Niente pi� della folgorazione lirica riesce a illuminare un percorso, a descrivere uno stato d'animo, a raccontare una storia. Una storia frammentata quella dell'io narrante, che si dipana dall'infanzia fino agli anni della maturit�, interrogandosi febbrilmente pagina dopo pagina se la strada sin l� battuta abbia condotto a maturazione i frutti o non sia, viceversa, costellata di amarezza e disillusione. N� l'uno n� l'altro. Il titolo del libro, che - per la sua "vaghezza" - prende a prestito un francesismo, vuole per l'appunto dar conto di una incompiutezza, di un anello che "non tiene" nella catena di avvenimenti ed episodi ora gioiosi ora tristi, ora luminosi ora bui. Incompiutezza nel senso di orfanezza, di mancanza (e nello stesso tempo di ricerca) di un quid che congiunga le tessere in un mosaico perfetto. Tessere fatte di sorrisi e lacrime, di cadute e resurrezioni. Si staglia all'orizzonte (al punto da pervadere ogni riga del "diario") un interrogativo inquietante: c'� un Fato (Tyche, Ananke) che pesa ineluttabilmente sulle nostre esistenze, assumendone l'indiscusso dominio, o ciascuno di noi � faber fortunae suae, artefice del proprio destino? La domanda non trover� mai risposta, essendo i nostri mezzi limitati. Forse l'inachev� - con la struggente, inguaribile malinconia, e non di rado il sentimento di disfatta in cui sfocia - � solo il riflesso di una ferita profonda, la cui cicatrice sta l� a testimoniarlo. La cifra delle riflessioni (quasi tutte "epistolari") si pu� allora riassumere in un monito: nonostante i disinganni e i tradimenti, la vita va comunque vissuta, nella gioia e nel dolore. Nella beatitudine sconfinata di un attimo, che irreparabile fugge.