Visita �ad Limina Apostolorum� dei Presuli della Conferenza Episcopale di Bosnia e Erzegovina
Signor Cardinale,
cari Fratelli Vescovi,
l�esperienza spirituale della visita alle Tombe degli Apostoli e dell�incontro con il Vescovo di Roma � sempre un momento intenso di fede e di comunione. Vi porgo il mio cordiale benvenuto e vi ringrazio per avermi portato l�affetto delle vostre Chiese e dei popoli della Bosnia ed Erzegovina. Per parte mia, sono ansioso di recarmi nella vostra Patria il prossimo sei giugno e gustare con la vostra gente quanto � bello e soave che i fratelli si trovino insieme (cfr Sal 133,1).
Ho potuto leggere con attenzione e partecipazione i vostri rapporti, con le vostre speranze, i vostri progetti; e, insieme a voi, ho pregato per tutti gli abitanti del Paese e per quanti sono stati costretti dai non lontani eventi bellici, dalla disoccupazione e dalla mancanza di prospettive a rifugiarsi all�estero.
1. Quella dell�emigrazione � giustamente una delle realt� sociali che vi stanno molto a cuore. Essa evoca la difficolt� del ritorno di tanti vostri concittadini, la scarsit� di fonti di lavoro, l�instabilit� delle famiglie, la lacerazione affettiva e sociale di intere comunit�, la precariet� operativa di diverse parrocchie, le memorie ancora vive del conflitto, sia a livello personale che comunitario, con le ferite degli animi ancora doloranti. So bene che ci� suscita, nel vostro animo di Pastori, amarezza e preoccupazione. Il Papa e la Chiesa sono con voi con la preghiera e il fattivo sostegno dei vostri programmi a favore di quanti abitano i vostri territori, senza alcuna distinzione. Vi incoraggio, perci�, a non risparmiare le vostre energie per sostenere i deboli, aiutare � nei modi che vi sono possibili � quanti hanno legittimi e onesti desideri di rimanere nella propria terra natale, sovvenire alla fame spirituale di chi crede nei valori indelebili, nati dal Vangelo, che lungo i secoli hanno alimentato la vita delle vostre comunit�. Animati dal balsamo della fede, dal vostro esempio e dalla vostra predicazione, essi potranno rafforzare la propria determinazione al bene. In tale opera vi sono di indispensabile aiuto i vostri presbiteri, che mi dite essere generosi, operosi e convinti pastori del gregge loro affidato.
2. La societ� in cui vivete ha una dimensione multiculturale e multietnica. E a voi � consegnato il compito di essere padri di tutti, pur nelle ristrettezze materiali e nella crisi in cui vi trovate ad agire. Il vostro cuore sia sempre largo ad accogliere ognuno, come il cuore di Cristo sa ospitare in s� � con amore divino � ogni essere umano.
Ogni comunit� cristiana sa di essere chiamata ad aprirsi, a riflettere nel mondo la luce del Vangelo; non pu� rimanere chiusa soltanto nell�ambito delle proprie pur nobili tradizioni. Essa esce dal proprio �recinto�, salda nella fede, sostenuta dalla preghiera e incoraggiata dai propri pastori, per vivere e annunciare la vita nuova di cui � depositaria, quella di Cristo, Salvatore di ogni uomo. In tale prospettiva, incoraggio le iniziative che possono allargare la presenza della Chiesa al di l� del perimetro liturgico, assumendo con fantasia ogni altra azione che possa incidere nella societ� apportandovi il fresco spirito del Vangelo. Ogni persona ha bisogno, anche senza saperlo, di incontrare il Signore Ges�.
Nei vostri orientamenti, cercate di promuovere una solida pastorale sociale nei confronti dei fedeli, specie i giovani, per far s� che si formino coscienze disposte a rimanere nei propri territori da protagonisti e responsabili della ricostruzione e della crescita del vostro Paese, dal quale non possono aspettarsi solo di ricevere. In questo lavoro educativo-pastorale, la dottrina sociale della Chiesa � di valido aiuto. E� anche questo un modo per superare vecchie incrostazioni materialistiche che tuttora persistono nella mentalit� e nel comportamento di alcuni settori della societ� in cui vivete.
3. Il vostro ministero, cari Fratelli, assume diverse dimensioni: pastorale, ecumenica, interreligiosa. Grazie alle vostre relazioni, ho potuto rendermi meglio conto dell�intenso lavoro che portate avanti in questi ambiti, lavoro che sempre esprime la vostra paternit� nei confronti del popolo a voi affidato. Vi incoraggio ricordandovi che, pur nel rispetto di tutti, ci� non vi esime dal dare aperta e franca testimonianza dell�appartenenza a Cristo.
I sacerdoti, i religiosi e le religiose e i fedeli laici, che vivono a stretto contatto con cittadini di differenti tradizioni religiose, vi possono offrire validi consigli circa il vostro comportamento e le vostre parole, a partire dalla loro saggezza e dalla loro esperienza in comunit� miste. Ritengo che un simile approccio sapienziale possa recare semi e frutti di pacificazione, di comprensione e anche di collaborazione.
4. Un ulteriore aspetto da voi presentato e che intendo evocare, elogiando la vostra sensibilit� pastorale, � quello della relazione tra il vostro clero e quello religioso. Conosco per esperienza diretta la complessit� di questi rapporti, come pure le difficolt� di armonizzazione dei rispettivi carismi. Ma il fatto pi� importante � che in entrambe le dimensioni dell�unico sacerdozio si � sempre perseguita l�unica missione: servire il Regno di Cristo. E ci� va a lode e onore di queste forze apostoliche, le quali dedicano ogni propria energia a tale servizio. Ricordo ci� che san Giovanni Paolo II, con ispirate parole, disse a Sarajevo nel corso della sua visita dell�aprile 1997; mi sembra che siano profetiche anche oggi: il Vescovo � padre: sa che ogni dono perfetto viene da Dio (cfr Discorso ai Vescovi, 13 aprile 1997, 4).
In questo Anno dedicato alla Vita Consacrata dobbiamo evidenziare come tutti i carismi e i ministeri sono destinati alla gloria di Dio e alla salvezza di tutti gli uomini, vigilando a che essi siano effettivamente orientati all�edificazione del Regno di Dio e non inquinati da finalit� parziali, che si esercitino in un regime di umana e fraterna comunione, sopportando i pesi gli uni degli altri (cfr Gal 6,2) con spirito di servizio.
5. Infine, permettetemi una parola personale fra Vescovi, come si conviene in piena carit�. Mi sono note le vicende storiche che rendono diversa la Bosnia dall�Erzegovina in molti ambiti. E tuttavia voi siete un corpo unico: voi siete i Vescovi cattolici in comunione col Successore di Pietro, in un luogo di frontiera. Sgorga spontanea dal mio cuore una parola sola: voi siete in comunione. Pur se talvolta imperfetta, tale comunione va perseguita con vigore a tutti i livelli, al di l� delle peculiari individualit�.
Occorre agire in base all�appartenenza al medesimo Collegio Apostolico; altre considerazioni passano in secondo piano e vanno analizzate alla luce della cattolicit� della vostra fede e del vostro ministero.
Cari Fratelli, in attesa di incontrare a Sarajevo la vostra gente, desidero dirvi la carit�, l�attenzione e la vicinanza della Chiesa di Roma nei vostri confronti, eredi di tanti martiri e confessori, che lungo la travagliata e secolare storia del vostro Paese hanno conservato viva la fede.
Questi sono i sentimenti che con tanta cordialit� vi esprimo e che vi prego di trasmettere alle vostre comunit�, chiedendo ad esse una preghiera per il mio ministero e partecipando loro la Benedizione Apostolica che imparto a voi con affetto fraterno.
Discorso del Santo Padre in occasione della Visita �ad Limina Apostolorum� dei Presuli della Conferenza Episcopale di Bosnia e Erzegovina - 16/03/2015
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Ogni comunit� cristiana sa di essere chiamata ad aprirsi, a riflettere nel mondo la luce del Vangelo; non pu� rimanere chiusa soltanto nell�ambito delle proprie pur nobili tradizioni. Essa esce dal proprio �recinto�, salda nella fede, sostenuta dalla preghiera e incoraggiata dai propri pastori, per vivere e annunciare la vita nuova di cui � depositaria, quella di Cristo, Salvatore di ogni uomo.

- Papa Francesco -