Angelus in Piazza San Pietro
Cari fratelli e sorelle, buona domenica!
Oggi il Vangelo (cfr Lc 18,9-14) ci presenta due personaggi, un fariseo e un pubblicano, che pregano nel Tempio.
Il primo vanta un lungo elenco di meriti. Le opere buone che compie sono molte, e per questo si sente migliore degli altri, che giudica in modo sprezzante. Sta in piedi, a testa alta. Il suo atteggiamento � chiaramente presuntuoso: denota un�osservanza della Legge esatta, s�, ma povera d�amore, fatta di �dare� e di �avere�, di debiti e crediti, priva di misericordia.
Anche il pubblicano sta pregando, ma in modo molto diverso. Ha tanto da farsi perdonare: � un esattore al soldo dell�Impero romano, e lavora con un contratto di appalto che gli permette di speculare sui proventi a scapito dei suoi stessi connazionali. Eppure, alla fine della parabola, Ges� ci dice che proprio lui, tra i due, � quello che torna a casa �giustificato�, cio� perdonato e rinnovato dall�incontro con Dio. Perch�?
Anzitutto, il pubblicano ha il coraggio e l�umilt� di presentarsi davanti a Dio. Non si chiude nel suo mondo, non si rassegna al male che ha fatto. Lascia i luoghi in cui � temuto, al sicuro, protetto dal potere che esercita sugli altri. Viene al Tempio da solo, senza scorta, anche a costo di affrontare sguardi duri e giudizi taglienti, e si mette davanti al Signore, in fondo, a testa bassa, pronunciando poche parole: �O Dio, abbi piet� di me peccatore� (v. 13).
Cos� Ges� ci d� un messaggio potente: non � ostentando i propri meriti che ci si salva, n� nascondendo i propri errori, ma presentandosi onestamente, cos� come siamo, davanti a Dio, a s� stessi e agli altri, chiedendo perdono e affidandosi alla grazia del Signore.
Commentando questo episodio, Sant�Agostino paragona il fariseo a un malato che, per vergogna e orgoglio, nasconde al medico le sue piaghe, e il pubblicano a un altro che, con umilt� e saggezza, mette a nudo davanti al dottore le proprie ferite, per quanto brutte a vedersi, chiedendo aiuto. E conclude: �Non ci stupisce [�] se quel pubblicano, che non ebbe vergogna a mostrare la sua parte malata, se ne torn� [�] guarito� (Sermo 351,1).
Cari fratelli e sorelle, facciamo cos� anche noi. Non abbiamo paura di riconoscere i nostri errori, di metterli a nudo assumendocene la responsabilit� e affidandoli alla misericordia di Dio. Potr� cos� crescere, in noi e attorno a noi, il suo Regno, che non appartiene ai superbi, ma agli umili, e che si coltiva, nella preghiera e nella vita, attraverso l�onest�, il perdono e la gratitudine.
Chiediamo a Maria, modello di santit�, che ci aiuti a crescere in queste virt�.
Discorso pronunciato da papa Leone XIV durante l'Angelus in Piazza San Pietro - 26/10/2025
Tutte le frasi tratte da "Angelus in Piazza San Pietro"
Il suo Regno non appartiene ai superbi, ma agli umili, e si coltiva, nella preghiera e nella vita, attraverso l�onest�, il perdono e la gratitudine.

- Papa Leone XIV -
Non abbiamo paura di riconoscere i nostri errori, di metterli a nudo assumendocene la responsabilit� e affidandoli alla misericordia di Dio.

- Papa Leone XIV -
Non � ostentando i propri meriti che ci si salva, n� nascondendo i propri errori, ma presentandosi onestamente, cos� come siamo, davanti a Dio, a s� stessi e agli altri, chiedendo perdono e affidandosi alla grazia del Signore.

- Papa Leone XIV -