Due linee melodiche, quasi due colori. L'una si muove incerta, si effonde, trascolora; a un tratto sembra ricoprire l'intera gamma dell'iride, salvo poi stemperarsi adombrandone nuovamente lo spettro, vivificato ormai nella speranza o forse nel ricordo. Rappresenta la volont� umana all'ondivaga e incessante ricerca di se stessa nell'altro. La seconda procede invece su tre sole note, sicura: � l'ignoto, compagno fedele e discreto, l'assolutamente presente, l'inguaribilmente ineffabile. Nient'altro chiede la musica di Arvo P�rt per porsi un compito smisurato. Tra grido e preghiera, esercizio e intuizione, profondit� e rigore compositivo, inquietudine e desiderio di redenzione - da ultimo, tra sussulti della carne e pulsioni dello spirito -, la musica di Arvo P�rt mira all'obiettivo metafisico primo: svelare l'impronta indelebile dell'Uno nel cuore stesso della molteplicit�; suonare la danza dell'universo, che � l�, celata tra i suoi scampoli, e chiede solo di essere ricomposta, quantomeno ascoltata. Nella conversazione con Enzo Restagno, Arvo P�rt rievoca le tappe di un cammino tortuoso e affascinante, dedito alla pi� rabdomantica delle arti, quella di estrarre note dal silenzio; gli incontri decisivi, i motivi celati dietro Tabula rasa, Fratres, Magnificat, il rapporto difficile con l'establishment sovietico, e quello non meno problematico con una critica colta alla sprovvista da uno stile tanto lontano dal paesaggio musicale coevo. P�rt vi approda dopo aver attraversato le esperienze musicali del Novecento, alla fine di un lungo silenzio suscitato dalla sconvolgente scoperta - artistica ed esistenziale - del repertorio gregoriano, in cui avverte un mistero dimenticato e, insieme, una nuova via che deve essere solcata perch� esso torni alla luce. Nasce cos� lo stile "tintinnabuli", di cui "Allo specchio" - completato da testimonianze, brevi interviste e saggi di pi� ampio respiro - ripercorre la genesi, indagandone le peculiarit� espressive, tra aneddoti personali ed esplorazioni armoniche. Una musica incantatoria, lontana da sterili virtuosismi, che alla proliferazione abnorme di stimoli propria del contemporaneo risponde porgendo il dono essenziale dell'�attesa�, dimensione tradita e offesa nei nostri commerci quotidiani; la sola in grado di riaprire il tempo a nuovi orizzonti di senso.