Citazione spirituale

Visita Pastorale a Caserta

Dialogo del Santo Padre con i sacerdoti

(Mons. D�Alise, Vescovo di Caserta)

Santit�, non ho preparato niente di scritto perch� ho capito subito che Lei vuole un rapporto intimo e profondo con i sacerdoti. Quindi io Le dico: benvenuto. Questa � la nostra Chiesa, i sacerdoti e poi andremo a vedere il resto della Chiesa, mentre celebreremo l�Eucaristia. Per me questo momento � importante, perch� sono due mesi che sono qui, e incominciare questo episcopato con la Sua presenza e la Sua benedizione per me � una grazia nella grazia. E adesso aspettiamo la Sua parola. Sapendo che Lei desidera un dialogo, i sacerdoti hanno anche preparato per Lei delle domande.

(Santo Padre)

Ho preparato un discorso, ma lo consegner� al Vescovo. Grazie tante dell�accoglienza. Grazie. Sono contento e mi sento un po� colpevole di avere combinato tanti problemi nel giorno della festa patronale. Ma io non sapevo. E quando ho chiamato il Vescovo per dirgli che volevo venire a fare una visita privata, qui, ad un amico, il pastore Traettino, lui mi ha detto: "Ah, proprio il giorno della festa patronale!". E subito ho pensato: "Il giorno dopo sui giornali ci sar�: nella festa patronale di Caserta il Papa � andato dai protestanti". Bel titolo, eh? E cos� abbiamo sistemato la cosa, un po� in fretta, ma, mi ha aiutato tanto il Vescovo, e anche la gente della Segreteria di Stato. Ho detto al Sostituto, quando l�ho chiamato: "Ma, per favore, toglimi la corda dal collo". E l�ha fatto bene. Grazie per le vostre domande che farete, possiamo incominciare; si fanno le domande e io vedo se possiamo accorparne due o tre, altrimenti rispondo ad ognuna.

D. - Santit�, grazie. Sono il vicario generale di Caserta, don Pasquariello. Un grazie immenso per la sua visita qui a Caserta. Vorrei presentare una domanda: il bene che Lei sta portando nella Chiesa cattolica con le sue omelie quotidiane, i documenti ufficiali, specialmente l�Evangelii Gaudium, sono improntate soprattutto sulla conversione spirituale, intima, personale. E� una riforma che impegna, secondo il mio modesto parere, solo la sfera della teologia, dell�esegesi biblica e della filosofia. Accanto a questa conversione personale, che � essenziale per la salvezza eterna, vedrei utile qualche intervento, da parte di Vostra Santit�, che possa coinvolgere di pi� il popolo di Dio, proprio in quanto popolo. E mi spiego. La nostra Diocesi, da 900 anni, ha dei confini assurdi: alcuni territori comunali sono divisi a met� con la diocesi di Capua e con quella di Acerra. Addirittura, la stazione della citt� di Caserta, distante meno di un chilometro dal municipio, appartiene a Capua. Per questo motivo, Beatissimo Padre, Le chiedo un intervento risolutore perch� le nostre comunit� non abbiano pi� a soffrire a causa di spostamenti inutili e non sia mortificata ulteriormente l�unit� pastorale dei nostri fedeli. E� chiaro, Santit�, che Lei nel N. 10 dell�Evangelii Gaudium dice che queste cose appartengono all�episcopato; per�, io ricordo che da giovane sacerdote � 47 anni fa � andammo con mons. Roberti � lui era uscito dalla Segreteria di Stato � e portammo un poco di problemi anche l�; dissero, dopo aver spiegato le cose: "Mettetevi d�accordo con i vescovi e noi firmeremo". E questa � una bellissima cosa. Ma quando si mettono d�accordo, i Vescovi?

R. - (Santo Padre)

Alcuni storici della Chiesa dicono che in alcuni dei primi Concilii Vescovi arrivavano anche ai pugni, ma poi si mettevano d�accordo. E questo � un segno brutto. E� brutto quando i Vescovi sparlano uno dell�altro, o fanno cordate. Non dico avere unit� di pensiero o unit� di spiritualit�, perch� questo � buono, dico cordate nel senso negativo della parola. Questo � brutto perch� si rompe proprio l�unit� della Chiesa. Questo non � di Dio. E noi Vescovi dobbiamo dare l�esempio dell�unit� che Ges� ha chiesto al Padre per la Chiesa. Ma non si pu� andare sparlando uno dell�altro: "E questo la fa cos� e quello la fa l� cos�". Ma vai, dillo in faccia! I nostri antenati nei primi Concili andavano ai pugni, e io preferisco che si gridino quattro cose di quelle forti e poi si abbraccino e non che si parlino di nascosto uno contro l�altro. Questo, come principio generale, ossia: nell�unit� della Chiesa � importante l�unit� tra i Vescovi. Lei ha poi sottolineato una strada che il Signore ha voluto per la sua Chiesa. E questa unit� tra i Vescovi � quella che favorisce il mettersi d�accordo su questo e su quest�altro. In un Paese � non in Italia, da un�altra parte � c�� una Diocesi i cui limiti sono stati rifatti, ma a motivo della ubicazione del tesoro della cattedrale sono in conflitto nei tribunali da pi� di 40 anni. Per soldi: questo non si capisce! � qui dove il diavolo festeggia! E� lui che guadagna. E� bello poi che lei dica che i Vescovi debbano sempre essere d�accordo: ma d�accordo nell�unit�, non nell�uniformit�. Ognuno ha il suo carisma, ognuno ha il suo modo di pensare, di vedere le cose: questa variet� a volte � frutto di sbagli, ma tante volte � frutto dello stesso Spirito. Lo Spirito Santo ha voluto che nella Chiesa ci fosse questa variet� di carismi. Lo stesso Spirito che fa la diversit�, poi � riuscito a fare l�unit�; un�unit� nella diversit� di ognuno, senza che nessuno perda la propria personalit�. Ma, io mi auguro che quello che lei ha detto vada avanti. E poi, tutti siamo buoni, perch� abbiamo l�acqua del Battesimo tutti, abbiamo lo Spirito Santo dentro che ci aiuta ad andare avanti.

D. - Sono padre Angelo Piscopo, parroco di San Pietro Apostolo e di San Pietro in Cattedra. La mia domanda � questa: Santit�, nell�Esortazione apostolica Evangelii Gaudium Lei ha invitato a incoraggiare e a rafforzare la piet� popolare, quale prezioso tesoro della Chiesa cattolica. Allo stesso tempo, per�, ha mostrato il rischio � purtroppo sempre pi� reale � della diffusione di un cristianesimo individuale e sentimentale, attento pi� alle forme tradizionali e alla rivelazione, privato degli aspetti fondamentali della fede e privo di incidenza nella vita sociale. Quale suggerimento pu� darci per una pastorale che senza mortificare la piet� popolare, possa rilanciare il primato del Vangelo? Grazie, Santit�.

R. - (Santo Padre)

Si sente dire che questo � un tempo dove la religiosit� � andata gi�, ma io non credo tanto. Perch� ci sono queste correnti, queste scuole di religiosit� intimiste, tipo gli gnostici, che fanno una pastorale simile a una preghiera pre-cristiana, una preghiera pre-biblica, una preghiera gnostica, e lo gnosticismo � entrato nella Chiesa in questi gruppi di piet� intimista: questo io chiamo l�intimismo. L�intimismo non fa bene, � una cosa per me, sono tranquillo, mi sento pieno di Dio. E� un po� � non � lo stesso � ma � un po� sulla strada della New Age. C�� religiosit�, s�, ma una religiosit� pagana, o addirittura eretica; non dobbiamo avere paura di pronunciare questa parola, perch� lo gnosticismo � un�eresia, � stata la prima eresia della Chiesa. Quando parlo della religiosit�, parlo di quel tesoro di piet�, con tanti valori, che il grande Paolo VI descriveva nell�Evangelii Nuntiandi. Pensate una cosa: il Documento di Aparecida, che � stato il documento della V Conferenza dell�Episcopato latinoamericano, per fare una sintesi alla fine del documento stesso, nel penultimo paragrafo, poich� gli altri due erano di ringraziamento e di preghiera, ha dovuto andare 40 anni indietro e prendere un pezzo dell�Evangelii Nuntiandi, che � il documento pastorale post-conciliare non ancora superato. E� di un�attualit� enorme. In quel documento Paolo VI descrive la piet� popolare, affermando che essa alcune volte dev�essere anche evangelizzata. S�, perch� come ogni piet� c�� il rischio di andare un po� da una parte un po� dall�altra o non avere un�espressione di fede forte. Ma la piet� che ha la gente, la piet� che entra nel cuore con il Battesimo � una forza enorme, a tal punto che il popolo di Dio che ha questa piet�, nel suo insieme, non pu� sbagliare, � infallibile in credendo: cos� dice la Lumen Gentium al N. 12. La piet� popolare vera nasce dal quel sensus fidei di cui parla questo documento conciliare e guida nella devozione dei Santi, della Madonna, anche con espressioni folkloristiche nel senso buono della parola. Per questo la piet� popolare � fondamentalmente inculturata, non pu� essere una piet� popolare di laboratorio, asettica, ma nasce sempre dalla nostra vita. Si possono fare sbagli piccoli � occorre quindi vigilare �tuttavia la religiosit� popolare � uno strumento di evangelizzazione. Pensiamo ai giovani di oggi. I giovani � almeno l�esperienza che io ho avuto nell�altra Diocesi- i giovani, i movimenti giovanili a Buenos Aires non funzionavano. Perch�? Si diceva loro: facciamo una riunione per parlare� e alla fine i giovani si annoiavano. Ma quando i parroci hanno trovato la strada per coinvolgere i giovani nelle piccole missioni, fare la missione nelle vacanze, la catechesi ai popoli che ne hanno bisogno, nei paesini che non hanno prete, allora essi aderivano. I giovani davvero vogliono questo protagonismo missionario e imparano da qui a vivere una forma di piet� che si pu� anche dire piet� popolare: l�apostolato missionario dei giovani ha qualcosa della piet� popolare. La piet� popolare � attiva, � un senso di fede � dice Paolo VI � profondo, che soltanto i semplici e gli umili sono capaci di avere. E questo � grande! Nei Santuari ad esempio si vedono miracoli! Ogni 27 luglio andavo al Santuario di San Pantaleo, a Buenos Aires, e confessavo la mattina. Ma, io tornavo nuovo da quell�esperienza, tornavo vergognato della santit� che trovavo nella gente semplice, peccatrice ma santa, perch� diceva i propri peccati e poi raccontava come viveva, come era il problema del figlio o della figlia o di questo o di quell�altro, e come andava a visitare gli ammalati. Traspariva un senso evangelico. Nei Santuari si trovano queste cose. I confessionali dei Santuari sono un posto di rinnovamento per noi preti e Vescovi; sono un corso di aggiornamento spirituale, a motivo del contatto con la piet� popolare. E i fedeli quando vengono a confessarsi ti dicono le loro miserie, ma tu vedi dietro a quelle miserie la grazia di Dio che li conduce a questo momento. Questo contatto con il popolo di Dio che prega, che � pellegrino, che manifesta la sua fede in questa forma di piet�, ci aiuta tanto nella nostra vita sacerdotale.

D. - Mi consente di chiamarLa padre Francesco, anche perch� la paternit� implica inevitabilmente una santit�, quando � autentica. Quale allievo dei Padri Gesuiti ai quali devo la mia formazione, culturale e sacerdotale, dico prima una mia impressione, e poi una domanda che rivolgo a Lei in modo particolare. L�identikit del prete del terzo millennio: equilibrio umano e spirituale; coscienza missionaria; apertura dialogica con le altre fedi, religiose e non. Perch� questo? Lei certamente ha operato una rivoluzione copernicana per linguaggio, stile di vita, comportamento e testimonianza sulle tematiche pi� ragguardevoli a livello mondiale, anche degli atei e dei lontani della Chiesa cristiano-cattolica. La domanda che Le pongo: come � possibile in questa societ�, con una Chiesa che si auspica di crescita e di sviluppo, in questa societ� in una evoluzione dinamica e conflittuale e molto spesso lontana dai valori del Vangelo di Cristo, noi siamo una Chiesa molto spesso in ritardo. La Sua rivoluzione linguistica, semantica, culturale, di testimonianza evangelica sta suscitando nelle coscienze certamente una crisi esistenziale per noi sacerdoti. Come Lei suggerisce a noi delle vie, fantasiose e creative, per superare o quanto meno per attutire questa crisi che noi avvertiamo? Grazie.

R. (Santo Padre)

Ecco. Come � possibile, con la Chiesa in crescita e sviluppo, andare avanti? Lei diceva alcune cose: equilibrio, apertura dialogica� Ma, come � possibile andare? Lei ha detto una parola che mi piace tanto: � una parola divina, se � umana � perch� � un dono di Dio: creativit�. E� il comandamento che Dio ha dato ad Adamo: "Va e fa crescere la Terra. Sii creativo". � anche il comandamento che Ges� ha dato ai suoi ,mediante lo Spirito Santo, per esempio la creativit� della prima Chiesa nei rapporti con l�ebraismo: Paolo � stato un creativo; Pietro, quel giorno quando � andato da Cornelio, aveva una paura di quelle, perch� stava facendo una cosa nuova, una cosa creativa. Ma lui � andato l�. Creativit� � la parola. E come si pu� trovare questa creativit�? Prima di tutto � e questa � la condizione se noi vogliamo essere creativi nello Spirito, cio� nello Spirito del Signore Ges� � non c�� altra strada che la preghiera. Un Vescovo che non prega, un prete che non prega ha chiuso la porta, ha chiuso la strada della creativit�. E� proprio nella preghiera, quando lo Spirito ti fa sentire una cosa, viene il diavolo e te ne fa sentire un�altra; ma nella preghiera � la condizione per andare avanti. Anche se la preghiera tante volte pu� sembrare noiosa. La preghiera � tanto importante. Non solo la preghiera dell�Ufficio divino, ma la liturgia della Messa, tranquilla, ben fatta con devozione, la preghiera personale con il Signore. Se noi non preghiamo, saremo forse buoni imprenditori pastorali e spirituali, ma la Chiesa senza preghiera diviene una ONG, non ha quella unctio Spiritu Sancti. La preghiera � il primo passo, perch� � aprirsi al Signore per potersi aprire agli altri. E� il Signore che dice: "Vai qua, vai di l�, fai questo �", ti suscita quella creativit� che a tanti Santi � costata molto. Pensate al Beato Antonio Rosmini, colui che ha scritto Le cinque piaghe della Chiesa, � stato proprio un critico creativo, perch� pregava. Ha scritto ci� che lo Spirito gli ha fatto sentire, per questo � andato nel carcere spirituale, cio� a casa sua: non poteva parlare, non poteva insegnare, non poteva scrivere, i suoi libri erano all�indice. Oggi � Beato! Tante volte la creativit� ti porta alla croce. Ma quando viene dalla preghiera, porta frutto. Non la creativit� un po� alla sans fa�on e rivoluzionaria, perch� oggi � di moda fare il rivoluzionario; no questa non � dello Spirito. Ma quando la creativit� viene dallo Spirito e nasce nella preghiera. ti pu� portare problemi. La creativit� che viene dalla preghiera ha una dimensione antropologica di trascendenza, perch� mediante la preghiera tu ti apri alla trascendenza, a Dio. Ma c�� anche l�altra trascendenza: aprirsi agli altri, al prossimo. Non bisogna essere una Chiesa chiusa in s�, che si guarda l�ombelico, una Chiesa autoreferenziale, che guarda se stessa e non � capace di trascendere. � importante la trascendenza duplice: verso Dio e verso il prossimo. Uscire da s� non � un�avventura, � un cammino, � il cammino che Dio ha indicato agli uomini, al popolo fin dal primo momento quando disse ad Abramo: "Vattene dalla tua terra". Uscire da s�. E quando io esco da me, incontro Dio e incontro gli altri. Come li incontro gli altri? Da lontano o da vicino? Occorre incontrarli da vicino, la vicinanza. Creativit�, trascendenza e vicinanza. Vicinanza � una parola chiave: essere vicino. Non spaventarsi di niente. Essere vicino. L�uomo di Dio non si spaventa. Lo stesso Paolo, quando ha visto tanti idoli ad Atene, non si � spaventato, ha detto a quella gente: "Voi siete religiosi, tanti idoli � ma, io vi parler� di un altro". Non si � spaventato e si � avvicinato a loro, ha citato anche i loro poeti: "Come dicono i vostri poeti �". Si tratta di vicinanza a una cultura, vicinanza alle persone, al loro modo di pensare, ai loro dolori, ai loro risentimenti. Tante volte questa della vicinanza � proprio una penitenza, perch� dobbiamo sentire cose noiose, cose offensive. Due anni fa, un sacerdote che � andato missionario in Argentina - era della diocesi di Buenos Aires ed � andato in una diocesi al Sud, in una zona dove da anni non avevano prete, ed erano arrivati gli evangelici � mi raccontava che and� da una donna che era stata la maestra del popolo e poi la direttrice della scuola del paese. Questa signora lo fece sedere e incominci� a insultarlo, non con parolacce, ma insultarlo con forza: "Voi ci avete abbandonati, ci avete lasciati soli, e io che ho bisogno della Parola di Dio sono dovuta andare al culto protestante e mi sono fatta protestante". Questo sacerdote giovane, che � un mite, � uno che prega, quando la donna fin� la cataratta, disse: "Signora, soltanto una parola: perdono. Perdonaci, perdonaci. Abbiamo abbandonato il gregge". E il tono di quella donna � cambiato. Tuttavia rimase protestante e il prete non and� sull�argomento di quale fosse la vera religione: in quel momento non si poteva fare questo. Alla fine, la signora incominci� a sorridere e disse: "Padre vuole un caff�?" � "S�, prendiamo il caff�". E quando il sacerdote stava per uscire, disse: "Si fermi padre, venga", e lo ha portato in camera da letto, ha aperto l�armadio e c�era l�immagine della Madonna: "Lei deve sapere che mai l�ho abbandonata. L�ho nascosta a causa del pastore, ma in casa c��!".E� un aneddoto che insegna come la vicinanza, la mitezza hanno fatto s� che questa donna si riconciliasse con la Chiesa, perch� si sentiva abbandonata dalla Chiesa. E io ho fatto una domanda che non si deve fare mai: "E poi, com�� finita? Com�� finita la cosa?". Ma il prete mi ha corretto: "Ah, no, io non ho chiesto niente: lei continua ad andare al culto protestante, ma si vede che � una donna che prega: faccia il Signore Ges�". E non � andato oltre, non ha invitato a tornare alla Chiesa cattolica. E� quella vicinanza prudente, che sa fino a dove si deve arrivare. Ma, vicinanza significa pure dialogo; bisogna leggere nella Ecclesiam Suam, la dottrina sul dialogo, poi ripetuta dagli altri Papi. Il dialogo � tanto importante, ma per dialogare sono necessarie due cose: la propria identit� come punto di partenza e l�empatia con gli altri. Se io non sono sicuro della mia identit� e vado a dialogare, finisco per barattare la mia fede. Non si pu� dialogare se non partendo dalla propria identit�, e l�empatia, cio� non condannare a priori. Ogni uomo, ogni donna ha qualcosa di proprio da donarci; ogni uomo, ogni donna, ha la propria storia, la propria situazione e dobbiamo ascoltarla. Poi la prudenza dello Spirito Santo ci dir� come rispondervi. Partire dalla propria identit� per dialogare, ma il dialogo, non � fare l�apologetica, anche se alcune volte si deve fare, quando ci vengono poste delle domande che richiedono una spiegazione. Il dialogo � cosa umana, sono i cuori, le anime che dialogano, e questo � tanto importante! Non avere paura di dialogare con nessuno. Si diceva di un santo, un po� scherzando � non ricordo, credo fosse San Filippo Neri, ma non sono sicuro � che fosse capace di dialogare anche con il diavolo. Perch�? Perch� aveva quella libert� di ascoltare tutte le persone, ma partendo dalla propria identit�. Era tanto sicuro, ma essere sicuro della propria identit� non significa fare proselitismo. Il proselitismo � una trappola, che anche Ges� un po� condanna, en passant, quando parla ai farisei e sadducei: "Voi che fate il giro del mondo per trovare un proselito e poi vi ricordate di quello �" Ma, � una trappola. E Papa Benedetto ha un�espressione tanto bella, l�ha fatta ad Aparecida ma credo che l�abbia ripetuta in altra parte: "La Chiesa cresce non per proselitismo, ma per attrazione". E cosa � l�attrazione? � questa empatia umana che poi viene guidata dallo Spirito Santo. Pertanto come sar� il profilo del prete di questo secolo cos� secolarizzato? Un uomo di creativit�, che segue il comandamento di Dio � "creare le cose" -; un uomo di trascendenza, sia con Dio nella preghiera, sia con gli altri, sempre; un uomo di vicinanza che si avvicina alla gente. Allontanare la gente non � sacerdotale e di questo atteggiamento la gente a volte � stufa, eppure viene da noi lo stesso. Ma chi accoglie la gente ed � vicino ad essa, dialoga con essa lo fa perch� si sente sicuro della propria identit�, che lo spinge ad avere il cuore aperto all�empatia. Questo � quello che mi viene di dire a lei, alla sua domanda.

D. - Carissimo Padre, la mia domanda riguarda il luogo dove noi viviamo: la Diocesi, con i nostri Vescovi, i rapporti con i nostri fratelli. E Le chiedo: questo momento storico che noi stiamo vivendo ha delle attese nei confronti di noi presbiteri, cio� di una testimonianza chiara, aperta, gioiosa � come Lei ci sta invitando � proprio alla novit� dello Spirito Santo. Le chiedo: quale potrebbe essere, secondo Lei, proprio lo specifico, il fondamento di una spiritualit� del prete diocesano? Mi sembra di aver letto da qualche parte che Lei dice: "Il sacerdote non � un contemplativo". Ma prima, non era cos�. Ecco, quindi, se Lei ci pu� donare un�icona da tener presente per la rinascita, per la crescita comunionale della nostra Diocesi. E soprattutto, a me interessa come possiamo essere fedeli, oggi, all�uomo, non tanto a Dio.

R. - (Santo Padre)

Ecco, lei ha detto "le novit� dello Spirito Santo". E� vero. Ma Dio � il Dio delle sorprese, sempre ci sorprende, sempre, sempre. Leggiamo il Vangelo e troviamo una sorpresa dietro l�altra. Ges� ci sorprende perch� arriva prima di noi: Lui ci aspetta prima, ci ama prima, quando noi lo cerchiamo Lui ci sta gi� cercando. Come dice il profeta Isaia o Geremia, non ricordo bene: Dio � come il fiore del mandorlo, fiorisce per primo in primavera. � il primo, sempre primo, sempre ci aspetta. E questa � la sorpresa. Tante volte noi cerchiamo Dio di qua e Lui noi ci aspetta di l�. E poi veniamo alla spiritualit� del clero diocesano. Prete contemplativo, ma non come uno che � nella Certosa, non intendo questa contemplativit�. Il sacerdote deve avere una contemplativit�, una capacit� di contemplazione sia verso Dio sia verso gli uomini. E� un uomo che guarda, che riempie i suoi occhi e il suo cuore di questa contemplazione: con il Vangelo davanti a Dio, e con i problemi umani davanti agli uomini. In questo senso deve essere un contemplativo. Non bisogna fare confusione: il monaco � un�altra cosa. Ma dove � il centro della spiritualit� del prete diocesano? Io direi che � nella diocesanit�. E� avere la capacit� di aprirsi alla diocesanit�. La spiritualit� di un religioso, per esempio, � la capacit� di aprirsi a Dio e agli altri nella comunit�: sia la pi� piccola, sia la pi� grande della congregazione. Invece, la spiritualit� del sacerdote diocesano � aprirsi alla diocesanit�. E voi religiosi che lavorate in parrocchia dovete fare le due cose, per questo il dicastero dei Vescovi e il dicastero della vita consacrata stanno lavorando ad una nuova versione della Mutuae relationes, perch� il religioso ha le due appartenenze. Ma torniamo alla diocesanit�: cosa significa? Significa avere un rapporto con il Vescovo e un rapporto con gli altri sacerdoti. Il rapporto con il Vescovo � importante, � necessario. Un sacerdote diocesano non pu� essere staccato dal Vescovo. "Ma, il Vescovo non mi vuole bene, il Vescovo qui, il vescovo l��": Il Vescovo potr� forse essere un uomo con cattivo carattere: ma � il tuo Vescovo. E tu devi trovare, anche in quell�atteggiamento non positivo, una strada per mantenere il rapporto con lui. Questa comunque � l�eccezione. Io sono prete diocesano perch� ho un rapporto con il Vescovo, un rapporto necessario. � molto significativo quando nel rito dell�ordinazione si fa il voto di obbedienza al Vescovo. "Io prometto obbedienza a te e ai tuoi successori". Diocesanit� significa un rapporto con il Vescovo che si deve attuare e far crescere continuamente. Nella maggioranza dei casi non � un problema catastrofico, ma una realt� normale. In secondo luogo la diocesanit� comporta un rapporto con gli altri sacerdoti, con tutto il presbiterio. Non c�� spiritualit� del prete diocesano senza questi due rapporti: con il Vescovo e con il presbiterio. E sono necessari. "Io, s�, con il Vescovo vado bene, ma alle riunioni del clero non ci vado perch� si dicono stupidaggini". Ma con questo atteggiamento ti viene a mancare qualcosa: non hai quella vera spiritualit� del prete diocesano. E� tutto qui: � semplice, ma al tempo stesso non � facile. Non � facile, perch� mettersi d�accordo con il Vescovo non � sempre facile, perch� uno la pensa in una maniera l�altro la pensa nell�altra, ma si pu� discutere � e si discuta! E si pu� fare a voce forte? Si faccia! Quante volte un figlio con il suo pap� discutono e alla fine rimangono sempre padre e figlio. Tuttavia, quando in questi due rapporti, sia con il Vescovo sia con il presbiterio, entra la diplomazia non c�� lo Spirito del Signore, perch� manca lo spirito di libert�. Bisogna avere il coraggio di dire "Io non la penso cos�, la penso diversamente", e anche l�umilt� di accettare una correzione. E� molto importante. E qual � il nemico pi� grande di questi due rapporti? Le chiacchiere. Tante volte penso � perch� anche io ho questa tentazione di chiacchierare, l�abbiamo dentro, il diavolo sa che quel seme gli d� frutti e semina bene � io penso se non sia una conseguenza di una vita celibataria vissuta come sterilit�, non come fecondit�. Un uomo solo finisce amareggiato, non � fecondo e chiacchiera sugli altri. Questa � un�aria che non fa bene, � proprio quello che impedisce quel rapporto evangelico e spirituale e fecondo con il Vescovo e con il presbiterio. Le chiacchiere sono il nemico pi� forte della diocesanit�, cio� della spiritualit�. Ma, tu sei un uomo, quindi se hai qualcosa contro il Vescovo vai e gliela dici. Ma poi ci saranno conseguenze non buone. Porterai la croce, ma sii uomo! Se tu sei un uomo maturo e vedi qualcosa in tuo fratello sacerdote che non ti piace o che credi sia sbagliata, vai a dirglielo in faccia, oppure se vedi che quello non tollera di essere corretto, vai a dirlo al Vescovo o all�amico pi� intimo di quel sacerdote, affinch� possa aiutarlo a correggersi. Ma non dirlo agli altri: perch� ci� � sporcarsi l�un l�altro. E il diavolo � felice con quel "banchetto", perch� cos� attacca proprio il centro della spiritualit� del clero diocesano. Per me le chiacchiere fanno tanto danno. E non sono una novit� post-conciliare�. Gi� San Paolo dovette affrontarle, ricordate la frase: "Io sono di Paolo, io sono di Apollo ��" Le chiacchiere sono una realt� presente gi� all�inizio della Chiesa, perch� il demonio non vuole che la Chiesa sia una madre feconda, unita, gioiosa. Qual � invece il segno che questi due rapporti, tra prete e Vescovo e tra prete e gli altri preti, vanno bene? E� la gioia. Cos� come l�amarezza � il segno che non c�� una vera spiritualit� diocesana, perch� manca un bel rapporto con il Vescovo o con il presbiterio, la gioia � il segno che le cose funzionano. Si pu� discutere, ci si pu� arrabbiare, ma c�� la gioia al di sopra di tutto, ed � importante che essa rimanga sempre in questi due rapporti che sono essenziali per la spiritualit� del sacerdote diocesano.

Vorrei tornare su un altro segno, il segno dell�amarezza. Una volta mi diceva un sacerdote, qui a Roma: "Ma, io vedo che tante volte noi siamo una Chiesa di arrabbiati, sempre arrabbiati uno contro l�altro; abbiamo sempre qualcosa per arrabbiarci". Questo porta la tristezza e l�amarezza: non c�� la gioia. Quando troviamo in una Diocesi un sacerdote che vive cos� arrabbiato e con questa tensione, pensiamo: ma quest�uomo al mattino per colazione prende l�aceto. Poi, a pranzo, le verdure sott�aceto, e poi alla sera una bella spremuta di limone. Cos� la sua vita non va, perch� � l�immagine di una Chiesa degli arrabbiati. Invece la gioia � il segno che va bene. Uno pu� arrabbiarsi: � anche sano arrabbiarsi una volta. Ma lo stato di arrabbiamento non � del Signore e porta alla tristezza e alla disunione. E alla fine, lei ha detto "la fedelt� a Dio e all�uomo". E� lo stesso che abbiamo detto prima. E� la doppia fedelt� e la doppia trascendenza: essere fedeli a Dio � cercarlo, aprirsi a Lui nella preghiera, ricordando che Lui � il fedele, Lui non pu� rinnegare se stesso, � sempre fedele. E poi aprirsi all�uomo; � quell�empatia, quel rispetto, quel sentirlo, e dire la parola giusta con la pazienza.

Dobbiamo fermarci per amore ai fedeli che aspettano� Ma vi ringrazio, davvero, e vi chiedo di pregare per me, perch� anch�io ho le difficolt� di ogni Vescovo e devo anche riprendere ogni giorno il cammino della conversione. La preghiera uno per l�altro ci far� bene per andare avanti. Grazie della pazienza.

Incontro con i Sacerdoti della Diocesi nella Cappella Palatina della Reggia di Caserta - 26/07/2014


Tutte le frasi tratte da "Visita Pastorale a Caserta"


La creativit� che viene dalla preghiera ha una dimensione antropologica di trascendenza, perch� mediante la preghiera tu ti apri alla trascendenza, a Dio. Ma c�� anche l�altra trascendenza: aprirsi agli altri, al prossimo.

- Papa Francesco -



Creativit�. E� il comandamento che Dio ha dato ad Adamo: "Va e fa crescere la Terra. Sii creativo". � anche il comandamento che Ges� ha dato ai suoi, mediante lo Spirito Santo. [...] Creativit� � la parola. E come si pu� trovare questa creativit�? Prima di tutto � e questa � la condizione se noi vogliamo essere creativi nello Spirito, cio� nello Spirito del Signore Ges� � non c�� altra strada che la preghiera.

- Papa Francesco -



Ognuno ha il suo carisma, ognuno ha il suo modo di pensare, di vedere le cose: questa variet� a volte � frutto di sbagli, ma tante volte � frutto dello stesso Spirito. Lo Spirito Santo ha voluto che nella Chiesa ci fosse questa variet� di carismi.

- Papa Francesco -



Non si pu� dialogare se non partendo dalla propria identit�, e l�empatia, cio� non condannare a priori. Ogni uomo, ogni donna ha qualcosa di proprio da donarci; ogni uomo, ogni donna, ha la propria storia, la propria situazione e dobbiamo ascoltarla.

- Papa Francesco -



La piet� che ha la gente, la piet� che entra nel cuore con il Battesimo � una forza enorme, a tal punto che il popolo di Dio che ha questa piet�, nel suo insieme, non pu� sbagliare, � infallibile "in credendo".

- Papa Francesco -