�Triste, olivastra, pigra, felina, fumosa, strana.� Sembra la declinazione di una personalit� spigolosa, invece � quella di una voce, una voce �molto difficile da descrivere�: quella di Billie Holiday, la pi� grande interprete jazz di tutti i tempi. La dea dalle celebri stravaganze e irregolarit� ritmiche; la Billie politica di Strange Fruite della Harlem degli anni trenta, anima gemella di Lester Young e rivale di Ella Fitzgerald; la Billie trasformista che strizza l'occhio al cinema e alla televisione ma viene paragonata a un poeta come John Donne. Un'icona inesauribile che ancora oggi, a sessantanni dalla scomparsa, chiede di essere decifrata. Non solo per le mistificazioni che costellano la sua discussa autobiografia, "Lady Sings the Blues". Ma perch� la sua vita e la sua musica sono due giganti che si fronteggiano, difficili da armonizzare in un'immagine unitaria che non limi le asperit� e le bizzarrie della sua persona ma nemmeno lasci in ombra la sua dimensione artistica. John Szwed prende in mano l'intricato filo dell'esistenza di Billie Holiday isolando le vicende biografiche - la miseria durante l'infanzia, poi la piaga del razzismo, l'abuso di droghe, la brutalit� degli uomini - dalla sua ascesa musicale, quando il jazz, il pop e il blues si mescolarono e la voce �indelebilmente singolare� di Billie Holiday plasm� la storia del jazz. Tra brevi ritratti, scorci storici e raffronti inediti - come quello fra le "diseuses" del cabaret parigino e i cantanti gospel, soul e rap afroamericani -, Szwed si dimostra il maestro delle contaminazioni, dell'emozione e del rigore, capace di dare a Billie Holiday un volto nuovo, sfaccettato come un ritratto cubista. Con "Billie Holiday" il Saggiatore torna sulle tracce di questa artista intramontabile. Perch� se �il jazz � il suono della sorpresa�, le improvvisazioni di Billie Holiday risvegliano in noi la meraviglia dell'ascolto.