Corpus Domini
Cari fratelli e sorelle, � bello stare con Ges�. Il Vangelo appena proclamato lo attesta, raccontando che le folle rimanevano ore e ore con Lui, che parlava del Regno di Dio e guariva i malati (cfr Lc 9,11). La compassione di Ges� per i sofferenti manifesta l�amorevole vicinanza di Dio, che viene nel mondo per salvarci. Quando Dio regna, l�uomo � liberato da ogni male. Tuttavia, anche per quanti ricevono da Ges� la buona novella, viene l�ora della prova. In quel luogo deserto, dove le folle hanno ascoltato il Maestro, scende la sera e non c�� niente da mangiare (cfr v. 12). La fame del popolo e il tramonto del sole sono segni di un limite che incombe sul mondo, su ogni creatura: il giorno finisce, cos� come la vita degli uomini. � in quest�ora, nel tempo dell�indigenza e delle ombre, che Ges� resta in mezzo a noi.
Proprio quando il sole declina e la fame cresce, mentre gli apostoli stessi chiedono di congedare la gente, Cristo ci sorprende con la sua misericordia. Egli ha compassione del popolo affamato e invita i suoi discepoli a prendersene cura: la fame non � un bisogno che non c�entra con l�annuncio del Regno e la testimonianza della salvezza. Al contrario, questa fame riguarda la nostra relazione con Dio. Cinque pani e due pesci, tuttavia, non sembrano proprio sufficienti a sfamare il popolo: all�apparenza ragionevoli, i calcoli dei discepoli palesano invece la loro poca fede. Perch�, in realt�, con Ges� c�� tutto quello che serve per dare forza e senso alla nostra vita.
All�appello della fame, infatti, Egli risponde con il segno della condivisione: alza gli occhi, recita la benedizione, spezza il pane e d� da mangiare a tutti i presenti (cfr v. 16). I gesti del Signore non inaugurano un complesso rituale magico, ma testimoniano con semplicit� la riconoscenza verso il Padre, la preghiera filiale di Cristo e la comunione fraterna che lo Spirito Santo sostiene. Per moltiplicare pani e pesci, Ges� divide quelli che ci sono: proprio cos� bastano per tutti, anzi, sovrabbondano. Dopo aver mangiato � e mangiato a saziet� � ne portarono via dodici ceste (cfr v. 17).
Questa � la logica che salva il popolo affamato: Ges� opera secondo lo stile di Dio, insegnando a fare altrettanto. Oggi, al posto delle folle ricordate nel Vangelo stanno interi popoli, umiliati dall�ingordigia altrui pi� ancora che dalla propria fame. Davanti alla miseria di molti, l�accumulo di pochi � segno di una superbia indifferente, che produce dolore e ingiustizia. Anzich� condividere, l�opulenza spreca i frutti della terra e del lavoro dell�uomo. Specialmente in questo anno giubilare, l�esempio del Signore resta per noi urgente criterio di azione e di servizio: condividere il pane, per moltiplicare la speranza, proclama l�avvento del Regno di Dio.
Salvando le folle dalla fame, infatti, Ges� annuncia che salver� tutti dalla morte. Questo � il mistero della fede, che celebriamo nel sacramento dell�Eucaristia. Come la fame � segno della nostra radicale indigenza di vita, cos� spezzare il pane � segno del dono divino di salvezza.
Carissimi, Cristo � la risposta di Dio alla fame dell�uomo, perch� il suo corpo � il pane della vita eterna: prendete e mangiatene tutti! L�invito di Ges� abbraccia la nostra esperienza quotidiana: per vivere, abbiamo bisogno di nutrirci della vita, togliendola a piante e animali. Eppure, mangiare qualcosa di morto ci ricorda che anche noi, per quanto mangiamo, moriremo. Quando invece ci nutriamo di Ges�, pane vivo e vero, viviamo per Lui. Offrendo tutto s� stesso, il Crocifisso Risorto si consegna a noi, che scopriamo cos� d�essere fatti per nutrirci di Dio. La nostra natura affamata porta il segno di un�indigenza che viene saziata dalla grazia dell�Eucaristia. Come scrive Sant�Agostino, davvero Cristo � �panis qui reficit, et non deficit; panis qui sumi potest, consumi non potest� (Sermo 130, 2): un pane che nutre e non viene meno; un pane che si pu� mangiare ma non si pu� esaurire. L�Eucaristia, infatti, � la presenza vera, reale e sostanziale del Salvatore (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 1413), che trasforma il pane in s�, per trasformare noi in Lui. Vivo e vivificante, il Corpus Domini rende noi, cio� la Chiesa stessa, corpo del Signore.
Perci�, secondo le parole dell�apostolo Paolo (cfr 1Cor 10,17), il Concilio Vaticano II insegna che �col sacramento del pane eucaristico viene rappresentata ed effettuata l�unit� dei fedeli, che costituiscono un solo corpo in Cristo. Tutti gli uomini sono chiamati a questa unione con Cristo, che � la luce del mondo: da Lui veniamo, per mezzo suo viviamo, a Lui siamo diretti� (Cost. dogm. Lumen gentium, 3). La processione, che tra poco inizieremo, � segno di tale cammino. Insieme, pastori e gregge, ci nutriamo del Santissimo Sacramento, lo adoriamo e lo portiamo per le strade. Cos� facendo, lo porgiamo allo sguardo, alla coscienza, al cuore della gente. Al cuore di chi crede, perch� creda pi� fermamente; al cuore di chi non crede, perch� si interroghi sulla fame che abbiamo nell�animo e sul pane che la pu� saziare.
Ristorati dal cibo che Dio ci dona, portiamo Ges� al cuore di tutti, perch� Ges� tutti coinvolge nell�opera della salvezza, invitando ciascuno a partecipare alla sua mensa. Beati gli invitati, che diventano testimoni di questo amore!
Omelia di papa Leone XIV durante il Corpus Domini - 22/06/2025
Tutte le frasi tratte da "Corpus Domini"
Insieme, pastori e gregge, ci nutriamo del Santissimo Sacramento, lo adoriamo e lo portiamo per le strade. Cos� facendo, lo porgiamo allo sguardo, alla coscienza, al cuore [...] di chi crede, perch� creda pi� fermamente; al cuore di chi non crede, perch� si interroghi sulla fame che abbiamo nell�animo e sul pane che la pu� saziare.

- Papa Leone XIV -
Questo � il mistero della fede, che celebriamo nel sacramento dell�Eucaristia. Come la fame � segno della nostra radicale indigenza di vita, cos� spezzare il pane � segno del dono divino di salvezza.

- Papa Leone XIV -
La fame del popolo e il tramonto del sole sono segni di un limite che incombe sul mondo, su ogni creatura: il giorno finisce, cos� come la vita degli uomini. � in quest�ora, nel tempo dell�indigenza e delle ombre, che Ges� resta in mezzo a noi.

- Papa Leone XIV -