, non abbiate paura� (v. 27).
La barca della nostra vita � spesso sballottata dalle onde e scossa dai venti, e quando le acque sono calme presto tornano ad agitarsi. Allora ce la prendiamo con le tempeste del momento, che sembrano i nostri unici problemi. Ma il problema non � la tempesta del momento, � in che modo navigare nella vita. Il segreto del navigare bene � invitare Ges� a bordo. Il timone della vita va dato a Lui, perch� sia Lui a gestire la rotta. Solo Lui infatti d� vita nella morte e speranza nel dolore; solo Lui guarisce il cuore col perdono e libera dalla paura con la fiducia. Invitiamo oggi Ges� nella barca della vita. Come i discepoli sperimenteremo che con Lui a bordo i venti si calmano (cfr v. 32) e non si fa mai naufragio. Con Lui a bordo non si fa mai naufragio! Ed � solo con Ges� che diventiamo capaci anche noi di rincuorare. C�� grande bisogno di gente che sappia consolare, ma non con parole vuote, bens� con parole di vita, con gesti di vita. Nel nome di Ges� si dona vera consolazione. Non gli incoraggiamenti formali e scontati, ma la presenza di Ges� ristora. Rincuoraci, Signore: consolati da te, saremo veri consolatori per gli altri.
E terza azione di Ges�: nel mezzo della tempesta, tende la mano (cfr v. 31). Afferra Pietro che, impaurito, dubitava e, affondando, gridava: �Signore, salvami!� (v. 30). Possiamo metterci nei panni di Pietro: siamo gente di poca fede e siamo qui a mendicare la salvezza. Siamo poveri di vita vera e ci serve la mano tesa del Signore, che ci tiri fuori dal male. Questo � l�inizio della fede: svuotarsi dell�orgogliosa convinzione di crederci a posto, capaci, autonomi, e riconoscerci bisognosi di salvezza. La fede cresce in questo clima, un clima a cui ci si adatta stando insieme a quanti non si pongono sul piedistallo, ma hanno bisogno e chiedono aiuto. Per questo vivere la fede a contatto coi bisognosi � importante per tutti noi. Non � un�opzione sociologica, non � la moda di un pontificato, � un�esigenza teologica. � riconoscersi mendicanti di salvezza, fratelli e sorelle di tutti, ma specialmente dei poveri, prediletti dal Signore. Cos� attingiamo lo spirito del Vangelo: �lo spirito di povert� e d�amore � dice il Concilio � � infatti la gloria e il segno della Chiesa di Cristo� (Cost. Gaudium et spes, 88).
Ges� ha ascoltato il grido di Pietro. Chiediamo la grazia di ascoltare il grido di chi vive in acque burrascose. Il grido dei poveri: � il grido strozzato di bambini che non possono venire alla luce, di piccoli che patiscono la fame, di ragazzi abituati al fragore delle bombe anzich� agli allegri schiamazzi dei giochi. � il grido di anziani scartati e lasciati soli. � il grido di chi si trova ad affrontare le tempeste della vita senza una presenza amica. � il grido di chi deve fuggire, lasciando la casa e la terra senza la certezza di un approdo. � il grido di intere popolazioni, private pure delle ingenti risorse naturali di cui dispongono. � il grido dei tanti Lazzaro che piangono, mentre pochi epuloni banchettano con quanto per giustizia spetta a tutti. L�ingiustizia � la radice perversa della povert�. Il grido dei poveri diventa ogni giorno pi� forte, ma ogni giorno meno ascoltato. Ogni giorno � pi� forte quel grido, ma ogni giorno � meno ascoltato, sovrastato dal frastuono di pochi ricchi, che sono sempre di meno e sempre pi� ricchi.
Davanti alla dignit� umana calpestata spesso si rimane a braccia conserte oppure si aprono le braccia, impotenti di fronte all�oscura forza del male. Ma il cristiano non pu� stare a braccia conserte, indifferente, o a braccia aperte, fatalista, no. Il credente tende la mano, come fa Ges� con lui. Presso Dio il grido dei poveri trova ascolto. Domando: e in noi? Abbiamo occhi per vedere, orecchie per sentire, mani tese per aiutare, oppure ripetiamo quel �torna domani�? �Cristo stesso, nella persona dei poveri reclama come a voce alta la carit� dei suoi discepoli� (ibid.). Ci chiede di riconoscerlo in chi ha fame e sete, � forestiero e spogliato di dignit�, malato e carcerato (cfr Mt 25,35-36).
Il Signore tende la mano: � un gesto gratuito, non dovuto. � cos� che si fa. Non siamo chiamati a fare del bene solo a chi ci vuole bene. Ricambiare � normale, ma Ges� chiede di andare oltre (cfr Mt 5,46): di dare a chi non ha da restituire, cio� di amare gratuitamente (cfr Lc 6,32-36). Guardiamo alle nostre giornate: tra le molte cose, facciamo qualcosa di gratuito, qualcosa per chi non ha da contraccambiare? Quella sar� la nostra mano tesa, la nostra vera ricchezza in cielo.
Tendi la mano a noi, Signore, e afferraci. Aiutaci ad amare come ami tu. Insegnaci a lasciare ci� che passa, a rincuorare chi abbiamo accanto, a donare gratuitamente a chi � nel bisogno. Amen.
Omelia del Santo Padre durante la Santa Messa in occasione della II Giornata Mondiale dei Poveri - 18/11/2018
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La barca della nostra vita � spesso sballottata dalle onde e scossa dai venti, e quando le acque sono calme presto tornano ad agitarsi. Allora ce la prendiamo con le tempeste del momento, che sembrano i nostri unici problemi. Ma il problema non � la tempesta del momento, � in che modo navigare nella vita.

- Papa Francesco -
Il cristiano sa che la sua patria � altrove, sa di essere gi� ora � come ricorda l�Apostolo Paolo nella seconda Lettura � �concittadino dei santi e familiare di Dio�. � un viandante agile dell�esistenza.

- Papa Francesco -
Il segreto del navigare bene � invitare Ges� a bordo. Il timone della vita va dato a Lui, perch� sia Lui a gestire la rotta. Solo Lui infatti d� vita nella morte e speranza nel dolore; solo Lui guarisce il cuore col perdono e libera dalla paura con la fiducia.

- Papa Francesco -
Salire verso Dio e scendere verso i fratelli, ecco la rotta indicata da Ges�. Egli ci distoglie dal pascerci indisturbati nelle comode pianure della vita, dal vivacchiare oziosamente tra le piccole soddisfazioni quotidiane.

- Papa Francesco -
In tutto Ges� va controcorrente: prima lascia il successo, poi la tranquillit�. Ci insegna il coraggio di lasciare: lasciare il successo che gonfia il cuore e la tranquillit� che addormenta l�anima.

- Papa Francesco -
Vivere la fede a contatto coi bisognosi � importante per tutti noi. Non � un�opzione sociologica, non � la moda di un pontificato, � un�esigenza teologica. � riconoscersi mendicanti di salvezza, fratelli e sorelle di tutti, ma specialmente dei poveri, prediletti dal Signore.

- Papa Francesco -
Davanti alla dignit� umana calpestata spesso si rimane a braccia conserte oppure si aprono le braccia, impotenti di fronte all�oscura forza del male. Ma il cristiano non pu� stare a braccia conserte, indifferente, o a braccia aperte, fatalista, no. Il credente tende la mano, come fa Ges� con lui.

- Papa Francesco -