Negli anni ottanta del Seicento, il giovane Kenton si imbarca per la Giamaica per lavorare in una piantagione di zucchero. Ma, convinto di essere destinato a cose pi� grandi, presto risponde al richiamo dell'avventura e della libert�: abbandona la piantagione e si unisce a una ciurma di bucanieri con i quali, appresa l'arte della navigazione e della pirateria, esplora i mari dei Caraibi, le acque del Pacifico e i chilometri di costa che preludono a foreste rigogliose. Ed � nella giungla di Darien - dove gli uccelli lasciano scie leggere e fuggevoli, e in un battito di ciglia sembrano moltiplicarsi - che Kenton sente il suo anelito di conoscenza esaltarsi. Lo sa bene: non esistono i draghi, gli unicorni o le sirene; ma nell'osservazione del mondo naturale c'� pi� di quanto sogni la mitologia. La sua indole di esploratore lo porta a riprendere il largo, in cerca di nuove terre, nuove verit�. Sbarca quindi su un'isola enigmatica in cui vivono, in un lago dalle acque salvifiche, gli Oceanides, meravigliosi uccelli anfibi dalle cangianti piume azzurrine, entit� affascinanti e indecifrabili che diventano la sua ossessione. Dedicher� la sua vita a loro e all'isola, deciso a comprenderne il segreto e destinato a rimanerne vittima. Discepolo di Stevenson e Defoe, Conrad e Salgari, con "Oceanides", Riccardo Capoferro rende omaggio alla grande tradizione del romanzo d'avventura, rinnovandone gli stilemi dall'interno con una scrittura capace tanto di evocare i suggestivi paesaggi caraibici, quanto di spiazzare con virate improvvise, che socchiudono la porta verso nuovi mondi. Al di l� lampeggia - simile al guizzo di una sciabola - il potere unico della letteratura: rapire, come il pi� indiavolato dei bucanieri, il lettore.