Santa Messa per l'apertura della XIV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi
�Se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l�amore di lui � perfetto in noi� (1 Gv 4,12).
Le Letture bibliche di questa domenica sembrano scelte appositamente per l�evento di grazia che la Chiesa sta vivendo, ossia L�Assemblea Ordinaria del Sinodo dei Vescovi sul tema della famiglia che con questa celebrazione eucaristica viene inaugurata.
Esse sono incentrate su tre argomenti: il dramma della solitudine, l�amore tra uomo-donna e la famiglia.
La solitudine
Adamo, come leggiamo nella prima Lettura, viveva nel Paradiso, imponeva i nomi alle altre creature esercitando un dominio che dimostra la sua indiscutibile e incomparabile superiorit�, ma nonostante ci� si sentiva solo, perch� �non trov� un aiuto che gli corrispondesse� (Gen 2,20) e speriment� la solitudine.
La solitudine, il dramma che ancora oggi affligge tanti uomini e donne. Penso agli anziani abbandonati perfino dai loro cari e dai propri figli; ai vedovi e alle vedove; ai tanti uomini e donne lasciati dalla propria moglie e dal proprio marito; a tante persone che di fatto si sentono sole, non capite e non ascoltate; ai migranti e ai profughi che scappano da guerre e persecuzioni; e ai tanti giovani vittime della cultura del consumismo, dell�usa e getta e della cultura dello scarto.
Oggi si vive il paradosso di un mondo globalizzato dove vediamo tante abitazioni lussuose e grattacieli, ma sempre meno il calore della casa e della famiglia; tanti progetti ambiziosi, ma poco tempo per vivere ci� che � stato realizzato; tanti mezzi sofisticati di divertimento, ma sempre di pi� un vuoto profondo nel cuore; tanti piaceri, ma poco amore; tanta libert�, ma poca autonomia� Sono sempre pi� in aumento le persone che si sentono sole, ma anche quelle che si chiudono nell�egoismo, nella malinconia, nella violenza distruttiva e nello schiavismo del piacere e del dio denaro.
Oggi viviamo, in un certo senso, la stessa esperienza di Adamo: tanta potenza accompagnata da tanta solitudine e vulnerabilit�; e la famiglia ne � l�icona. Sempre meno seriet� nel portare avanti un rapporto solido e fecondo di amore: nella salute e nella malattia, nella ricchezza e nella povert�, nella buona e nella cattiva sorte. L�amore duraturo, fedele, coscienzioso, stabile, fertile � sempre pi� deriso e guardato come se fosse roba dell�antichit�. Sembrerebbe che le societ� pi� avanzate siano proprio quelle che hanno la percentuale pi� bassa di natalit� e la percentuale pi� alta di aborto, di divorzio, di suicidi e di inquinamento ambientale e sociale.
L�amore tra uomo e donna
Leggiamo ancora nella prima Lettura che il cuore di Dio rimase come addolorato nel vedere la solitudine di Adamo e disse: �Non � bene che l�uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda� (Gen 2,18). Queste parole dimostrano che nulla rende felice il cuore dell�uomo come un cuore che gli assomiglia, che gli corrisponde, che lo ama e che lo toglie dalla solitudine e dal sentirsi solo. Dimostrano anche che Dio non ha creato l�essere umano per vivere in tristezza o per stare solo, ma per la felicit�, per condividere il suo cammino con un�altra persona che gli sia complementare; per vivere la stupenda esperienza dell�amore: cio� amare ed essere amato; e per vedere il suo amore fecondo nei figli, come dice il salmo che � stato proclamato oggi (cfr Sal 128).
Ecco il sogno di Dio per la sua creatura diletta: vederla realizzata nell�unione di amore tra uomo e donna; felice nel cammino comune, feconda nella donazione reciproca. � lo stesso disegno che Ges� nel Vangelo di oggi riassume con queste parole: �Dall�inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l�uomo lascer� suo padre e sua madre e si unir� a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Cos� non sono pi� due, ma una sola carne� (Mc 10,6-8; cfr Gen 1,27; 2,24).
Ges�, di fronte alla domanda retorica che Gli � stata fatta � probabilmente come un tranello, per farLo diventare all�improvviso antipatico alla folla che lo seguiva e che praticava il divorzio come realt� consolidata e intangibile �, risponde in maniera schietta e inaspettata: riporta tutto all�origine, all�origine della creazione, per insegnarci che Dio benedice l�amore umano, � Lui che unisce i cuori di un uomo e una donna che si amano e li unisce nell�unit� e nell�indissolubilit�. Ci� significa che l�obiettivo della vita coniugale non � solamente vivere insieme per sempre, ma amarsi per sempre! Ges� ristabilisce cos� l�ordine originario ed originante.
La famiglia
�Dunque l�uomo non divida quello che Dio ha congiunto� (Mc 10,9). E� una esortazione ai credenti a superare ogni forma di individualismo e di legalismo, che nascondono un gretto egoismo e una paura di aderire all�autentico significato della coppia e della sessualit� umana nel progetto di Dio.
Infatti, solo alla luce della follia della gratuit� dell�amore pasquale di Ges� apparir� comprensibile la follia della gratuit� di un amore coniugale unico e usque ad mortem.
Per Dio il matrimonio non � utopia adolescenziale, ma un sogno senza il quale la sua creatura sar� destinata alla solitudine! Infatti la paura di aderire a questo progetto paralizza il cuore umano.
Paradossalmente anche l�uomo di oggi � che spesso ridicolizza questo disegno � rimane attirato e affascinato da ogni amore autentico, da ogni amore solido, da ogni amore fecondo, da ogni amore fedele e perpetuo. Lo vediamo andare dietro agli amori temporanei ma sogna l�amore autentico; corre dietro ai piaceri carnali ma desidera la donazione totale.
Infatti, �ora che abbiamo pienamente assaporato le promesse della libert� illimitata, cominciamo a capire di nuovo l�espressione �tristezza di questo mondo�. I piaceri proibiti hanno perso la loro attrattiva appena han cessato di essere proibiti. Anche se vengono spinti all�estremo e vengono rinnovati all�infinito, risultano insipidi perch� sono cose finite, e noi, invece, abbiamo sete di infinito� (Joseph Ratzinger, Auf Christus schauen. Ein�bung in Glaube, Hoffnung, Liebe, Freiburg 1989, p. 73).
In questo contesto sociale e matrimoniale assai difficile, la Chiesa � chiamata a vivere la sua missione nella fedelt�, nella verit� e nella carit�. Vivere la sua missione nella fedelt� al suo Maestro come voce che grida nel deserto, per difendere l�amore fedele e incoraggiare le numerosissime famiglie che vivono il loro matrimonio come uno spazio in cui si manifesta l�amore divino; per difendere la sacralit� della vita, di ogni vita; per difendere l�unit� e l�indissolubilit� del vincolo coniugale come segno della grazia di Dio e della capacit� dell�uomo di amare seriamente.
La Chiesa � chiamata a vivere la sua missione nella verit� che non si muta secondo le mode passeggere o le opinioni dominanti. La verit� che protegge l�uomo e l�umanit� dalle tentazioni dell�autoreferenzialit� e dal trasformare l�amore fecondo in egoismo sterile, l�unione fedele in legami temporanei. �Senza verit�, la carit� scivola nel sentimentalismo. L�amore diventa un guscio vuoto, da riempire arbitrariamente. � il fatale rischio dell�amore in una cultura senza verit� (Benedetto XVI, Enc. Caritas in veritate, 3).
E la Chiesa � chiamata a vivere la sua missione nella carit� che non punta il dito per giudicare gli altri, ma � fedele alla sua natura di madre � si sente in dovere di cercare e curare le coppie ferite con l�olio dell�accoglienza e della misericordia; di essere �ospedale da campo�, con le porte aperte ad accogliere chiunque bussa chiedendo aiuto e sostegno; di pi�, di uscire dal proprio recinto verso gli altri con amore vero, per camminare con l�umanit� ferita, per includerla e condurla alla sorgente di salvezza.
Una Chiesa che insegna e difende i valori fondamentali, senza dimenticare che �il sabato � stato fatto per l�uomo e non l�uomo per il sabato� (Mc 2,27); e che Ges� ha detto anche: �Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori� (Mc 2,17). Una Chiesa che educa all�amore autentico, capace di togliere dalla solitudine, senza dimenticare la sua missione di buon samaritano dell�umanit� ferita.
Ricordo san Giovanni Paolo II quando diceva: �L�errore e il male devono essere sempre condannati e combattuti; ma l�uomo che cade o che sbaglia deve essere compreso e amato [�] Noi dobbiamo amare il nostro tempo e aiutare l�uomo del nostro tempo� (Discorso all�Azione Cattolica Italiana, 30 dicembre 1978: Insegnamenti I [1978], 450). E la Chiesa deve cercarlo, accoglierlo e accompagnarlo, perch� una Chiesa con le porte chiuse tradisce s� stessa e la sua missione, e invece di essere un ponte diventa una barriera: �Infatti, colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da una stessa origine; per questo non si vergogna di chiamarli fratelli� (Eb 2,11).
Con questo spirito chiediamo al Signore di accompagnarci nel Sinodo e di guidare la sua Chiesa per l�intercessione della Beata Vergine Maria e di san Giuseppe, suo castissimo sposo.
Omelia del Santo Padre durante la Santa Messa per l'apertura della XIV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi - 4/10/2015
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Per Dio il matrimonio non � utopia adolescenziale, ma un sogno senza il quale la sua creatura sar� destinata alla solitudine.

- Papa Francesco -