Citazione spirituale

Udienza al Personale della Casa Circondariale �Regina Coeli� di Roma

Cari fratelli e sorelle,

sono lieto di incontrarvi e vi saluto tutti cordialmente, ad iniziare dal Cappellano padre Vittorio Trani e dal Direttore dr.ssa Silvana Sergi, che ringrazio per le loro parole. Voi rappresentate la comunit� di lavoro che si pone al servizio dei detenuti del carcere romano di �Regina Coeli�: agenti di custodia, personale amministrativo, medici, educatori, cappellani e volontari, accompagnati dai vostri familiari. Esprimo a ciascuno la riconoscenza mia e della Chiesa per il vostro lavoro accanto ai reclusi: esso richiede fortezza interiore, perseveranza e consapevolezza della specifica missione alla quale siete chiamati. � un�altra cosa. Ci vuole preghiera tutti i giorni perch� il Signore vi dia il buon senso: il buon senso nelle diverse situazioni nelle quali vi troverete.

Il carcere � luogo di pena nel duplice senso di punizione e di sofferenza, e ha molto bisogno di attenzione e di umanit�. � un luogo dove tutti, Polizia Penitenziaria, Cappellani, educatori e volontari, sono chiamati al difficile compito di curare le ferite di coloro che, per errori fatti, si trovano privati della loro libert� personale. � noto che una buona collaborazione tra i diversi servizi nel carcere svolge un�azione di grande sostegno per la rieducazione dei detenuti. Tuttavia, a causa della carenza di personale e del cronico sovraffollamento, il faticoso e delicato lavoro rischia di essere in parte vanificato.

Lo stress lavorativo determinato dai turni pressanti e spesso la lontananza dalle famiglie sono fattori che appesantiscono un lavoro che gi� di per s� comporta una certa fatica psicologica. Pertanto, figure professionali come le vostre necessitano di equilibrio personale e di valide motivazioni costantemente rinnovate; infatti siete chiamati non solo a garantire la custodia, l�ordine e la sicurezza dell�istituto, ma anche molto spesso a fasciare le ferite di uomini e donne che incontrate quotidianamente nei loro reparti.

Nessuno pu� condannare l�altro per gli errori che ha commesso, n� tantomeno infliggere sofferenze offendendo la dignit� umana. Le carceri hanno bisogno di essere sempre pi� umanizzate, ed � doloroso invece sentire che tante volte sono considerate come luoghi di violenza e di illegalit�, dove imperversano le cattiverie umane. Allo stesso tempo, non dobbiamo dimenticare che molti detenuti sono povera gente, non hanno riferimenti, non hanno sicurezze, non hanno famiglia, non hanno mezzi per difendere i propri diritti, sono emarginati e abbandonati al loro destino. Per la societ� i detenuti sono individui scomodi, sono uno scarto, un peso. � doloroso questo, ma l�inconscio collettivo ci porta l�.

Ma l�esperienza dimostra che il carcere, con l�aiuto degli operatori penitenziari, pu� diventare veramente un luogo di riscatto, di risurrezione e di cambiamento di vita; e tutto ci� � possibile attraverso percorsi di fede, di lavoro e di formazione professionale, ma soprattutto di vicinanza spirituale e di compassione, sull�esempio del buon Samaritano, che si � chinato a curare il fratello ferito. Questo atteggiamento di prossimit�, che trova la sua radice nell�amore di Cristo, pu� favorire in molti detenuti la fiducia, la consapevolezza e la certezza di essere amati.

Inoltre, la pena, ogni pena, non pu� essere chiusa, deve avere sempre �la finestra aperta� per la speranza, da parte sia del carcere sia di ogni persona. Ognuno deve avere sempre la speranza del reinserimento parziale. Pensiamo agli ergastolani, anche loro: �Col mio lavoro in carcere��. Dare, fare lavori� Sempre la speranza del reinserimento. Una pena senza speranza non serve, non aiuta, provoca nel cuore sentimenti di rancore, tante volte di vendetta, e la persona esce peggio di come � entrata. No. Bisogna sempre far s� che ci sia la speranza e aiutare a vedere sempre al di l� della finestra, sperando nel reinserimento. So che voi lavorate tanto, guardando questo futuro per reinserire ognuno di coloro che sono in carcere.

Vi incoraggio a svolgere la vostra importante opera con sentimenti di concordia e di unit�. Tutti insieme, Direzione, Polizia Penitenziaria, Cappellani, area educativa, volontariato e comunit� esterna siete chiamati a marciare in un�unica direzione, per aiutare a rialzarsi e a crescere nella speranza quanti sono, purtroppo, caduti nella trappola del male.

Da parte mia, vi accompagno con il mio affetto, che � sincero. Io ho tanta vicinanza con i carcerati e le persone che lavorano nelle carceri. Il mio affetto e la mia preghiera, perch� possiate contribuire, con il vostro lavoro, a far s� che il carcere, luogo di pena e di sofferenza, sia anche laboratorio di umanit� e di speranza. Nell�altra diocesi [Buenos Aires] andavo spesso al carcere; e adesso ogni quindici giorni, la domenica, faccio una telefonata a un gruppo di carcerati in un carcere che visitavo con frequenza. Sono vicino. E sempre ho avuto una sensazione quando entravo nel carcere: �perch� loro e non io?�. Questo pensiero mi ha fatto tanto bene. Perch� loro e non io? Avrei potuto essere l�, e invece no, il Signore mi ha dato una grazia che i miei peccati e le mie mancanze siano state perdonate e non viste, non so. Ma quella domanda aiuta tanto: perch� loro e non io?

Benedico di cuore tutti voi e i vostri cari; e vi chiedo per favore di pregare per me, che ne ho bisogno. Grazie!

Discorso del Santo Padre durante l'Udienza al Personale della Casa Circondariale �Regina Coeli� di Roma - 7/02/2019


Tutte le frasi tratte da "Udienza al Personale della Casa Circondariale �Regina Coeli� di Roma"


La pena, ogni pena, non pu� essere chiusa, deve avere sempre �la finestra aperta� per la speranza, da parte sia del carcere sia di ogni persona.

- Papa Francesco -



Nessuno pu� condannare l�altro per gli errori che ha commesso, n� tantomeno infliggere sofferenze offendendo la dignit� umana. Le carceri hanno bisogno di essere sempre pi� umanizzate, ed � doloroso invece sentire che tante volte sono considerate come luoghi di violenza e di illegalit�, dove imperversano le cattiverie umane.

- Papa Francesco -