Non c'� un treno che porti a X. Dopo l'ultima stazione si pu� solo camminare lungo un'unica strada senza fine, attraverso una terra desolata, e, anche quando saranno apparse le prime vestigia di un'umanit� in rovina, non si sar� ancora arrivati. Il forestiero A.G. � giunto sin l� quasi per mistero, forse fuggendo da qualcosa: davanti ai suoi occhi appare ora niente pi� che una distesa di edifici diroccati, relitti bellici e detriti industriali; una citt� impermeabile alla curiosit� umana perch� ignota ai suoi stessi abitanti. Ma � solo avanzando che l'anima del luogo gli si manifester� in tutta la sua contraddittoriet�, come un enigma che si complica subito prima di poter essere svelato. A X i cittadini infatti conducono un'esistenza priva di passioni, non conoscono il reale valore di lacrime e risa e la loro unica aspirazione � la morte, vissuta come un trapasso gioioso, celebrato in un'annuale processione in musica. A X la sola istituzione dotata di autorit� � un tribunale nel quale i processi non vengono mai conclusi. A X la libert� � un caos senza definizione, per cui i suoi abitanti credono che l'appagamento cieco dei propri bisogni equivalga alla piena emancipazione. Tra loro c'� anche Elisabetta, la donna di cui A.G. si innamora. L'uomo vorrebbe condurla via da quella vita grottesca, ma per lei la fuga � inconcepibile; ogni volta che lui sembra averla convinta, Elisabetta all'ultimo rinuncia. A.G. dovr� dunque infine scegliere: tra amore e solitudine, tra prigionia e libert�. Con A.G. Tibor D�ry ha creato un novello K., un antieroe intrappolato nelle maglie plumbee di una citt�-mondo dai contorni metafisici. Scritto durante una prigionia politica sotto il regime stalinista di R�kosi e in seguito censurato, "Il signor A.G. nella citt� di X" � un gioiello nascosto della letteratura del Novecento. Un'opera senza tempo, che riesce a dare un corpo all'angoscia di essere circondati da una realt� che non si comprende pi�; ma nella quale, in ogni momento, alberga sempre una speranza di libert�.