La violenza della malattia
(Antropologia e Liturgia)EAN 9788825030846
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Mario Cutuli il 26 giugno 2014 alle 09:55 ha scritto:
Per quanto si tenti di scandagliarlo, di decifrarne sentimenti ed emozioni, paure che s'intervallano a speranze spesso disattese, frustrate, resta sempre uno sconosciuto. Pressoch� impenetrabile.
Il vissuto personale, le esperienze pi� intime di chi il dolore lo accetta come compagno, di chi, nella tastiera dei suoi giorni, deve far spazio alla nota stonata della sofferenza, sono sempre ammantati da un fitto alone di mistero. La sofferenza � un enigma dell'esistenza.
Renato Zanchetta, tenta di esplorarne l'universo, nella piena consapevolezza che essa, in quanto parte essenziale dell'esperienza dell'uomo, s'intreccia con mille altre esperienze che il vivere stesso comporta.
La sua ricerca � un percorso nel labirinto dell'anima - si direbbe della vita stessa - se � vero che �l'esperienza gioiosa, triste, dirompente, dolorosa, � il lievito della vita in cui tutti gli uomini sono quotidianamente immersi e di cui anche il dolore, la sofferenza, la malattia, la morte diventano parte intrinseca...�
Nel dar d� voce a decine di pazienti che conoscono il morso amaro del dolore, con la sua violenza, con la sua furia devastante, il libro sembra voler cercare la risposta alle tante domande che la sofferenza sollecita per ricomporre la frattura che essa provoca nella solitudine che avvolge l'uomo nel momento pi� estremo, quando il suo mondo diventa nero ed impenetrabile...
Ma cerca, soprattutto, di sanare un'altra frattura, pi� profonda e lacerante tale da destabilizzare e compromettere la fede in un Dio che ama e provvede, ma che sembra decidere di restare impassibile davanti al cuore spezzato e al corpo martoriato dal dolore.
Voci, quelle alle quali Zanchetta d� spazio, che non sono sfoghi. Confidenze s� amare, ma quasi sempre serene, trattenute dal pudore, anche quando la malattia si scatena e rompe relazioni personali e sociali, �rovescia e spacca la parte pi� intima dell'uomo sottoposta ai sentimenti molte volte contraddittori ...�, snatura piano piano la sua identit�, costringendolo a vivere con una quotidiana fragilit� dove il tempo non esiste o se c'� �ha dei parametri talmente labili che sono incapaci di produrre qualcosa�.
Eppure, nei giorni amari del dolore, quando le notti diventano insonni, quando il dolore non conosce pausa, quando le certezze vacillano, pur minacciata e bagnata dalle lacrime, la speranza non � ancora uccisa ...
�Dovunque io vada tu sei il compagno che mi tiene la mano e mi conduce sulla strada in cui cammino�, canta in uno dei tanti abhang, Tukaram, mistico ind� del 1600. E' la forza di chi crede. E' la speranza che si fa certezza.
Le belle pagine di Zanchetta vogliono riaccendere nel buio della sofferenza la luce della fede: tenue, spesso vacillante, eppure capace di resistere alle vorticose folate della tempesta.