Citazione spirituale

Veglia di preghiera con i giovani nel �Campus Misericordiae� di Krak�w - Viaggio Apostolico in Polonia in occasione della XXXI Giornata Mondiale della Giovent�

Cari giovani, buona sera!
E� bello essere qui con voi in questa Veglia di preghiera.

Alla fine della sua coraggiosa e commovente testimonianza, Rand ci ha chiesto qualcosa. Ci ha detto: �Vi chiedo sinceramente di pregare per il mio amato Paese�. Una storia segnata dalla guerra, dal dolore, dalla perdita, che termina con una richiesta: quella della preghiera. Che cosa c�� di meglio che iniziare la nostra veglia pregando?

Veniamo da diverse parti del mondo, da continenti, Paesi, lingue, culture, popoli differenti. Siamo �figli� di nazioni che forse stanno discutendo per vari conflitti, o addirittura sono in guerra. Altri veniamo da Paesi che possono essere in �pace�, che non hanno conflitti bellici, dove molte delle cose dolorose che succedono nel mondo fanno solo parte delle notizie e della stampa. Ma siamo consapevoli di una realt�: per noi, oggi e qui, provenienti da diverse parti del mondo, il dolore, la guerra che vivono tanti giovani, non sono pi� una cosa anonima, per noi non sono pi� una notizia della stampa, hanno un nome, un volto, una storia, una vicinanza. Oggi la guerra in Siria � il dolore e la sofferenza di tante persone, di tanti giovani come la coraggiosa Rand, che sta qui in mezzo a noi e ci chiede di pregare per il suo amato Paese.

Ci sono situazioni che possono risultarci lontane fino a quando, in qualche modo, le tocchiamo. Ci sono realt� che non comprendiamo perch� le vediamo solo attraverso uno schermo (del cellulare o del computer). Ma quando prendiamo contatto con la vita, con quelle vite concrete non pi� mediatizzate dagli schermi, allora ci succede qualcosa di forte: tutti sentiamo l�invito a coinvolgerci: �Basta citt� dimenticate�, come dice Rand; mai pi� deve succedere che dei fratelli siano �circondati da morte e da uccisioni� sentendo che nessuno li aiuter�. Cari amici, vi invito a pregare insieme a motivo della sofferenza di tante vittime della guerra, di questa guerra che c�� oggi nel mondo, affinch� una volta per tutte possiamo capire che niente giustifica il sangue di un fratello, che niente � pi� prezioso della persona che abbiamo accanto. E in questa richiesta di preghiera voglio ringraziare anche voi, Natalia e Miguel, perch� anche voi avete condiviso con noi le vostre battaglie, le vostre guerre interiori. Ci avete presentato le vostre lotte, e come avete fatto per superarle. Voi siete segno vivo di quello che la misericordia vuole fare in noi.

Noi adesso non ci metteremo a gridare contro qualcuno, non ci metteremo a litigare, non vogliamo distruggere, non vogliamo insultare. Noi non vogliamo vincere l�odio con pi� odio, vincere la violenza con pi� violenza, vincere il terrore con pi� terrore. E la nostra risposta a questo mondo in guerra ha un nome: si chiama fraternit�, si chiama fratellanza, si chiama comunione, si chiama famiglia. Festeggiamo il fatto che veniamo da culture diverse e ci uniamo per pregare. La nostra migliore parola, il nostro miglior discorso sia unirci in preghiera. Facciamo un momento di silenzio e preghiamo; mettiamo davanti a Dio le testimonianze di questi amici, identifichiamoci con quelli per i quali �la famiglia � un concetto inesistente, la casa solo un posto dove dormire e mangiare�, o con quelli che vivono nella paura di credere che i loro errori e peccati li abbiano tagliati fuori definitivamente. Mettiamo alla presenza del nostro Dio anche le vostre �guerre�, le nostre �guerre�, le lotte che ciascuno porta con s�, nel proprio cuore. E per questo, per essere in famiglia, in fratellanza, tutti insieme, vi invito ad alzarvi, a prendervi per mano e a pregare in silenzio. Tutti.

[Silenzio]

Mentre pregavamo mi veniva in mente l�immagine degli Apostoli nel giorno di Pentecoste. Una scena che ci pu� aiutare a comprendere tutto ci� che Dio sogna di realizzare nella nostra vita, in noi e con noi. Quel giorno i discepoli stavano chiusi dentro per la paura. Si sentivano minacciati da un ambiente che li perseguitava, che li costringeva a stare in una piccola abitazione obbligandoli a rimanere fermi e paralizzati. Il timore si era impadronito di loro. In quel contesto, accadde qualcosa di spettacolare, qualcosa di grandioso. Venne lo Spirito Santo e delle lingue come di fuoco si posarono su ciascuno di essi, spingendoli a un�avventura che mai avrebbero sognato. La cosa cambia completamente!

Abbiamo ascoltato tre testimonianze; abbiamo toccato, con i nostri cuori, le loro storie, le loro vite. Abbiamo visto come loro, al pari dei discepoli, hanno vissuto momenti simili, hanno passato momenti in cui sono stati pieni di paura, in cui sembrava che tutto crollasse. La paura e l�angoscia che nascono dal sapere che uscendo di casa uno pu� non rivedere pi� i suoi cari, la paura di non sentirsi apprezzato e amato, la paura di non avere altre opportunit�. Loro hanno condiviso con noi la stessa esperienza che fecero i discepoli, hanno sperimentato la paura che porta in un unico posto. Dove ci porta, la paura? Alla chiusura. E quando la paura si rintana nella chiusura, va sempre in compagnia di sua �sorella gemella�, la paralisi; sentirci paralizzati. Sentire che in questo mondo, nelle nostre citt�, nelle nostre comunit�, non c�� pi� spazio per crescere, per sognare, per creare, per guardare orizzonti, in definitiva per vivere, � uno dei mali peggiori che ci possono capitare nella vita, e specialmente nella giovinezza. La paralisi ci fa perdere il gusto di godere dell�incontro, dell�amicizia, il gusto di sognare insieme, di camminare con gli altri. Ci allontana dagli altri, ci impedisce di stringere la mano, come abbiamo visto [nella coreografia], tutti chiusi in quelle piccole stanzette di vetro.

Ma nella vita c�� un�altra paralisi ancora pi� pericolosa e spesso difficile da identificare, e che ci costa molto riconoscere. Mi piace chiamarla la paralisi che nasce quando si confonde la FELICIT� con un DIVANO / KANAPA! S�, credere che per essere felici abbiamo bisogno di un buon divano. Un divano che ci aiuti a stare comodi, tranquilli, ben sicuri. Un divano, come quelli che ci sono adesso, moderni, con massaggi per dormire inclusi, che ci garantiscano ore di tranquillit� per trasferirci nel mondo dei videogiochi e passare ore di fronte al computer. Un divano contro ogni tipo di dolore e timore. Un divano che ci faccia stare chiusi in casa senza affaticarci n� preoccuparci. La �divano-felicit�� / �kanapa-szcz??cie� � probabilmente la paralisi silenziosa che ci pu� rovinare di pi�, che pu� rovinare di pi� la giovent�. �E perch� succede questo, Padre?�. Perch� a poco a poco, senza rendercene conto, ci troviamo addormentati, ci troviamo imbambolati e intontiti. L�altro ieri, parlavo dei giovani che vanno in pensione a 20 anni; oggi parlo dei giovani addormentati, imbambolati, intontiti, mentre altri � forse i pi� vivi, ma non i pi� buoni � decidono il futuro per noi. Sicuramente, per molti � pi� facile e vantaggioso avere dei giovani imbambolati e intontiti che confondono la felicit� con un divano; per molti questo risulta pi� conveniente che avere giovani svegli, desiderosi di rispondere, di rispondere al sogno di Dio e a tutte le aspirazioni del cuore. Voi, vi domando, domando a voi: volete essere giovani addormentati, imbambolati, intontiti? [No!] Volete che altri decidano il futuro per voi? [No!] Volete essere liberi? [S�!] Volete essere svegli? [S�!] Volete lottare per il vostro futuro? [S�!] Non siete troppo convinti� Volete lottare per il vostro futuro? [S�!]

Ma la verit� � un�altra: cari giovani, non siamo venuti al mondo per �vegetare�, per passarcela comodamente, per fare della vita un divano che ci addormenti; al contrario, siamo venuti per un�altra cosa, per lasciare un�impronta. E� molto triste passare nella vita senza lasciare un�impronta. Ma quando scegliamo la comodit�, confondendo felicit� con consumare, allora il prezzo che paghiamo � molto ma molto caro: perdiamo la libert�. Non siamo liberi di lasciare un�impronta. Perdiamo la libert�. Questo � il prezzo. E c�� tanta gente che vuole che i giovani non siano liberi; c�� tanta gente che non vi vuole bene, che vi vuole intontiti, imbambolati, addormentati, ma mai liberi. No, questo no! Dobbiamo difendere la nostra libert�!

Proprio qui c�� una grande paralisi, quando cominciamo a pensare che felicit� � sinonimo di comodit�, che essere felice � camminare nella vita addormentato o narcotizzato, che l�unico modo di essere felice � stare come intontito. E� certo che la droga fa male, ma ci sono molte altre droghe socialmente accettate che finiscono per renderci molto o comunque pi� schiavi. Le une e le altre ci spogliano del nostro bene pi� grande: la libert�. Ci spogliano della libert�.

Amici, Ges� � il Signore del rischio, � il Signore del sempre �oltre�. Ges� non � il Signore del confort, della sicurezza e della comodit�. Per seguire Ges�, bisogna avere una dose di coraggio, bisogna decidersi a cambiare il divano con un paio di scarpe che ti aiutino a camminare su strade mai sognate e nemmeno pensate, su strade che possono aprire nuovi orizzonti, capaci di contagiare gioia, quella gioia che nasce dall�amore di Dio, la gioia che lascia nel tuo cuore ogni gesto, ogni atteggiamento di misericordia. Andare per le strade seguendo la �pazzia� del nostro Dio che ci insegna a incontrarlo nell�affamato, nell�assetato, nel nudo, nel malato, nell�amico che � finito male, nel detenuto, nel profugo e nel migrante, nel vicino che � solo. Andare per le strade del nostro Dio che ci invita ad essere attori politici, persone che pensano, animatori sociali. Che ci stimola a pensare un�economia pi� solidale di questa. In tutti gli ambiti in cui vi trovate, l�amore di Dio ci invita a portare la Buona Notizia, facendo della propria vita un dono a Lui e agli altri. E questo significa essere coraggiosi, questo significa essere liberi!

Potrete dirmi: Padre, ma questo non � per tutti, � solo per alcuni eletti! S�, � vero, e questi eletti sono tutti quelli che sono disposti a condividere la loro vita con gli altri. Allo stesso modo in cui lo Spirito Santo trasform� il cuore dei discepoli nel giorno di Pentecoste � erano paralizzati � lo ha fatto anche con i nostri amici che hanno condiviso le loro testimonianze. Uso le tue parole, Miguel: tu ci dicevi che il giorno in cui nella �Facenda� ti hanno affidato la responsabilit� di aiutare per il migliore funzionamento della casa, allora hai cominciato a capire che Dio chiedeva qualcosa da te. Cos� � cominciata la trasformazione.

Questo � il segreto, cari amici, che tutti siamo chiamati a sperimentare. Dio aspetta qualcosa da te. Avete capito? Dio aspetta qualcosa da te, Dio vuole qualcosa da te, Dio aspetta te. Dio viene a rompere le nostre chiusure, viene ad aprire le porte delle nostre vite, delle nostre visioni, dei nostri sguardi. Dio viene ad aprire tutto ci� che ti chiude. Ti sta invitando a sognare, vuole farti vedere che il mondo con te pu� essere diverso. E� cos�: se tu non ci metti il meglio di te, il mondo non sar� diverso. E� una sfida.

Il tempo che oggi stiamo vivendo non ha bisogno di giovani-divano / m?odzi kanapowi, ma di giovani con le scarpe, meglio ancora, con gli scarponcini calzati. Questo tempo accetta solo giocatori titolari in campo, non c�� posto per riserve. Il mondo di oggi vi chiede di essere protagonisti della storia perch� la vita � bella sempre che vogliamo viverla, sempre che vogliamo lasciare un�impronta. La storia oggi ci chiede di difendere la nostra dignit� e non lasciare che siano altri a decidere il nostro futuro. No! Noi dobbiamo decidere il nostro futuro, voi il vostro futuro! Il Signore, come a Pentecoste, vuole realizzare uno dei pi� grandi miracoli che possiamo sperimentare: far s� che le tue mani, le mie mani, le nostre mani si trasformino in segni di riconciliazione, di comunione, di creazione. Egli vuole le tue mani per continuare a costruire il mondo di oggi. Vuole costruirlo con te. E tu, cosa rispondi? Cosa rispondi, tu? S� o no? [S�!]

Mi dirai: Padre, ma io sono molto limitato, sono peccatore, cosa posso fare? Quando il Signore ci chiama non pensa a ci� che siamo, a ci� che eravamo, a ci� che abbiamo fatto o smesso di fare. Al contrario: nel momento in cui ci chiama, Egli sta guardando tutto quello che potremmo fare, tutto l�amore che siamo capaci di contagiare. Lui scommette sempre sul futuro, sul domani. Ges� ti proietta all�orizzonte, mai al museo.

Per questo, amici, oggi Ges� ti invita, ti chiama a lasciare la tua impronta nella vita, un�impronta che segni la storia, che segni la tua storia e la storia di tanti.

La vita di oggi ci dice che � molto facile fissare l�attenzione su quello che ci divide, su quello che ci separa. Vorrebbero farci credere che chiuderci � il miglior modo di proteggerci da ci� che ci fa male. Oggi noi adulti � noi, adulti! � abbiamo bisogno di voi, per insegnarci � come adesso fate voi, oggi � a convivere nella diversit�, nel dialogo, nel condividere la multiculturalit� non come una minaccia ma come un�opportunit�. E voi siete un�opportunit� per il futuro. Abbiate il coraggio di insegnarci, abbiate il coraggio di insegnare a noi che � pi� facile costruire ponti che innalzare muri! Abbiamo bisogno di imparare questo. E tutti insieme chiediamo che esigiate da noi di percorrere le strade della fraternit�. Che siate voi i nostri accusatori, se noi scegliamo la via dei muri, la via dell�inimicizia, la via della guerra. Costruire ponti: sapete qual � il primo ponte da costruire? Un ponte che possiamo realizzare qui e ora: stringerci la mano, darci la mano. Forza, fatelo adesso. Fate questo ponte umano, datevi la mano, tutti voi: � il ponte primordiale, � il ponte umano, � il primo, � il modello. Sempre c�� il rischio � l�ho detto l�altro giorno � di rimanere con la mano tesa, ma nella vita bisogna rischiare, chi non rischia non vince. Con questo ponte, andiamo avanti. Qui, questo ponte primordiale: stringetevi la mano. Grazie. E� il grande ponte fraterno, e possano imparare a farlo i grandi di questo mondo!� ma non per la fotografia - quando si danno la mano e pensano un�altra cosa -, bens� per continuare a costruire ponti sempre pi� grandi. Che questo ponte umano sia seme di tanti altri; sar� un�impronta.

Oggi Ges�, che � la via, chiama te, te, te [indica ciascuno] a lasciare la tua impronta nella storia. Lui, che � la vita, ti invita a lasciare un�impronta che riempia di vita la tua storia e quella di tanti altri. Lui, che � la verit�, ti invita a lasciare le strade della separazione, della divisione, del non-senso. Ci stai? [S�!] Ci stai? [S�!] Cosa rispondono adesso - voglio vedere - le tue mani e i tuoi piedi al Signore, che � via, verit� e vita? Ci stai? [S�!] Il Signore benedica i vostri sogni. Grazie!

Discorso del Santo Padre durante la Veglia di preghiera con i giovani nel �Campus Misericordiae� di Krak�w - Viaggio Apostolico in Polonia in occasione della XXXI Giornata Mondiale della Giovent� - 30/07/2016


Tutte le frasi tratte da "Veglia di preghiera con i giovani nel �Campus Misericordiae� di Krak�w - Viaggio Apostolico in Polonia in occasione della XXXI Giornata Mondiale della Giovent�"


Non ci metteremo a gridare contro qualcuno, non ci metteremo a litigare, non vogliamo distruggere, non vogliamo insultare. Noi non vogliamo vincere l�odio con pi� odio, vincere la violenza con pi� violenza, vincere il terrore con pi� terrore. E la nostra risposta a questo mondo in guerra ha un nome: si chiama fraternit�, si chiama fratellanza, si chiama comunione, si chiama famiglia.

- Papa Francesco -



Dio aspetta qualcosa da te, Dio vuole qualcosa da te, Dio aspetta te. Dio viene a rompere le nostre chiusure, viene ad aprire le porte delle nostre vite, delle nostre visioni, dei nostri sguardi. Dio viene ad aprire tutto ci� che ti chiude. Ti sta invitando a sognare, vuole farti vedere che il mondo con te pu� essere diverso. E� cos�: se tu non ci metti il meglio di te, il mondo non sar� diverso.

- Papa Francesco -