Udienza ai partecipanti al Congresso Internazionale della Pastorale delle Grandi Citt�
Cari fratelli,
vi ringrazio per la vostra partecipazione a questo incontro, che si ricollega al momento preparatorio svoltosi a Barcellona nello scorso maggio. Ringrazio il Cardinale Sistach per le sue parole di introduzione.
Pi� che fare un discorso formale -in parte perch� io vorrei essere un po� spontaneo e in parte perch� non ho avuto tempo di fare un discorso formale: fra quelli della Turchia, quelli dell�Europa, ero pieno� - io vi parler� a partire dalla mia esperienza personale, di uno che � stato pastore di una citt� popolosa e multiculturale com�� Buenos Aires. E anche dell�esperienza che abbiamo realizzato insieme come vescovi delle 11 diocesi che compongono quella regione ecclesiastica; con loro, partendo da diversi ambiti e proposte, abbiamo cercato in comunione ecclesiale di affrontare alcuni aspetti pastorali per l�evangelizzazione di quell�agglomerato urbano con una popolazione di circa 13 milioni di persone, in tutte le 11 diocesi: Buenos Aires ne ha tre milioni di notte e quasi otto durante la giornata, che vengono nella citt�. Ma in tutte sono 13 milioni. E� al tredicesimo posto nel mondo tra le citt� pi� densamente popolate. Nel riflettere con voi, desidero entrare in questa "corrente" per aprire nuove strade, desidero anche aiutare a vagliare possibili paure, che molte volte tutti in un modo o nell�altro subiamo e che ci confondono e ci paralizzano.
Nella Evangelii gaudium ho voluto richiamare l�attenzione sulla pastorale urbana, ma senza opposizione con la pastorale rurale. Questa � un�ottima occasione per approfondire sfide e possibili orizzonti di una pastorale urbana. Sfide, cio� luoghi in cui Dio ci sta chiamando; orizzonti, cio� aspetti ai quali credo che dovremmo prestare speciale attenzione. Ne riporto solo quattro, ma voi ne scoprirete altri, di sicuro!
1. Prima, forse la pi� difficile: attuare un cambiamento nella nostra mentalit� pastorale. Si deve cambiare!
Nella citt� abbiamo bisogno di altre "mappe", altri paradigmi, che ci aiutino a riposizionare i nostri pensieri e i nostri atteggiamenti. Non possiamo rimanere disorientati, perch� tale sconcerto ci porta a sbagliare strada, anzitutto noi stessi, ma poi confonde il popolo di Dio e quello che cercano con cuore sincero la Vita, la Verit� e il Senso.
Veniamo da una pratica pastorale secolare, in cui la Chiesa era l�unico referente della cultura. E� vero, � la nostra eredit�. Come autentica Maestra, essa ha sentito la responsabilit� di delineare e di imporre, non solo le forme culturali, ma anche i valori, e pi� profondamente di tracciare l�immaginario personale e collettivo, vale a dire le storie, i cardini a cui le persone si appoggiano per trovare i significati ultimi e le risposte alle loro domande vitali.
Ma non siamo pi� in quell�epoca. E� passata. Non siamo nella cristianit�, non pi�. Oggi non siamo pi� gli unici che producono cultura, n� i primi, n� i pi� ascoltati. Abbiamo pertanto bisogno di un cambiamento di mentalit� pastorale, ma non di una "pastorale relativista" � no, questo no -che per voler esser presente nella "cucina culturale" perde l�orizzonte evangelico, lasciando l�uomo affidato a s� stesso ed emancipato dalla mano di Dio. No, questo no. Questa � la strada relativista, la pi� comoda. Questo non si potrebbe chiamare pastorale! Chi fa cos� non ha vero interesse per l�uomo, ma lo lascia in bal�a di due pericoli ugualmente gravi: gli nascondono Ges� e la verit� sull�uomo stesso. E nascondere Ges� e la verit� sull�uomo sono pericoli gravi! Strada che porta l�uomo alla solitudine della morte (cfr Evangelii gaudium, 93-97).
Occorre avere il coraggio di fare una pastorale evangelizzatrice audace e senza timori, perch� l�uomo, la donna, le famiglie e i vari gruppi che abitano la citt� aspettano da noi, e ne hanno bisogno per la loro vita, la Buona Notizia che � Ges� e il suo Vangelo. Tante volte sento dire che si prova vergogna ad esporsi. Dobbiamo lavorare per non avere vergogna o ritrosia nell�annunciare Ges� Cristo; cercare il come� Questo � un lavoro-chiave.
2. Il dialogo con la multiculturalit�. A Strasburgo ho parlato dell�Europa multipolare. Ma anche le grandi citt� sono multipolari e multiculturali. E dobbiamo dialogare con questa realt�, senza paura. Si tratta allora di acquisire un dialogo pastorale senza relativismi, che non negozia la propria identit� cristiana, ma che vuole raggiungere il cuore dell�altro, degli altri diversi da noi, e l� seminare il Vangelo.
Abbiamo bisogno di un atteggiamento contemplativo, che senza rifiutare l�apporto delle diverse scienze per conoscere il fenomeno urbano � questi apporti sono importanti � cerca di scoprire il fondamento delle culture, che nel loro nucleo pi� profondo sono sempre aperte e assetate di Dio. Ci aiuter� molto conoscere gli immaginari e le citt� invisibili, cio� i gruppi o i territori umani che si identificano nei loro simboli, linguaggi, riti e forme per raccontare la vita. Tante volte io penso alla creativit� e al coraggio che ha avuto Paolo nel suo discorso ad Atene. Poverino, � andato male� Ma ha avuto creativit�, perch� fermarsi davanti agli idoli� Mettiamoci in una mentalit� giudeo-cristiana. E� entrato nella loro cultura� Non � stato un successo, certo, ma la creativit�! Lui cercava di farsi capire da quella multiculturalit�, che era tanto lontana dalla mentalit� ebreo-cristiana.
3. Il terzo aspetto � la religiosit� del popolo. Dio abita nella citt�. Bisogna andare a cercarlo e fermarsi l� dove Lui sta operando. So che non � la stessa cosa nei diversi Continenti, ma dobbiamo scoprire, nella religiosit� dei nostri popoli, l�autentico substrato religioso, che in molti casi � cristiano e cattolico. Non in tutti: ci sono religiosit� non cristiane. Ma occorre andare l�, al nucleo. Non possiamo misconoscere n� disprezzare tale esperienza di Dio che, pur essendo a volte dispersa o mescolata, chiede di essere scoperta e non costruita. L� ci sono i semina Verbi seminati dallo Spirito del Signore. Non � bene fare valutazioni affrettate e generiche del tipo: "Questa � solo un�espressione di religiosit� naturale". No, questo non si pu� dire! Da l� possiamo cominciare il dialogo evangelizzatore, come fece Ges� con la Samaritana e sicuramente con molti altri al di l� della Galilea. E per il dialogo evangelizzatore � necessaria la coscienza della propria identit� cristiana e anche l�empatia con l�altra persona. Questo credo che l�ho detto a voi, ai vescovi dell�Asia, no? Quell�empatia per trovare nella religiosit� questo substrato.
La Chiesa in America Latina e nei Caraibi, da alcuni decenni, si � resa conto di questa forza religiosa, che viene soprattutto dalle maggioranze povere.
Dio continua a parlarci oggi, come ha sempre fatto, per mezzo dei poveri, del "resto". In generale, le grandi citt� oggi sono abitate da numerosi migranti e poveri, che provengono dalle zone rurali, o da altri continenti, con altre culture. Anche Roma� Il Vice Vescovo di Roma pu� dirlo, no? Tanti barboni dappertutto�Sono pellegrini della vita, in cerca di "salvezza", che molte volte hanno la forza di andare avanti e di lottare grazie a un senso ultimo che ricevono da un�esperienza semplice e profonda di fede in Dio. La sfida � duplice: essere ospitali verso i poveri e i migranti � la citt� in genere non lo �, respinge! � e valorizzare la loro fede. E� molto probabile che questa fede sia mescolata con elementi del pensiero magico e immanentista, ma dobbiamo cercarla, riconoscerla, interpretarla e sicuramente anche evangelizzarla. Ma non ho dubbi che nella fede di questi uomini e donne c�� un potenziale enorme per l�evangelizzazione delle aree urbane.
4. Quarto - continuando -: poveri urbani. La citt�, insieme con la molteplicit� di offerte preziose per la vita, ha un risvolto che non si pu� nascondere e che in molte citt� � sempre pi� evidente: i poveri, gli esclusi, gli scartati. Oggi possiamo parlare di scartati. La Chiesa non pu� ignorare il loro grido, n� entrare nel gioco dei sistemi ingiusti, meschini e interessati che cercano di renderli invisibili.
Tanti poveri, vittime di antiche e nuove povert�. Ci sono le nuove povert�! Povert� strutturali e endemiche che stanno escludendo generazioni di famiglie. Povert� economiche, sociali, morali e spirituali. Povert� che emarginano e scartano persone, figli di Dio. Nella citt�, il futuro dei poveri � pi� povert�. Andare l�!
Alcune proposte
Vi propongo due nuclei pastorali, che sono azioni ma non solo. Penso che la pastorale � pi� che azione, � anche presenza, contenuti, atteggiamenti, gesti.
Una prima cosa: Uscire e facilitare
Si tratta di una vera trasformazione ecclesiale. Tutto pensato in chiave di missione. Un cambiamento di mentalit�: dal ricevere all�uscire, dall�aspettare che vengano all�andare a cercarli. E per me questo � chiave!
Uscire per incontrare Dio che abita nella citt� e nei poveri. Uscire per incontrarsi, per ascoltare, per benedire, per camminare con la gente. E facilitare l�incontro con il Signore. Rendere accessibile il sacramento del Battesimo. Chiese aperte. Segreterie con orari per le persone che lavorano. Catechesi adatte nei contenuti e negli orari della citt�.
Ci riesce pi� facile far crescere la fede che aiutarla a nascere. Penso che dobbiamo continuare ad approfondire quei cambiamenti necessari nelle nostre varie catechesi, sostanzialmente nelle nostre forme pedagogiche, affinch� i contenuti siano meglio compresi, ma al tempo stesso ci occorre imparare a risvegliare nei nostri interlocutori la curiosit� e l�interesse per Ges� Cristo. Questa curiosit� ha un santo patrono: � Zaccheo. Chiediamo a lui che ci aiuti a risvegliarla. E poi invitare ad aderire a Lui e a seguirlo. Dobbiamo imparare a suscitare la fede. Suscitare la fede! E poi non andare di qua, di l�� No! Seminare! Se la fede incomincia c�� lo Spirito che poi far� s� che questa persona torni da me o torni dall�altro a chiedere un passo in pi�, un passo in pi�� Ma suscitare la fede.
Seconda proposta: la Chiesa samaritana. Esserci.
Si tratta di un cambiamento nel senso della testimonianza. Nella pastorale urbana, la qualit� sar� data dalla capacit� di testimonianza della Chiesa e di ogni cristiano. Papa Benedetto, quando ha detto che la Chiesa non cresce per proselitismo ma per attrazione, parlava di questo. La testimonianza che attrae, che fa incuriosire la gente.
Qui sta la chiave. Con la testimonianza possiamo incidere nei nuclei pi� profondi, l� dove nasce la cultura. Attraverso la testimonianza la Chiesa semina il granello di senape, ma lo fa nel cuore stesso delle culture che si stanno generando nelle citt�. La testimonianza concreta di misericordia e tenerezza che cerca di essere presente nelle periferie esistenziali e povere, agisce direttamente sugli immaginari sociali, generando orientamento e senso per la vita della citt�. Cos� come cristiani contribuiamo a costruire una citt� nella giustizia, nella solidariet� e nella pace.
Con la pastorale sociale, con la Caritas, con diverse organizzazioni, come sempre ha fatto la Chiesa nel corso dei secoli, possiamo farci carico dei pi� poveri con azioni significative, azioni che rendano presente il Regno di Dio manifestandolo e dilatandolo. Anche imparando a lavorare insieme a quanti gi� stanno facendo cose molto efficaci in favore dei pi� poveri. E� uno spazio assai propizio alla pastorale ecumenica caritativa, in cui assumiamo impegni di servizio ai pi� poveri insieme a fratelli di altre Chiese e comunit� ecclesiali.
In tutto questo � molto importante il protagonismo dei laici e degli stessi poveri. E anche la libert� del laico, perch� quello ci imprigiona, che non fa spalancare le porte � la malattia del clericalismo. E� uno dei problemi pi� gravi.
Cari fratelli e sorelle, questo � quanto la riflessione sull�esperienza pastorale mi ha suggerito. Mi d� gioia pensare che stiamo facendo insieme un cammino, e che lo facciamo nella scia di tanti santi pastori che ci hanno preceduto; cito ad esempio solo il beato Giovanni Battista Montini, che durante il suo episcopato a Milano cur� con zelo appassionato la grande missione cittadina .Negli scritti del beato Paolo VI, quando era arcivescovo di Milano, c�� un cantiere, un cantiere di cose che ci potranno aiutare in questo. Il loro esempio e la loro intercessione, con quella della nostra Madre celeste, ci aiutino ad attuare un fruttuoso cambiamento di mentalit�, ad aumentare la nostra capacit� di dialogare con le diverse culture, a valorizzare la religiosit� dei nostri popoli, e a condividere Vangelo e pane con i pi� poveri delle nostre citt�. Grazie.
Discorso del Santo Padre in occasione dell'Udienza ai partecipanti al Congresso Internazionale della Pastorale delle Grandi Citt� - 27/11/2014
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Nella citt� abbiamo bisogno di altre "mappe", altri paradigmi, che ci aiutino a riposizionare i nostri pensieri e i nostri atteggiamenti. Non possiamo rimanere disorientati, perch� tale sconcerto ci porta a sbagliare strada, anzitutto noi stessi, ma poi confonde il popolo di Dio e quello che cercano con cuore sincero la Vita, la Verit� e il Senso.

- Papa Francesco -