Udienza ai Membri della Confederazione Cooperative Italiane
Fratelli e sorelle, buongiorno!
Quest�ultima [si riferisce al coro] � stata la "cooperativa" pi� melodiosa! Complimenti!
Grazie per questo incontro con voi e con la realt� che voi rappresentate, quella della cooperazione. Le cooperative sfidano tutto, sfidano anche la matematica, perch� in cooperativa uno pi� uno fa tre! E in cooperativa, un fallimento � mezzo fallimento. Questo � il bello delle cooperative!
Voi siete innanzitutto la memoria viva di un grande tesoro della Chiesa italiana. Infatti, sappiamo che all�origine del movimento cooperativistico italiano, molte cooperative agricole e di credito, gi� nell�Ottocento, furono saggiamente fondate e promosse da sacerdoti e da parroci. Tuttora, in diverse diocesi italiane, si ricorre ancora alla cooperazione come rimedio efficace al problema della disoccupazione e alle diverse forme di disagio sociale. Oggi � una regola, non dico normale, abituale� ma tanto spesso si vede: "Tu cerchi lavoro? Vieni, vieni in questa ditta". 11 ore, 10 ore di lavoro, 600 euro. "Ti piace? No? Vattene a casa". Che fare in questo mondo che funziona cos�? Perch� c�� la coda, la fila di gente che cerca lavoro: se a te non piace, a quell�altro piacer�. E� la fame, la fame ci fa accettare quello che ci danno, il lavoro in nero... Io potrei chiedere, per fare un esempio, sul personale domestico: quanti uomini e donne che lavorano nel personale domestico hanno il risparmio sociale per la pensione?
Tutto questo � assai noto. La Chiesa ha sempre riconosciuto, apprezzato e incoraggiato l�esperienza cooperativa. Lo leggiamo nei documenti del Magistero. Ricordiamo il grido lanciato nel 1891, con la Rerum Novarum, da Papa Leone XIII: "tutti proprietari e non tutti proletari". E vi sono certamente note anche le pagine dell�Enciclica Caritas in Veritate, dove Benedetto XVI si esprime a favore della cooperazione nel credito e nel consumo (cfr nn. 65-66), sottolineando l�importanza dell�economia di comunione e del settore non profit (cfr n. 41), per affermare che il dio-profitto non � affatto una divinit�, ma � solo una bussola e un metro di valutazione dell�attivit� imprenditoriale. Ci ha spiegato, sempre Papa Benedetto, come il nostro mondo abbia bisogno di un�economia del dono (cfr nn. 34-39), cio� di un�economia capace di dar vita a imprese ispirate al principio della solidariet� e capaci di "creare socialit�". Risuona, quindi, attraverso di voi, l�esclamazione che Leone XIII pronunci�, benedicendo gli inizi del movimento cooperativo cattolico italiano, quando disse che, per fare questo, �il Cristianesimo ha ricchezza di forza meravigliosa� (Enc. Rerum novarum, 15).
Queste, e molte altre affermazioni di riconoscimento e di incoraggiamento rivolte ai cooperatori da parte della Chiesa sono valide e attuali. Penso anche allo straordinario magistero sociale del beato Paolo VI. Tali affermazioni le possiamo confermare e rafforzare. Non � necessario perci� ripeterle o richiamarle per esteso.
Oggi, vorrei che il nostro dialogo non guardi solo al passato, ma si rivolga soprattutto in avanti: alle nuove prospettive, alle nuove responsabilit�, alle nuove forme di iniziativa delle imprese cooperative. E� una vera missione che ci chiede fantasia creativa per trovare forme, metodi, atteggiamenti e strumenti, per combattere la "cultura dello scarto", quella che oggi viviamo, la "cultura dello scarto" coltivata dai poteri che reggono le politiche economico-finanziarie del mondo globalizzato, dove al centro c�� il dio denaro.
Globalizzare la solidariet� - questo si deve globalizzare, la solidariet�! - oggi significa pensare all�aumento vertiginoso dei disoccupati, alle lacrime incessanti dei poveri, alla necessit� di riprendere uno sviluppo che sia un vero progresso integrale della persona che ha bisogno certamente di reddito, ma non soltanto del reddito! Pensiamo ai bisogni della salute, che i sistemi di welfare tradizionale non riescono pi� a soddisfare; alle esigenze pressanti della solidariet�, ponendo di nuovo, al centro dell�economia mondiale, la dignit� della persona umana, come � stato detto da voi. Come direbbe ancora oggi il Papa Leone XIII: per globalizzare la solidariet� "il Cristianesimo ha ricchezza di forza meravigliosa!".
Quindi non fermatevi a guardare soltanto quello che avete saputo realizzare. Continuate a perfezionare, a rafforzare e ad aggiornare le buone e solide realt� che avete gi� costruito. Per� abbiate anche il coraggio di uscire da esse, carichi di esperienza e di buoni metodi, per portare la cooperazione sulle nuove frontiere del cambiamento, fino alle periferie esistenziali dove la speranza ha bisogno di emergere e dove, purtroppo, il sistema socio-politico attuale sembra invece fatalmente destinato a soffocare la speranza, a rubare la speranza, incrementando rischi e minacce.
Questo grande balzo in avanti che ci proponiamo di far compiere alla cooperazione, vi dar� conferma che tutto quello che gi� avete fatto non solo � positivo e vitale, ma continua anche ad essere profetico. Per questo dovete continuare a inventare - questa � la parola: inventare - nuove forme di cooperazione, perch� anche per le cooperative vale il monito: quando l�albero mette nuovi rami, le radici sono vive e il tronco � forte!
Qui, oggi, voi rappresentate valide esperienze in molteplici settori: dalla valorizzazione dell�agricoltura, alla promozione dell�edilizia di nuove case per chi non ha casa, dalle cooperative sociali fino al credito cooperativo, qui largamente rappresentato, dalla pesca all�industria, alle imprese, alle comunit�, al consumo, alla distribuzione e a molti altri tipi di servizio. So bene che questo elenco � incompleto, ma � abbastanza utile per comprendere quanto sia prezioso il metodo cooperativo, che deve andare avanti, creativo. Si � rivelato tale di fronte a molte sfide. E lo sar� ancora! Ogni apprezzamento e ogni incoraggiamento rischiano per� di rimanere generici. Voglio offrirvi, invece, alcuni incoraggiamenti concreti.
Il primo � questo: le cooperative devono continuare ad essere il motore che solleva e sviluppa la parte pi� debole delle nostre comunit� locali e della societ� civile. Di questo non � capace il sentimento. Per questo occorre mettere al primo posto la fondazione di nuove imprese cooperative, insieme allo sviluppo ulteriore di quelle esistenti, in modo da creare soprattutto nuove possibilit� di lavoro che oggi non ci sono.
Il pensiero corre innanzitutto ai giovani, perch� sappiamo che la disoccupazione giovanile, drammaticamente elevata � pensiamo, in alcuni Paesi d�Europa, il 40, 50 per cento � distrugge in loro la speranza. Ma pensiamo anche alle tante donne che hanno bisogno e volont� di inserirsi nel mondo del lavoro. Non trascuriamo gli adulti che spesso rimangono prematuramente senza lavoro. "Tu che cosa sei?" - "Sono ingegnere" � "Ah, che bello, che bello. Quanti anni ha?" � "49"- "Non serve, vattene". Questo accade tutti i giorni. Oltre alle nuove imprese, guardiamo anche alle aziende che sono in difficolt�, a quelle che ai vecchi padroni conviene lasciar morire e che invece possono rivivere con le iniziative che voi chiamate "Workers buy out", "empresas recuperadas", nella mia lingua, aziende salvate. E io, come ho detto ai loro rappresentanti, sono un tifoso delle empresas recuperadas!
Un secondo incoraggiamento - non per importanza - � quello di attivarvi come protagonisti per realizzare nuove soluzioni di Welfare, in particolare nel campo della sanit�, un campo delicato dove tanta gente povera non trova pi� risposte adeguate ai propri bisogni. Conosco che cosa fate da anni con cuore e con passione, nelle periferie delle citt� e della nostra societ�, per le famiglie, i bambini, gli anziani, i malati e le persone svantaggiate e in difficolt� per ragioni diverse, portando nelle case cuore e assistenza. La carit� � un dono! Non � un semplice gesto per tranquillizzare il cuore, � un dono! Io quando faccio la carit� dono me stesso! Se non sono capace di donarmi quella non � carit�. Un dono senza il quale non si pu� entrare nella casa di chi soffre. Nel linguaggio della dottrina sociale della Chiesa questo significa fare leva sulla sussidiariet� con forza e coerenza: significa mettere insieme le forze!
Come sarebbe bello se, partendo da Roma, tra le cooperative, alle parrocchie e agli ospedali, penso al "Bambin Ges�" in particolare, potesse nascere una rete efficace di assistenza e di solidariet�. E la gente, a partire dai pi� bisognosi, venisse posta al centro di tutto questo movimento solidale: la gente al centro, i pi� bisognosi al centro. Questa � la missione che ci proponiamo! A voi sta il compito di inventare soluzioni pratiche, di far funzionare questa rete nelle situazioni concrete delle vostre comunit� locali, partendo proprio dalla vostra storia, con il vostro patrimonio di conoscenze per coniugare l�essere impresa e allo stesso tempo non dimenticare che al centro di tutto c�� la persona.
Tanto avete fatto, e ancora tanto c�� da fare! Andiamo avanti!
Il terzo incoraggiamento riguarda l�economia, il suo rapporto con la giustizia sociale, con la dignit� e il valore delle persone. E� noto che un certo liberismo crede che sia necessario prima produrre ricchezza, e non importa come, per poi promuovere qualche politica redistributiva da parte dello Stato. Prima riempire il bicchiere e poi dare agli altri. Altri pensano che sia la stessa impresa a dover elargire le briciole della ricchezza accumulata, assolvendo cos� alla propria cosiddetta "responsabilit� sociale". Si corre il rischio di illudersi di fare del bene mentre, purtroppo, si continua soltanto a fare marketing, senza uscire dal circuito fatale dell�egoismo delle persone e delle aziende che hanno al centro il dio denaro.
Invece noi sappiamo che realizzando una qualit� nuova di economia, si crea la capacit� di far crescere le persone in tutte le loro potenzialit�. Ad esempio: il socio della cooperativa non deve essere solo un fornitore, un lavoratore, un utente ben trattato, dev�essere sempre il protagonista, deve crescere, attraverso la cooperativa, crescere come persona, socialmente e professionalmente, nella responsabilit�, nel concretizzare la speranza, nel fare insieme. Non dico che non si debba crescere nel reddito, ma ci� non basta: occorre che l�impresa gestita dalla cooperativa cresca davvero in modo cooperativo, cio� coinvolgendo tutti. Uno pi� uno tre! Questa � la logica.
"Cooperari", nell�etimologia latina, significa operare insieme, cooperare, e quindi lavorare, aiutare, contribuire a raggiungere un fine. Non accontentatevi mai della parola "cooperativa" senza avere la consapevolezza della vera sostanza e dell�anima della cooperazione.
Il quarto suggerimento � questo: se ci guardiamo attorno non accade mai che l�economia si rinnovi in una societ� che invecchia, invece di crescere. Il movimento cooperativo pu� esercitare un ruolo importante per sostenere, facilitare e anche incoraggiare la vita delle famiglie. Realizzare la conciliazione, o forse meglio l�armonizzazione tra lavoro e famiglia, � un compito che avete gi� avviato e che dovete realizzare sempre di pi�. Fare questo significa anche aiutare le donne a realizzarsi pienamente nella propria vocazione e nel mettere a frutto i propri talenti. Donne libere di essere sempre pi� protagoniste, sia nelle imprese sia nelle famiglie! So bene che le cooperative propongono gi� tanti servizi e tante formule organizzative, come quella mutualistica, che vanno incontro alle esigenze di tutti, dei bambini e degli anziani in particolare, dagli asili nido fino all�assistenza domiciliare. Questo � il nostro modo di gestire i beni comuni, quei beni che non devono essere solo la propriet� di pochi e non devono perseguire scopi speculativi.
Il quinto incoraggiamento forse vi sorprender�! Per fare tutte queste cose ci vuole denaro! Le cooperative in genere non sono state fondate da grandi capitalisti, anzi si dice spesso che esse siano strutturalmente sottocapitalizzate. Invece, il Papa vi dice: dovete investire, e dovete investire bene! In Italia certamente, ma non solo, � difficile ottenere denaro pubblico per colmare la scarsit� delle risorse. La soluzione che vi propongo � questa: mettete insieme con determinazione i mezzi buoni per realizzare opere buone. Collaborate di pi� tra cooperative bancarie e imprese, organizzate le risorse per far vivere con dignit� e serenit� le famiglie; pagate giusti salari ai lavoratori, investendo soprattutto per le iniziative che siano veramente necessarie.
Non � facile parlare di denaro. Diceva Basilio di Cesarea, Padre della Chiesa del IV secolo, ripreso poi da san Francesco d�Assisi, che "il denaro � lo sterco del diavolo". Lo ripete ora anche il Papa: "il denaro � lo sterco del diavolo"! Quando il denaro diventa un idolo, comanda le scelte dell�uomo. E allora rovina l�uomo e lo condanna. Lo rende un servo. Il denaro a servizio della vita pu� essere gestito nel modo giusto dalla cooperativa, se per� � una cooperativa autentica, vera, dove non comanda il capitale sugli uomini ma gli uomini sul capitale.
Per questo vi dico che fate bene � e vi dico anche di farlo sempre pi� � a contrastare e combattere le false cooperative, quelle che prostituiscono il proprio nome di cooperativa, cio� di una realt� assai buona, per ingannare la gente con scopi di lucro contrari a quelli della vera e autentica cooperazione. Fate bene, vi dico, perch�, nel campo in cui operate, assumere una facciata onorata e perseguire invece finalit� disonorevoli e immorali, spesso rivolte allo sfruttamento del lavoro, oppure alle manipolazioni di mercato, e persino a scandalosi traffici di corruzione, � una vergognosa e gravissima menzogna che non si pu� assolutamente accettare. Lottate contro questo! Ma come lottare? Con le parole, solo? Con le idee? Lottate con la cooperazione giusta, quella vera, quella che sempre vince.
L�economia cooperativa, se � autentica, se vuole svolgere una funzione sociale forte, se vuole essere protagonista del futuro di una nazione e di ciascuna comunit� locale, deve perseguire finalit� trasparenti e limpide. Deve promuovere l�economia dell�onest�! Un�economia risanatrice nel mare insidioso dell�economia globale. Una vera economia promossa da persone che hanno nel cuore e nella mente soltanto il bene comune.
Le cooperative hanno una tradizione internazionale forte. Anche in questo siete stati dei veri pionieri! Le vostre associazioni internazionali sono nate con grande anticipo su quelle che le altre imprese hanno creato in tempi molto successivi. Ora c�� la nuova grande globalizzazione, che riduce alcuni squilibri ma ne crea molti altri. Il movimento cooperativo, pertanto, non pu� rimanere estraneo alla globalizzazione economica e sociale, i cui effetti arrivano in ogni paese, e persino dentro le nostre case.
Ma le cooperative partecipano alla globalizzazione come le altre imprese? Esiste un modo originale che permetta alle cooperative di affrontare le nuove sfide del mercato globale? Come possono le cooperative partecipare allo sviluppo della cooperazione salvaguardando i principi della solidariet� e della giustizia? Lo dico a voi per dirlo a tutte le cooperative del mondo: le cooperative non possono rimanere chiuse in casa, ma nemmeno uscire di casa come se non fossero cooperative. E� questo il duplice principio: non possono rimanere chiusi in casa ma nemmeno uscire di casa come se non fossero cooperative. No, non si pu� pensare una cooperativa a doppia faccia. Occorre avere il coraggio e la fantasia di costruire la strada giusta per integrare, nel mondo, lo sviluppo, la giustizia e la pace.
Infine, non lasciate che viva solo nella memoria la collaborazione del movimento cooperativo con le vostre parrocchie e con le vostre diocesi. Le forme della collaborazione devono essere diverse, rispetto a quelle delle origini, ma il cammino deve essere sempre lo stesso! Dove ci sono le vecchie e nuove periferie esistenziali, dove ci sono persone svantaggiate, dove ci sono persone sole e scartate, dove ci sono persone non rispettate, tendete loro la mano! Collaborate tra di voi, nel rispetto dell�identit� vocazionale di ognuno, tenendovi per mano!
So che da alcuni anni voi state collaborando con altre associazioni cooperativistiche � anche se non legate alla nostra storia e alle nostre tradizioni � per creare un�Alleanza delle cooperative e dei cooperatori italiani. Per ora � un�Alleanza in divenire, ma voi confidate di giungere ad una Associazione unica, ad un�Alleanza sempre pi� vasta fra cooperatori e cooperative. Il movimento cooperativo italiano ha una grande tradizione, rispettata nel mondo cooperativistico internazionale. La missione cooperativa in Italia � stata molto legata fin dalle origini alle identit�, ai valori e alle forze sociali presenti nel paese. Questa identit�, per favore, rispettatela! Tuttavia, spesso le scelte che distinguevano e dividevano sono state a lungo pi� forti delle scelte che, invece, accomunavano e univano gli sforzi di tutti. Ora voi pensate di poter mettere al primo posto ci� che invece vi unisce. E proprio intorno a quello che vi unisce, che � la parte pi� autentica, pi� profonda e pi� vitale delle cooperative italiane, volete costruire la vostra nuova forma associativa.
Fate bene a progettare cos�, e cos� fate un passo avanti! Certo, vi sono cooperative cattoliche e cooperative non cattoliche. Ma la fede si salva rimanendo chiusi in se stessi? Domando: la fede si salva rimanendo chiusi in se stessi? Rimanendo solo tra di noi? Vivete la vostra Alleanza da cristiani, come risposta alla vostra fede e alla vostra identit� senza paura! Fede e identit� sono la base. Andate avanti, dunque, e camminate insieme con tutte le persone di buona volont�! E questa anche � una chiamata cristiana, una chiamata cristiana a tutti. I valori cristiani non sono soltanto per noi, sono per condividerli! E condividerli con gli altri, con quelli che non pensano come noi ma vogliono le stesse cose che noi vogliamo. Andate avanti, coraggio! Siate creatori, "poeti", avanti!
Discorso del Santo Padre in occasione dell'Udienza ai Membri della Confederazione Cooperative Italiane - 28/02/2015
Tutte le frasi tratte da "Udienza ai Membri della Confederazione Cooperative Italiane"
Continuate a perfezionare, a rafforzare e ad aggiornare le buone e solide realt� che avete gi� costruito. Per� abbiate anche il coraggio di uscire da esse, carichi di esperienza e di buoni metodi, per portare la cooperazione sulle nuove frontiere del cambiamento, fino alle periferie esistenziali dove la speranza ha bisogno di emergere.

- Papa Francesco -
Globalizzare la solidariet� - questo si deve globalizzare, la solidariet�! - oggi significa pensare all'aumento vertiginoso dei disoccupati, alle lacrime incessanti dei poveri, alla necessit� di riprendere uno sviluppo che sia un vero progresso integrale della persona che ha bisogno certamente di reddito, ma non soltanto del reddito!

- Papa Francesco -
La carit� � un dono! Non � un semplice gesto per tranquillizzare il cuore, � un dono! Io quando faccio la carit� dono me stesso! Se non sono capace di donarmi quella non � carit�. Un dono senza il quale non si pu� entrare nella casa di chi soffre. Nel linguaggio della dottrina sociale della Chiesa questo significa fare leva sulla sussidiariet� con forza e coerenza: significa mettere insieme le forze!

- Papa Francesco -