Visita Ufficiale di S.E. Giorgio Napolitano
Signor Presidente della Repubblica,
desidero ringraziaLa vivamente per questa Sua gradita visita, che mi offre l�opportunit� di rivolgere il mio pi� cordiale saluto a Lei e all�intero Popolo italiano, i cui rappresentanti L�hanno recentemente eletta per un nuovo mandato alla pi� alta carica dello Stato. Estendo poi il mio saluto e il mio ringraziamento a tutti i Membri della distinta Delegazione che L�accompagna.
La Sua visita, Signor Presidente, si inserisce in una storia di rapporti ormai lunga, e ancora una volta conferma, dopo vicende anche travagliate e dolorose, la normalit� e l�eccellenza delle relazioni tra Italia e Santa Sede. Queste relazioni si sono sviluppate specialmente dopo la Conciliazione e l�inserimento dei Patti Lateranensi nella Costituzione italiana, e quindi, in un�ottica nuova, dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II e l�Accordo di revisione del Concordato.
Pi� volte, da entrambe le parti, � stato ribadito, con piena ragione, che il dialogo tra Italia e Santa Sede ha come fine principale il bene del popolo italiano e come sfondo ideale il suo ruolo storicamente unico in Europa e nel mondo. In questo senso, davvero l�Italia pu� essere un esempio nella comunit� dei popoli, come � stato riconosciuto a pi� riprese da personalit� anche molto diverse e, negli ultimi tempi, � apparso evidente dall�intensit� del rapporto di stima e di amicizia tra Lei, Signor Presidente, e Sua Santit� Benedetto XVI.
In Italia la collaborazione tra Stato e Chiesa, sempre rivolta all�interesse del popolo e della societ�, si realizza nel rapporto quotidiano tra le istanze civili e quelle della comunit� cattolica, rappresentata dai Vescovi e dai loro organismi, e in modo del tutto particolare dal Vescovo di Roma. Cos�, anche questa prima visita del Presidente al Papa � dopo la Sua partecipazione alla Messa per l�inizio del Ministero petrino � pu� essere espressa efficacemente con l�immagine dei due colli, il Quirinale e il Vaticano, che si guardano con stima e simpatia.
In questo anno 2013 si ricorda il XVII centenario dell�editto di Milano, da pi� parti visto come simbolo della prima affermazione del principio della libert� religiosa. Un secolo fa le celebrazioni di questa ricorrenza rappresentarono una tappa nel processo storico che favor� la presa di coscienza e il contributo dei cattolici nella costruzione della societ� italiana, contributo che continua ad essere importante per il cammino della Nazione.
Nel mondo di oggi la libert� religiosa � pi� spesso affermata che realizzata. Essa, infatti, � costretta a subire minacce di vario tipo e non di rado viene violata. I gravi oltraggi inflitti a tale diritto primario sono fonte di seria preoccupazione e devono vedere la concorde reazione dei Paesi del mondo nel riaffermare, contro ogni attentato, l�intangibile dignit� della persona umana. E� un dovere di tutti difendere la libert� religiosa e promuoverla per tutti. Nella tutela condivisa di tale bene morale si trova, inoltre, anche una garanzia di crescita e di sviluppo dell�intera comunit�.
Il momento storico che stiamo vivendo � segnato anche in Italia, come in molti altri Paesi, da una crisi globale profonda e persistente, che accentua i problemi economici e sociali, gravando soprattutto sulla parte pi� debole della societ�. Preoccupanti appaiono soprattutto i fenomeni quali l�indebolimento della famiglia e dei legami sociali, la decrescita demografica, la prevalenza di logiche che privilegiano il profitto rispetto al lavoro, l�insufficiente attenzione alle generazioni pi� giovani e alla loro formazione, in vista anche di un futuro sereno e sicuro.
In questo contesto, certo non facile, � fondamentale garantire e sviluppare l�impianto complessivo delle istituzioni democratiche, alle quali nei decenni trascorsi hanno contribuito in modo determinante, leale e creativo i cattolici italiani. In un momento di crisi come l�attuale � dunque urgente che possa crescere, soprattutto tra i giovani, una nuova considerazione dell�impegno politico, e che credenti e non credenti insieme collaborino nella promozione di una societ� dove le ingiustizie possano essere superate e ogni persona venga accolta e possa contribuire al bene comune secondo la propria dignit� e mettendo a frutto le proprie capacit�. La distanza tra la lettera e lo spirito degli ordinamenti e delle istituzioni democratiche � sempre da riconoscere ed occorre l�impegno di tutti i soggetti coinvolti per colmarla ogni volta di nuovo. Anche noi, cattolici, abbiamo il dovere di impegnarci sempre di pi� in un serio cammino di conversione spirituale affinch� ci avviciniamo ogni giorno al Vangelo, che ci spinge ad un servizio concreto ed efficace alle persone e alla societ�.
Anche in ambito civile � vero ci� che la fede ci assicura: non bisogna mai perdere le speranze. Quanti esempi in questo senso ci hanno dato i nostri genitori e i nostri nonni, affrontando ai loro tempi dure prove con grande coraggio e spirito di sacrificio! Pi� volte Benedetto XVI ha ribadito che la crisi attuale dev�essere occasione per un rinnovamento fraterno dei rapporti umani. Anche il popolo italiano, attingendo con fiducia e creativit� dalla sua ricchissima tradizione cristiana e dagli esempi dei suoi santi patroni Francesco d�Assisi e Caterina da Siena, come pure di numerose figure religiose e laiche, e dalla testimonianza silenziosa di tante donne e tanti uomini, pu� e deve superare ogni divisione e crescere nella giustizia e nella pace, continuando cos� a svolgere il suo ruolo peculiare nel contesto europeo e nella famiglia dei popoli. E lavorare per creare una cultura dell�incontro.
Signor Presidente, Le rinnovo il mio ringraziamento per questo incontro tanto gradito. E sono lieto di cogliere questa occasione per esprimere la mia riconoscenza a Lei e a tutti gli italiani per l�affetto caloroso con cui mi hanno accolto dopo la mia elezione: mi hanno fatto sentire di nuovo a casa! Grazie. Possa l�Italia essere sempre una casa accogliente per tutti! Per questo assicuro la mia preghiera, mentre di vero cuore benedico Lei e i Suoi cari, quanti sono al servizio della cosa pubblica e l�intero popolo italiano. Grazie.
Discorso del Santo Padre in occasione della Visita Ufficiale di S.E. Giorgio Napolitano, presidente della Repubblica Italiana - 8/06/2013
Tutte le frasi tratte da "Visita Ufficiale di S.E. Giorgio Napolitano"
In Italia la collaborazione tra Stato e Chiesa, sempre rivolta all�interesse del popolo e della societ�, si realizza nel rapporto quotidiano tra le istanze civili e quelle della comunit� cattolica.

- Papa Francesco -
E� un dovere di tutti difendere la libert� religiosa e promuoverla per tutti. Nella tutela condivisa di tale bene morale si trova una garanzia di crescita e di sviluppo dell�intera comunit�.

- Papa Francesco -
In un momento di crisi come l�attuale � urgente che possa crescere, soprattutto tra i giovani, una nuova considerazione dell�impegno politico, e che credenti e non credenti insieme collaborino nella promozione di una societ� dove le ingiustizie possano essere superate e ogni persona venga accolta e possa contribuire al bene comune secondo la propria dignit� e mettendo a frutto le proprie capacit�.

- Papa Francesco -