Udienza ai partecipanti alla Plenaria del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso
Signori Cardinali,
cari fratelli nell�Episcopato,
cari fratelli e sorelle,
prima di tutto mi scuso per il ritardo. Le udienze sono state in ritardo. Vi ringrazio per la pazienza. Sono lieto di incontrarvi nel contesto della vostra Sessione Plenaria: porgo a ciascuno il pi� cordiale benvenuto e ringrazio il Cardinale Jean-Louis Tauran per le parole che mi ha rivolto anche a nome vostro.
La Chiesa cattolica � consapevole del valore che riveste la promozione dell�amicizia e del rispetto tra uomini e donne di diverse tradizioni religiose. Ne comprendiamo sempre pi� l�importanza, sia perch� il mondo �, in qualche modo, diventato "pi� piccolo", sia perch� il fenomeno delle migrazioni aumenta i contatti tra persone e comunit� di tradizione, cultura, e religione diversa. Questa realt� interpella la nostra coscienza di cristiani, � una sfida per la comprensione della fede e per la vita concreta delle Chiese locali, delle parrocchie, di moltissimi credenti.
Risulta dunque di particolare attualit� il tema scelto per il vostro raduno: "Membri di differenti tradizioni religiose nella societ�". Come ho affermato nell�Esortazione Evangelii gaudium, �un atteggiamento di apertura nella verit� e nell�amore deve caratterizzare il dialogo con i credenti delle religioni non cristiane, nonostante i vari ostacoli e le difficolt�, particolarmente i fondamentalismi da ambo le parti� (n. 250). In effetti, non mancano nel mondo contesti in cui la convivenza � difficile: spesso motivi politici o economici si sovrappongono alle differenze culturali e religiose, facendo leva anche su incomprensioni e sbagli del passato: tutto ci� rischia di generare diffidenza e paura. C�� una sola strada per vincere questa paura, ed � quella del dialogo, dell�incontro segnato da amicizia e rispetto. Quando si va per questa strada � una strada umana.
Dialogare non significa rinunciare alla propria identit� quando si va incontro all�altro, e nemmeno cedere a compromessi sulla fede e sulla morale cristiana. Al contrario, �la vera apertura implica il mantenersi fermi nelle proprie convinzioni pi� profonde, con un�identit� chiara e gioiosa� (ibid., 251) e per questo aperta a comprendere le ragioni dell�altro, capace di relazioni umane rispettose, convinta che l�incontro con chi � diverso da noi pu� essere occasione di crescita nella fratellanza, di arricchimento e di testimonianza. � per questo motivo che dialogo interreligioso ed evangelizzazione non si escludono, ma si alimentano reciprocamente. Non imponiamo nulla, non usiamo nessuna strategia subdola per attirare fedeli, bens� testimoniamo con gioia, con semplicit� ci� in cui crediamo e quello che siamo. In effetti, un incontro in cui ciascuno mettesse da parte ci� in cui crede, fingesse di rinunciare a ci� che gli � pi� caro, non sarebbe certamente una relazione autentica. In tale caso si potrebbe parlare di una fraternit� finta. Come discepoli di Ges� dobbiamo sforzarci di vincere la paura, pronti sempre a fare il primo passo, senza lasciarci scoraggiare di fronte a difficolt� e incomprensioni.
Il dialogo costruttivo tra le persone di diverse tradizioni religiose serve anche a superare un�altra paura, che riscontriamo purtroppo in aumento nelle societ� pi� fortemente secolarizzate: la paura verso le diverse tradizioni religiose e verso la dimensione religiosa in quanto tale. La religione � vista come qualcosa di inutile o addirittura di pericoloso; a volte si pretende che i cristiani rinuncino alle proprie convinzioni religiose e morali nell�esercizio della professione (cfr Benedetto XVI, Discorso al Corpo Diplomatico, 10 gennaio 2011). � diffuso il pensiero secondo cui la convivenza sarebbe possibile solo nascondendo la propria appartenenza religiosa, incontrandoci in una sorta di spazio neutro, privo di riferimenti alla trascendenza. Ma anche qui: come sarebbe possibile creare vere relazioni, costruire una societ� che sia autentica casa comune, imponendo di mettere da parte ci� che ciascuno ritiene essere parte intima del proprio essere? Non � possibile pensare a una fratellanza "da laboratorio". Certo, � necessario che tutto avvenga nel rispetto delle convinzioni altrui, anche di chi non crede, ma dobbiamo avere il coraggio e la pazienza di venirci incontro l�un l�altro per quello che siamo. Il futuro sta nella convivenza rispettosa delle diversit�, non nell�omologazione ad un pensiero unico teoricamente neutrale. Abbiamo visto a lungo la storia, la tragedia dei pensieri unici. Diventa perci� imprescindibile il riconoscimento del diritto fondamentale alla libert� religiosa, in tutte le sue dimensioni. Su questo il Magistero della Chiesa si � espresso negli ultimi decenni con grande impegno. Siamo convinti che per questa via passa l�edificazione della pace del mondo.
Ringrazio il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso per il prezioso servizio che svolge, e invoco su ciascuno di voi l�abbondanza della benedizione del Signore. Grazie.
Discorso del Santo Padre in occasione dell'Udienza ai partecipanti alla Plenaria del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso - 28/11/2013
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La Chiesa cattolica � consapevole del valore che riveste la promozione dell�amicizia e del rispetto tra uomini e donne di diverse tradizioni religiose. Ne comprendiamo sempre pi� l�importanza, sia perch� il mondo �, in qualche modo, diventato "pi� piccolo", sia perch� il fenomeno delle migrazioni aumenta i contatti tra persone e comunit� di tradizione, cultura, e religione diversa.

- Papa Francesco -
Il futuro sta nella convivenza rispettosa delle diversit�, non nell�omologazione ad un pensiero unico teoricamente neutrale. Abbiamo visto a lungo la storia, la tragedia dei pensieri unici. Diventa perci� imprescindibile il riconoscimento del diritto fondamentale alla libert� religiosa, in tutte le sue dimensioni.

- Papa Francesco -