Udienza ai Partecipanti all�Incontro promosso dalla Conferenza Italiana degli Istituti Secolari
Cari fratelli e sorelle,
vi accolgo in occasione della vostra Assemblea e vi saluto dicendovi: conosco e apprezzo la vostra vocazione! Essa � una delle forme pi� recenti di vita consacrata riconosciute e approvate dalla Chiesa, e forse per questo non � ancora pienamente compresa. Non scoraggiatevi: voi fate parte di quella Chiesa povera e in uscita che sogno!
Per vocazione siete laici e sacerdoti come gli altri e in mezzo agli altri, conducete una vita ordinaria, priva di segni esteriori, senza il sostegno di una vita comunitaria, senza la visibilit� di un apostolato organizzato o di opere specifiche. Siete ricchi solo dell�esperienza totalizzante dell�amore di Dio e per questo siete capaci di conoscere e condividere la fatica della vita nelle sue molteplici espressioni, fermentandole con la luce e la forza del Vangelo.
Siete segno di quella Chiesa dialogante di cui parla Paolo VI nell�Enciclica Ecclesiam suam: �Non si salva il mondo dal di fuori � afferma �; occorre, come il Verbo di Dio che si � fatto uomo, immedesimarsi, in certa misura, nelle forme di vita di coloro a cui si vuole portare il messaggio di Cristo, occorre condividere, senza porre distanza di privilegi, o diaframma di linguaggio incomprensibile, il costume comune, purch� umano ed onesto, quello dei pi� piccoli specialmente, se si vuole essere ascoltati e compresi. Bisogna, ancor prima di parlare, ascoltare la voce, anzi il cuore dell�uomo; comprenderlo, e per quanto possibile rispettarlo e dove lo merita assecondarlo. Bisogna farsi fratelli degli uomini nell�atto stesso che vogliamo essere loro pastori e padri e maestri. Il clima del dialogo � l�amicizia. Anzi il servizio� (n. 90).
Il tema della vostra Assemblea, "Nel cuore delle vicende umane: le sfide di una societ� complessa", indica il campo della vostra missione e della vostra profezia. Siete nel mondo ma non del mondo, portando dentro di voi l�essenziale del messaggio cristiano: l�amore del Padre che salva. Siete nel cuore del mondo col cuore di Dio.
La vostra vocazione vi rende interessati ad ogni uomo e alle sue istanze pi� profonde, che spesso restano inespresse o mascherate. In forza dell�amore di Dio che avete incontrato e conosciuto, siete capaci di vicinanza e tenerezza. Cos� potete essere tanto vicini da toccare l�altro, le sue ferite e le sue attese, le sue domande e i suoi bisogni, con quella tenerezza che � espressione di una cura che cancella ogni distanza. Come il Samaritano che pass� accanto e vide e ebbe compassione.E� qui il movimento a cui vi impegna la vostra vocazione: passare accanto ad ogni uomo e farvi prossimo di ogni persona che incontrate; perch� il vostro permanere nel mondo non � semplicemente una condizione sociologica, ma � una realt� teologale che vi chiama ad uno stareconsapevole, attento, che sa scorgere, vedere e toccare la carne del fratello.
Se questo non accade, se siete diventati distratti, o peggio ancora non conoscete questo mondo contemporaneo ma conoscete e frequentate solo il mondo che vi fa pi� comodo o che pi� vi alletta, allora � urgente una conversione! La vostra � una vocazione per sua natura in uscita, non solo perch� vi porta verso l�altro, ma anche e soprattutto perch� vi chiede di abitare l� dove abita ogni uomo.
L�Italia � la nazione con il maggior numero di Istituti secolari e di membri. Siete un lievito che pu� produrre un pane buono per tanti, quel pane di cui c�� tanta fame: l�ascolto dei bisogni, dei desideri, delle delusioni, della speranza. Come chi vi ha preceduto nella vostra vocazione, potete ridare speranza ai giovani, aiutare gli anziani, aprire strade verso il futuro, diffondere l�amore in ogni luogo e in ogni situazione. Se questo non accade, se la vostra vita ordinaria manca di testimonianza e di profezia, allora, torno a ripetervi, � urgente una conversione!
Non perdete mai lo slancio di camminare per le strade del mondo, la consapevolezza che camminare, andare anche con passo incerto o zoppicando, � sempre meglio che stare fermi, chiusi nelle proprie domande o nelle proprie sicurezze. La passione missionaria, la gioia dell�incontro con Cristo che vi spinge a condividere con gli altri la bellezza della fede, allontana il rischio di restare bloccati nell�individualismo. Il pensiero che propone l�uomo come artefice di se stesso, guidato solo dalle proprie scelte e dai propri desideri, spesso rivestiti con l�abito apparentemente bello della libert� e del rispetto, rischia di minare i fondamenti della vita consacrata, specialmente di quella secolare. E� urgente rivalutare il senso di appartenenza alla vostra comunit� vocazionale che, proprio perch� non si fonda su una vita comune, trova i suoi punti di forza nel carisma.Per questo, se ognuno di voi � per gli altri una possibilit� preziosa di incontro con Dio, si tratta di riscoprire la responsabilit� di essere profezia come comunit�, di ricercare insieme, con umilt� e con pazienza, una parola di senso che pu� essere un dono per il Paese e per la Chiesa, e di testimoniarla con semplicit�. Voi siete come antenne pronte a cogliere i germi di novit� suscitati dallo Spirito Santo, e potete aiutare la comunit� ecclesiale ad assumere questo sguardo di bene e trovare strade nuove e coraggiose per raggiungere tutti.
Poveri tra i poveri, ma con il cuore ardente. Mai fermi, sempre in cammino. Insieme ed inviati, anche quando siete soli, perch� la consacrazione fa di voi una scintilla viva di Chiesa. Sempre in cammino con quella virt� che � una virt� pellegrina: la gioia!
Grazie, carissimi, di quello che siete. Il Signore vi benedica e la Madonna vi protegga. E pregate per me!
Discorso del Santo Padre in occasione dell'Udienza ai Partecipanti all�Incontro promosso dalla Conferenza Italiana degli Istituti Secolari - 10/05/2014
Tutte le frasi tratte da "Udienza ai Partecipanti all�Incontro promosso dalla Conferenza Italiana degli Istituti Secolari"
Non perdete mai lo slancio di camminare per le strade del mondo, la consapevolezza che camminare, andare anche con passo incerto o zoppicando, � sempre meglio che stare fermi, chiusi nelle proprie domande o nelle proprie sicurezze.

- Papa Francesco -