Citazione spirituale

Santa Messa nell�Aerodromo di Maquehue a Temuco - Viaggio Apostolico in Cile e Per�

�Mari, Mari� (buongiorno)
�K�me t�nng�n ta niem�n� �La pace sia con voi� (Lc 24,36).

Ringrazio Dio per avermi permesso di visitare questa bella parte del nostro continente, l�Araucan�a: terra benedetta dal Creatore con la fertilit� dei suoi immensi campi verdi, foreste colme di imponenti araucarie � il quinto elogio fatto da Gabriela Mistral a questa terra cilena �,[1] i suoi maestosi vulcani innevati, i suoi laghi e fiumi pieni di vita. Questo paesaggio ci eleva a Dio ed � facile vedere la sua mano in ogni creatura. Molte generazioni di uomini e donne hanno amato e amano questo suolo con gelosa gratitudine. E voglio soffermarmi e salutare in modo speciale i membri del popolo Mapuche, cos� come gli altri popoli indigeni che vivono in queste terre australi: Rapanui (Isola di Pasqua), Aymara, Quechua e Atacama, e molti altri.

Questa terra, se la guardiamo con occhi di turisti, ci lascer� estasiati, per� dopo continueremo la nostra strada come prima, ricordandoci dei bei paesaggi che abbiamo visto; se invece ci avviciniamo al suolo, lo sentiremo cantare: �Arauco ha un dolore che non posso tacere, sono ingiustizie di secoli che tutti vedono commettere�.[2]

In questo contesto di ringraziamento per questa terra e per la sua gente, ma anche di sofferenza e di dolore, celebriamo l�Eucaristia. E lo facciamo in questo aerodromo di Maqueue, nel quale si sono verificate gravi violazioni di diritti umani. Offriamo questa celebrazione per tutti coloro che hanno sofferto e sono morti e per quelli che, ogni giorno, portano sulle spalle il peso di tante ingiustizie. E ricordando queste cose, rimaniamo un istante in silenzio, pensando a tanto dolore e a tanta ingiustizia. Il sacrificio di Ges� sulla croce � carico di tutto il peccato e il dolore dei nostri popoli, un dolore da riscattare.

Nel Vangelo che abbiamo ascoltato, Ges� prega il Padre che �tutti siano una cosa sola� (Gv 17,21). In un�ora cruciale della sua vita si ferma a chiedere l�unit�. Il suo cuore sa che una delle peggiori minacce che colpisce e colpir� il suo popolo e tutta l�umanit� sar� la divisione e lo scontro, la sopraffazione degli uni sugli altri. Quante lacrime versate! Oggi vogliamo fare nostra questa preghiera di Ges�, vogliamo entrare con Lui in questo orto di dolore, anche con i nostri dolori, per chiedere al Padre con Ges�: che anche noi siamo una cosa sola. Non permettere che ci vinca lo scontro o la divisione.

Questa unit�, implorata da Ges�, � un dono che va chiesto con insistenza per il bene della nostra terra e dei suoi figli. E bisogna stare attenti a possibili tentazioni che possono apparire e �inquinare dalla radice� questo dono che Dio ci vuole fare e con cui ci invita ad essere autentici protagonisti della storia. Quali sono queste tentazioni? Una � quella dei falsi sinonimi.

1. I falsi sinonimi
Una delle principali tentazioni da affrontare � quella di confondere unit� con uniformit�. Ges� non chiede a suo Padre che tutti siano uguali, identici; perch� l�unit� non nasce n� nascer� dal neutralizzare o mettere a tacere le differenze. L�unit� non � un simulacro n� di integrazione forzata n� di emarginazione armonizzatrice. La ricchezza di una terra nasce proprio dal fatto che ogni componente sappia condividere la propria sapienza con le altre. Non � e non sar� un�uniformit� asfissiante che nasce normalmente dal predominio e dalla forza del pi� forte, e nemmeno una separazione che non riconosca la bont� degli altri. L�unit� domandata e offerta da Ges� riconosce ci� che ogni popolo, ogni cultura � invitata ad apportare a questa terra benedetta. L�unit� � una diversit� riconciliata perch� non tollera che in suo nome si legittimino le ingiustizie personali o comunitarie. Abbiamo bisogno della ricchezza che ogni popolo pu� offrire, e dobbiamo lasciare da parte la logica di credere che ci siano culture superiori e culture inferiori. Un bel chamal (manto) richiede tessitori che conoscano l�arte di armonizzare i diversi materiali e colori; che sappiano dare tempo ad ogni cosa e ad ogni fase. Potr� essere imitato in modo industriale, ma tutti riconosceremo che � un indumento confezionato sinteticamente. L�arte dell�unit� esige e richiede autentici artigiani che sappiano armonizzare le differenze nei �laboratori� dei villaggi, delle strade, delle piazze e dei vari paesaggi. Non � un�arte da scrivania l�unit�, n� fatta solo di documenti, � un�arte dell�ascolto e del riconoscimento. In questo � radicata la sua bellezza e anche la sua resistenza al passare del tempo e delle intemperie che dovr� affrontare.

L�unit� di cui i nostri popoli hanno bisogno richiede che ci ascoltiamo, ma soprattutto che ci riconosciamo, il che non significa solo �ricevere informazioni sugli altri [...] ma raccogliere quello che lo Spirito ha seminato in loro come un dono anche per noi�.[3] Questo ci introduce sulla via della solidariet� come modo di tessere l�unit�, come modo di costruire la storia; quella solidariet� che ci porta a dire: abbiamo bisogno gli uni degli altri nelle nostre differenze affinch� questa terra continui a essere bella. � l�unica arma che abbiamo contro la �deforestazione� della speranza. Ecco perch� chiediamo: Signore, rendici artigiani di unit�.

Un�altra tentazione pu� venire dalla considerazione di quali sono le armi dell�unit�.

2. Le armi dell�unit�
L�unit�, se vuole essere costruita a partire dal riconoscimento e dalla solidariet�, non pu� accettare qualsiasi mezzo per questo scopo. Ci sono due forme di violenza che pi� che far avanzare i processi di unit� e riconciliazione finiscono per minacciarli. In primo luogo, dobbiamo essere attenti all�elaborazione di accordi �belli� che non giungono mai a concretizzarsi. Belle parole, progetti conclusi s� � e necessari � ma che, se non diventando concreti, finiscono per �cancellare con il gomito quello che si � scritto con la mano�. Anche questa � violenza. Perch�? Perch� frustra la speranza.

In secondo luogo, � imprescindibile sostenere che una cultura del mutuo riconoscimento non si pu� costruire sulla base della violenza e della distruzione che alla fine chiedono il prezzo di vite umane. Non si pu� chiedere il riconoscimento annientando l�altro, perch� questo produce come unico risultato maggiore violenza e divisione. La violenza chiama violenza, la distruzione aumenta la frattura e la separazione. La violenza finisce per rendere falsa la causa pi� giusta. Per questo diciamo �no alla violenza che distrugge�, in nessuna delle sue due forme.

Questi atteggiamenti sono come lava di vulcano che tutto distrugge, tutto brucia, lasciando dietro di s� solo sterilit� e desolazione. Cerchiamo, invece, e non stanchiamoci di cercare il dialogo per l�unit�. Per questo diciamo con forza: Signore, rendici artigiani della tua unit�.

Tutti noi che, in una certa misura, siamo gente tratta dalla terra (Gen 2,7), siamo chiamati al buon vivere (K�me Mongen), come ci ricorda la saggezza ancestrale del popolo Mapuche. Quanta strada da percorrere, quanta strada per imparare! K�me Mongen: un anelito profondo che scaturisce non solo dai nostri cuori, ma risuona come un grido, come un canto in tutto il creato. Perci�, fratelli, per i figli di questa terra, per i figli dei loro figli, diciamo con Ges� al Padre: che anche noi siamo una cosa sola: Signore, rendici artigiani di unit�.

Omelia del Santo Padre durante la Santa Messa nell�Aerodromo di Maquehue a Temuco - Viaggio Apostolico in Cile e Per� - 17/01/2018


Tutte le frasi tratte da "Santa Messa nell�Aerodromo di Maquehue a Temuco - Viaggio Apostolico in Cile e Per�"


L�unit� non � un simulacro n� di integrazione forzata n� di emarginazione armonizzatrice. La ricchezza di una terra nasce proprio dal fatto che ogni componente sappia condividere la propria sapienza con le altre.

- Papa Francesco -