Santa Messa nel 50� anniversario della prima Messa in italiano celebrata dal Beato Paolo VI
In occasione della festa della Pasqua ebraica, Ges� si reca a Gerusalemme. Giunto al tempio, non trova gente che cerca Dio, ma gente che fa i propri affari: i mercanti di bestiame per l�offerta dei sacrifici; i cambiamonete, i quali scambiano denaro "impuro" recante l�immagine dell�imperatore con monete approvate dall�autorit� religiosa per pagare la tassa annuale del tempio. Che cosa troviamo noi quando ci rechiamo, quando noi andiamo ai nostri templi? Lascio la domanda. L�indegno commercio, fonte di lauti guadagni, provoca l�energica reazione di Ges�. Egli rovescia i banchi e butta a terra il denaro, allontana i mercanti dicendo loro: �Non fate della casa del Padre mio un mercato!� (Gv 2,16).
Questa espressione non si riferisce soltanto ai traffici che si praticavano nei cortili del tempio. Riguarda piuttosto un tipo di religiosit�. Il gesto di Ges� � un gesto di "pulizia", di purificazione, e l�atteggiamento che Lui sconfessa lo si pu� ricavare dai testi profetici, secondo i quali Dio non gradisce un culto esteriore fatto di sacrifici materiali e basato sull�interesse personale (cfr Is 1,11-17; Ger 7,2-11). Questo gesto � il richiamo al culto autentico, alla corrispondenza tra liturgia e vita; un richiamo che vale per ogni epoca e anche oggi per noi. Quella corrispondenza tra liturgia e vita. La liturgia non � una cosa strana, l�, lontana, e mentre si celebra io penso a tante cose, o prego il rosario. No, no. C�� una corrispondenza, tra la celebrazione liturgica che poi io porto nella mia vita; e su questo si deve andare ancora pi� avanti, si deve fare ancora tanto cammino.
La Costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium definisce la liturgia come �la prima e indispensabile fonte alla quale i fedeli possono attingere il vero spirito cristiano� (n. 14). Ci� significa riaffermare il legame essenziale che unisce la vita del discepolo di Ges� e il culto liturgico. Esso non � anzitutto una dottrina da comprendere, o un rito da compiere; � naturalmente anche questo ma in un�altra maniera, � essenzialmente diverso: � una sorgente di vita e di luce per il nostro cammino di fede.
Pertanto, la Chiesa ci chiama ad avere e promuovere una vita liturgica autentica, affinch� vi possa essere sintonia tra ci� che la liturgia celebra e ci� che noi viviamo nella nostra esistenza. Si tratta di esprimere nella vita quanto abbiamo ricevuto mediante la fede e quanto qui abbiamo celebrato (cfr Sacrosanctum Concilium, 10).
Il discepolo di Ges� non va in chiesa solo per osservare un precetto, per sentirsi a posto con un Dio che poi non deve "disturbare" troppo. "Ma io, Signore, vado tutte le domeniche, compio�, tu non immischiarti nella mia vita, non disturbarmi". Questo � l�atteggiamento di tanti cattolici, tanti. Il discepolo di Ges� va in chiesa per incontrare il Signore e trovare nella sua grazia, operante nei Sacramenti, la forza di pensare e agire secondo il Vangelo. Per cui non possiamo illuderci di entrare nella casa del Signore e "ricoprire", con preghiere e pratiche di devozione, comportamenti contrari alle esigenze della giustizia, dell�onest� o della carit� verso il prossimo. Non possiamo sostituire con "omaggi religiosi" quello che � dovuto al prossimo, rimandando una vera conversione. Il culto, le celebrazioni liturgiche, sono l�ambito privilegiato per ascoltare la voce del Signore, che guida sulla strada della rettitudine e della perfezione cristiana.
Si tratta di compiere un itinerario di conversione e di penitenza, per togliere dalla nostra vita le scorie del peccato, come ha fatto Ges�, pulendo il tempio da meschini interessi. E la Quaresima � il tempo favorevole a tutto questo, � il tempo del rinnovamento interiore, della remissione dei peccati, il tempo in cui siamo chiamati a riscoprire il Sacramento della Penitenza e della Riconciliazione, che ci fa passare dalle tenebre del peccato alla luce della grazia e dell�amicizia con Ges�. Non bisogna dimenticare la grande forza che questo Sacramento ha per la vita cristiana: esso ci fa crescere nell�unione con Dio, ci fa riacquistare la gioia perduta e sperimentare la consolazione di sentirci personalmente accolti dall�abbraccio misericordioso di Dio.
Cari fratelli e sorelle, questo tempio � stato costruito grazie allo zelo apostolico di san Luigi Orione. Proprio qui, cinquant�anni fa, il beato Paolo VI inaugur�, in un certo senso, la riforma liturgica con la celebrazione della Messa nella lingua parlata dalla gente. Vi auguro che questa circostanza ravvivi in tutti voi l�amore per la casa di Dio. In essa voi trovate un grande aiuto spirituale. Qui potete sperimentare, ogni volta che lo volete, la potenza rigeneratrice della preghiera personale e della preghiera comunitaria. L�ascolto della Parola di Dio, proclamata nell�assemblea liturgica, vi sostiene nel cammino della vostra vita cristiana. Vi incontrate tra queste mura non come estranei, ma come fratelli, capaci di darsi volentieri la mano, perch� accomunati dall�amore per Cristo, fondamento della speranza e dell�impegno di ogni credente.
A Lui, Ges� Cristo, Pietra angolare, ci stringiamo fiduciosi in questa Santa Messa, rinnovando il proposito di impegnarci per la purificazione e la pulizia interiore della Chiesa edificio spirituale, di cui ognuno di noi � parte viva in forza del Battesimo. Cos� sia.
Omelia del Santo Padre durante la Santa Messa nella Parrocchia romana di Ognissanti nel 50� anniversario della prima Messa in italiano celebrata dal Beato Paolo VI - 7/03/2015
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La Quaresima � il tempo del rinnovamento interiore, della remissione dei peccati, il tempo in cui siamo chiamati a riscoprire il Sacramento della Penitenza e della Riconciliazione, che ci fa passare dalle tenebre del peccato alla luce della grazia e dell�amicizia con Ges�. Non bisogna dimenticare la grande forza che questo Sacramento ha per la vita cristiana: esso ci fa crescere nell'unione con Dio, ci fa riacquistare la gioia perduta e sperimentare la consolazione di sentirci personalmente accolti dall�abbraccio misericordioso di Dio.

- Papa Francesco -
Il discepolo di Ges� non va in chiesa solo per osservare un precetto, per sentirsi a posto con un Dio che poi non deve "disturbare" troppo. [...] Il discepolo di Ges� va in chiesa per incontrare il Signore e trovare nella sua grazia, operante nei Sacramenti, la forza di pensare e agire secondo il Vangelo.

- Papa Francesco -