Udienza Generale
Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!
Oggi desidero parlare del Viaggio apostolico che ho compiuto dal 13 al 23 aprile, visitando quattro Paesi africani: Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale.
Fin dall�inizio del pontificato ho pensato a un viaggio in Africa. Ringrazio il Signore che mi ha concesso di compierlo, come Pastore, per incontrare e incoraggiare il popolo di Dio; e anche di viverlo come messaggio di pace in un momento storico marcato da guerre e da gravi e frequenti violazioni del diritto internazionale. Ed esprimo il mio �grazie� pi� sentito ai Vescovi e alle Autorit� civili che mi hanno accolto e a tutti coloro che hanno collaborato all�organizzazione.
La Provvidenza ha voluto che la prima tappa fosse proprio il Paese dove si trovano i luoghi di Sant�Agostino, cio� l�Algeria. Cos� mi sono trovato, da una parte, a ripartire dalle radici della mia identit� spirituale e, dall�altra, ad attraversare e consolidare ponti molto importanti per il mondo e la Chiesa di oggi: il ponte con l�epoca fecondissima dei Padri della Chiesa; il ponte con il mondo islamico; il ponte con il continente africano.
In Algeria ho ricevuto un�accoglienza non solo rispettosa ma cordiale, e abbiamo potuto toccare con mano e mostrare al mondo che � possibile vivere insieme come fratelli e sorelle, anche di religioni diverse, quando ci si riconosce figli dello stesso Padre misericordioso. Inoltre, � stata l�occasione propizia per mettersi alla scuola di Sant�Agostino: con la sua esperienza di vita, i suoi scritti e la sua spiritualit� egli � maestro nella ricerca di Dio e della verit�. Una testimonianza oggi quanto mai importante per i cristiani e per ogni persona.
Nei successivi tre Paesi che ho visitato, la popolazione � invece a larga maggioranza cristiana, e dunque mi sono immerso in un clima di festa della fede, di accoglienza calorosa, favorito anche dai tipici tratti della gente africana. Ho sperimentato anch�io, come i miei Predecessori, un po� di quello che accadeva a Ges� con le folle della Galilea: Lui le vedeva assetate e affamate di giustizia, annunciava loro: �Beati i poveri, beati i miti, beati gli operatori di pace�� e, riconoscendo la loro fede, diceva: �Voi siete sale della terra e luce del mondo� (cfr Mt 5,1-16).
La visita in Camerun mi ha permesso di rafforzare l�appello a impegnarci insieme per la riconciliazione e la pace, perch� anche quel Paese purtroppo � segnato da tensioni e violenze. Sono contento di essermi recato a Bamenda, nella zona anglofona, dove ho incoraggiato a lavorare insieme per la pace. Il Camerun � detto �Africa in miniatura�, in riferimento alla variet� e alla ricchezza della sua natura e delle sue risorse, ma possiamo intendere questa espressione anche nel senso che i grandi bisogni dell�intero continente li ritroviamo in Camerun: quello di un�equa distribuzione delle ricchezze; quello di dare spazio ai giovani, superando la corruzione endemica; quello di promuovere lo sviluppo integrale e sostenibile, opponendo alle varie forme di neo-colonialismo una lungimirante cooperazione internazionale. Ringrazio la Chiesa in Camerun e tutto il popolo camerunese, che mi ha accolto con tanto amore, e prego affinch� lo spirito di unit� che si � manifestato durante la mia visita sia mantenuto vivo e guidi le scelte e le azioni future.
La terza tappa del Viaggio � stata in Angola, grande Paese a sud dell�equatore, di plurisecolare tradizione cristiana, legata alla colonizzazione portoghese. Come molti Paesi africani, dopo aver raggiunto l�indipendenza, l�Angola ha attraversato un periodo travagliato, che nel suo caso � stato insanguinato da una lunga guerra interna. Nel crogiolo di questa storia Dio ha guidato e purificato la Chiesa convertendola sempre pi� al servizio del Vangelo, della promozione umana, della riconciliazione e della pace. Chiesa libera per un popolo libero! Al Santuario mariano di Mam� Muxima � che significa �Madre del cuore� � ho sentito pulsare il cuore del popolo angolano. E nei diversi incontri ho visto con gioia tante religiose e tanti religiosi di ogni et�, profezia del Regno dei cieli in mezzo alla loro gente; ho visto catechisti che si dedicano interamente al bene delle comunit�; ho visto volti di anziani scolpiti da fatiche e sofferenze e trasparenti alla gioia del Vangelo; ho visto donne e uomini danzare al ritmo di canti di lode al Signore risorto, fondamento di una speranza che resiste alle delusioni causate dalle ideologie e dalle vane promesse dei potenti.
Questa speranza esige un impegno concreto, e la Chiesa ha la responsabilit�, con la testimonianza e con l�annuncio coraggioso della Parola di Dio, di riconoscere i diritti di tutti e di promuovere il loro effettivo rispetto. Con le Autorit� civili angolane, ma anche con quelle degli altri Paesi, ho potuto assicurare la volont� della Chiesa Cattolica di continuare a dare questo contributo, in particolare in campo sanitario ed educativo.
L�ultimo Paese che ho visitato � la Guinea Equatoriale, a 170 anni dalla prima evangelizzazione. Con la sapienza della tradizione e la luce di Cristo, il popolo Guineano ha attraversato le vicende della sua storia e nei giorni scorsi, alla presenza del Papa, ha rinnovato con grande entusiasmo la sua volont� di camminare unito verso un futuro di speranza.
Non posso dimenticare ci� che � accaduto nel carcere di Bata, in Guinea Equatoriale: i detenuti hanno cantato a gola spiegata un canto di ringraziamento a Dio e al Papa, chiedendo di pregare �per i loro peccati e la loro libert��. Non avevo mai visto nulla di simile. E poi hanno pregato con me il �Padre nostro� sotto una pioggia battente. Un segno genuino del Regno di Dio! E sempre sotto la pioggia � iniziato il grande incontro con la giovent� nello stadio di Bata. Una festa di gioia cristiana, con testimonianze toccanti di giovani che hanno trovato nel Vangelo la via di una crescita libera e responsabile. Questa festa � culminata nella celebrazione eucaristica del giorno dopo, che ha coronato degnamente la visita in Guinea Equatoriale e anche l�intero Viaggio apostolico.
Cari fratelli e sorelle, la visita del Papa �, per le popolazioni africane, occasione di far sentire la loro voce, di esprimere la gioia di essere popolo di Dio e la speranza in un futuro migliore, di dignit� per ciascuno e per tutti. Sono felice di aver dato loro questa possibilit�, e nello stesso tempo ringrazio il Signore per ci� che loro hanno donato a me, una ricchezza inestimabile per il mio cuore e il mio ministero.
Catechesi del Santo Padre Leone XIV in occasione dell'Udienza Generale - 29/04/2026
Tutte le frasi tratte da "Udienza Generale"
Cari fratelli e sorelle, la visita del Papa �, per le popolazioni africane, occasione di far sentire la loro voce, di esprimere la gioia di essere popolo di Dio e la speranza in un futuro migliore, di dignit� per ciascuno e per tutti.

- Papa Leone XIV -
Questa speranza esige un impegno concreto, e la Chiesa ha la responsabilit�, con la testimonianza e con l�annuncio coraggioso della Parola di Dio, di riconoscere i diritti di tutti e di promuovere il loro effettivo rispetto.

- Papa Leone XIV -
In Algeria ho ricevuto un�accoglienza non solo rispettosa ma cordiale, e abbiamo potuto toccare con mano e mostrare al mondo che � possibile vivere insieme come fratelli e sorelle, anche di religioni diverse, quando ci si riconosce figli dello stesso Padre misericordioso.

- Papa Leone XIV -