EAN 9788825041064
'
34
Problemi & Proposte
RENATO BOCCARDO
(a cura)
BEATI VOI...
ISBN 978-88-250-4106-4
ISBN 978-88-250-4107-1' (PDF)
ISBN 978-88-250-4108-8' (EPUB)
Copyright � 2016 by P.P.F.M.C.
MESSAGGERO DI SANT'ANTONIO ' EDITRICE
Basilica del Santo - Via Orto Botanico, 11 - 35123 Padova
www.edizionimessaggero.it
Introduzione
di Renato Boccardo
�Una felicit� 'autentica, adeguata e totale'�
scrive Z. Bauman nel suo L'arte della vita �sembra
rimanere costantemente a una certa distanza da noi:
simile a un orizzonte che, come tutti gli orizzonti,
si allontana ogni volta che cerchiamo di avvicinarci
a esso�.
L'uomo vive continuamente in una ricerca quasi
spasmodica della felicit�, la rincorre in mille modi
e per mille strade. Con il rischio anche di farsi male
con le sue stesse mani... E quando crede di averla
trovata, scopre che la sua sete non � pienamente
appagata e vede la meta allontanarsi sempre pi�.
Con il �discorso della montagna� Ges� di Na-
zaret suggerisce un percorso per raggiungere una
pienezza di conoscenza, di vita e di felicit�, e pre-
tende di dare risposta alla ricerca dell'uomo. �In
queste parole� dice Papa Francesco �c'� tutta la
novit� portata da Cristo; in effetti, le beatitudini
sono il ritratto di Ges�, la sua forma di vita; e sono
la via della vera felicit�, che anche noi possiamo
percorrere con la grazia che Ges� ci dona� (Udienza
generale, 6 agosto 2014).
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Le beatitudini costituiscono il cammino pi� bre-
ve e pi� facile e allo stesso tempo il pi� difficile ed
esigente, perch� �� angusta la via che conduce alla
vita� (Mt 7,14). Sono la prima parola e la parola-
chiave dell'insegnamento di Ges�: siamo fatti per la
felicit�! Dio ci ha creati in un paradiso e ' afferma
il libro della Genesi ' si compiacque nel vedere che
l'opera delle sue mani era cosa buona (cf. Gen 1,31).
Dio era felice prima che l'uomo abbandonasse lo
stato di intimit� con lui. E la gioia di Dio non potr�
essere nuovamente completa se non quando tutti
gli uomini ritroveranno con lui la piena comunio-
ne: Egli non si riposa, come si � riposato il settimo
giorno, perch� rimane in attesa della nostra felicit�.
�Possiamo pensare che ogni nostro peccato o fuga da
Dio accende in Lui una fiamma di pi� intenso amore,
un desiderio di riaverci e reinserirci nel suo piano di
salvezza [...]. Dio � buono. E non lo � soltanto in se
stesso; Dio � ' diciamolo piangendo ' buono per noi.
Egli ci ama, cerca, pensa, conosce, ispira e aspetta�
(Paolo VI, Omelia, 23 giugno 1968).
I Padri della chiesa affermano che Dio si � fat-
to uomo affinch� l'uomo diventi Dio. Ecco perch�
le beatitudini, definite �manifesto della felicit�,
possono essere chiamate anche �manifesto della
somiglianza�: ci� che Dio ha fatto per noi, noi lo
dobbiamo fare per lui e per gli altri. E nella misura
in cui lo facciamo raggiungiamo la felicit�. � una
logica che cambia il cuore dell'uomo. E pu� cam-
biare il mondo. Cos�, quelle affermazioni delineano
un'antropologia, descrivono chi � davvero l'uomo
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felice, vero, autentico; sono la proclamazione del
modo di essere persone secondo il Vangelo, uomini
e donne fortunati e felici.
Ma tutto ci� ha ancora significato per chi vive
nel terzo millennio' Davvero ' oggi ' pu� essere
felice chi � povero in spirito, piange, ha fame e sete
della giustizia, � mite, costruisce la pace, � miseri-
cordioso' E, caso mai, cosa bisognerebbe fare per
raggiungere una tale meta'
Dopo i vizi capitali, le opere di misericordia, i
doni dello Spirito Santo, temi delle �prediche� de-
gli ultimi anni, il Festival dei 2 Mondi ' edizione
2015 ' ha proposto di riascoltare da voci diverse
questo particolare �itinerario�, che si presenta quasi
come una sfida all'uomo moderno. Le pagine che
seguono lo ripropongono al lettore, quasi un invito
a mettersi in ascolto di una parola �nuova�, non
necessariamente �alla moda�, per intraprendere un
cammino diverso, capace di aprire nella vita quoti-
diana spazi di luce, di sapienza e di pace.
7
Gli autori
Enzo Bianchi
Nato a Castel Boglione il 3 marzo 1943, � priore
della comunit� monastica di Bose. �Esperto� nomina-
to da papa Benedetto XVI ai Sinodi dei vescovi sulla
Parola di Dio nel 2008 e sulla nuova evangelizzazio-
ne (2012). Nel 2014, papa Francesco lo ha nominato
consultore del Pontificio Consiglio per la promozione
dell'unit� dei cristiani.
Opinionista e recensore per i quotidiani �La Stam-
pa�, �la Repubblica� e �Avvenire�, � autore di nume-
rosi testi (tradotti in varie lingue) biblici, di spiritualit�
cristiana e sulla grande tradizione della chiesa, scritti
tenendo sempre conto del vasto e multiforme mondo
di oggi.
Salvatore Martinez
� presidente del Rinnovamento nello Spirito Santo
dal 1997. � consultore di tre Dicasteri vaticani (Laici,
Famiglia e Promozione della nuova evangelizzazione).
� presidente della Fondazione vaticana �Centro Inter-
nazionale Famiglia di Nazareth� per lo sviluppo nel
mondo del Magistero sulla famiglia. Ha preso parte
come uditore al Sinodo sulla �Nuova Evangelizzazio-
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ne�. � presidente di quattro fondazioni impegnate nel
campo del disagio sociale. Ha pubblicato 26 libri. Col-
labora con riviste italiane e straniere, ha relazionato in
35 paesi su temi di natura spirituale.
Nunzio Galantino
� nato a Cerignola (Foggia) il 16 agosto 1948. Pres-
so l'Universit� di Bari ha conseguito la laurea in Filoso-
fia e l'abilitazione all'insegnamento nelle scuole statali;
nel 1981 ha ottenuto il dottorato in Teologia dogma-
tica presso la Pontificia Facolt� Teologica dell'Italia
Meridionale, sezione San Luigi di Napoli.
� stato ordinato sacerdote il 23 dicembre 1972 per
la diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano. Docente al
Pontificio Seminario Regionale di Benevento, vicario
episcopale per la pastorale, vicario episcopale per la
cultura e la formazione permanente, dal 1977 docente
di Storia e Filosofia nelle scuole pubbliche statali e
di Antropologia presso la Facolt� Teologica dell'Italia
Meridionale. Alla ricerca e all'insegnamento ha unito
da sempre il servizio pastorale come parroco (1977-
2012) in Cerignola.
Dal 2004 al 2009: responsabile del Servizio nazio-
nale per gli Studi superiori di Teologia e di Scienze
religiose della CEI.
Eletto vescovo di Cassano allo Ionio il 9 dicembre
2011 e ordinato vescovo il 25 febbraio 2012.
Il 28 dicembre 2013 � stato nominato segretario ge-
nerale della Conferenza Episcopale Italiana ad interim
e il 25 marzo 2014 � stato nominato segretario generale
ad quinquennium.
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Gianfranco Ravasi
Cardinale, presidente del Pontificio consiglio della
cultura e della Pontificia commissione di archeolo-
gia sacra, � nato nel 1942 a Merate (Lecco); esperto
biblista ed ebraista, � stato prefetto della Biblioteca-
Pinacoteca Ambrosiana di Milano e docente di Esegesi
dell'Antico Testamento alla Facolt� Teologica dell'Ita-
lia Settentrionale.
Nel 2010 � stato annoverato tra i soci onorari
dell'Accademia delle Belle Arti di Brera e insignito al
contempo honoris causa del diploma di secondo livello
in Comunicazione e Didattica dell'arte. Ha ricevuto la
laurea honoris causa dall'Universit� di Bucarest nell'ot-
tobre 2011 e dall'Universit� di Yerevan (Armenia) nel
giugno 2011, quella in Sacra Teologia dall'Universit�
Cattolica di Lublino e dalla Pontificia Universit� Late-
ranense nel 2012 e dall'Universit� Deusto di Bilbao nel
marzo 2014. Dal 2013 � accademico onorario dell'Ac-
cademia nazionale di Santa Cecilia.
Mauro M. Gambetti
� nato nel 1965 in provincia di Bologna. Dopo la
laurea in Ingegneria Meccanica presso l'Universit� di
Bologna, nel settembre 1992 � entrato nell'Ordine dei
frati minori conventali, di cui ha professato definiti-
vamente la regola e la vita nel settembre 1998. Dopo
il baccalaureato in Teologia presso l'Istituto teologi-
co di Assisi, ha conseguito la licenza in Antropolo-
gia Teologica presso la Facolt� teologica di Firenze.
Ordinato presbitero nel gennaio del 2000, � stato
guardiano del convento di Longiano (Forl�-Cesena)
11
e, dalla primavera del 2009, ministro provinciale dei
frati minori conventuali dell'Emilia-Romagna. Il 22
febbraio 2013 � stato nominato custode generale del
Sacro Convento di San Francesco in Assisi per il qua-
driennio 2013-2017.
Maria Cristina Cruciani
Appartiene all'Istituto Pie Discepole del Divino
Maestro, fondate dal beato Giacomo Alberione nella
Famiglia Paolina. Dopo aver conseguito la laurea in
Giurisprudenza presso l'Universit� Cattolica di Mila-
no, ha completato gli studi teologici specializzandosi
presso il Pontificio Istituto Liturgico di Roma, dove ha
conseguito la licenza in Sacra Liturgia.
Ha lavorato all'Ufficio liturgico del Vicariato di Ro-
ma e ha insegnato in varie scuole. Da oltre venticinque
anni � responsabile della redazione del periodico di
liturgia edito dal suo istituto �La Vita in Cristo e nella
chiesa�, dove ha particolarmente curato la catechesi
liturgica, biblica, e inserti di arte sacra per la liturgia.
Ha svolto consulenza liturgica nei concorsi indetti
dalla CEI per le nuove chiese, membro della Consul-
ta dell'Ufficio Liturgico Nazionale, ed � stata socio
dell'APL, nella quale � stata membro del consiglio di
presidenza.
Da molti anni organizza corsi di formazione per
laici e religiose, dove mette a disposizione l'esperienza
pastorale frutto dell'impegno nelle parrocchie accanto
ai sacerdoti, agli animatori, catechisti, diaconi e mini-
stri straordinari. Ha dato corsi di esercizi spirituali e
ritiri a religiosi/e e presbiteri.
12
Renato Boccardo
Nato a Sant'Ambrogio di Torino il 21 dicembre
1952, � stato ordinato sacerdote il 25 giugno 1977.
Entrato nel servizio diplomatico della Santa Sede nel
1982, presta la sua opera nelle Nunziature Apostoliche
di Bolivia, Camerun e Francia. Nominato responsabile
della Sezione Giovani del Pontificio Consiglio per i
Laici il 22 luglio 1992. In questa veste coordina, tra
l'altro, l'organizzazione e la celebrazione delle Gior-
nate mondiali della giovent� di Denver (1993), Ma-
nila (1995), Parigi (1997) e Roma (2000), nonch� il
pellegrinaggio dei giovani d'Europa a Loreto (1995).
Nominato capo del protocollo della Segreteria di Stato
con incarichi speciali l'11 febbraio 2001 (responsabile
dell'organizzazione dei viaggi apostolici del Sommo
Pontefice); vescovo titolare di Acquapendente e se-
gretario del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni
Sociali il 29 novembre 2003 e segretario generale del
governatorato dello Stato della Citt� del Vaticano il 22
febbraio 2005. Il 16 luglio 2009 � promosso arcivesco-
vo di Spoleto-Norcia.
13
1 Beati i poveri in spirito,
perch� di essi � il regno dei cieli
di Enzo Bianchi
Introduzione
Beati i poveri in spirito, perch� di essi � il regno
dei cieli (mak�rioi hoi ptocho� t� pne�mati h�ti aut�n
estin he basile�a t�n ouran�n: Mt 5,3).
Beati voi, poveri, perch� vostro � il regno di Dio
(mak�rioi hoi ptocho� h�ti hymet�ra est�n he basile�a
to� theo�: Lc 6,20).
La prima beatitudine, che per molti aspetti �
riassuntiva delle altre, poich� fornisce lo sfondo su
cui tutte le beatitudini vanno lette, si presenta in
maniera significativamente diversa nelle versioni di
Matteo e di Luca. A prescindere dalla variazione
meramente stilistica tra �regno di Dio� e �regno dei
cieli� (quest'ultima espressione � eco della menta-
lit� giudaica che, per rispetto, evita di nominare il
Nome di Dio), in Luca Ges� rivolge direttamente
la beatitudine a quanti conoscono e vivono la situa-
zione della povert�, cos� come riserva un �guai� (Lc
6,24) ai ricchi che possiedono molti beni e dunque
sono saturi. In Matteo invece sono definiti beati
quei poveri che hanno anche lo spirito, il cuore del
povero: non basta essere materialmente poveri, ma
15
occorre esserlo e, insieme, avere un cuore che non
desidera essere ricco, un cuore che possiede �il sof-
fio�, �il respiro del povero�.
Abbiamo gi� riflettuto in sede di introduzione sui
motivi che devono avere indotto i due evangelisti a
queste diverse formulazioni. Qui vorrei aggiungere
solo una rapida osservazione. Sappiamo che nel cor-
so dei secoli le interpretazioni date dai Padri della
chiesa e dagli esegeti moderni a queste due versioni
della beatitudine sono state molte e contraddittorie.
Ci� che � importante, a mio avviso, � non spiritua-
lizzare la versione �matteana� al punto da svuotare
di significato la povert� e la condivisione dei beni;
d'altra parte, bisogna guardarsi dal compiere una
lettura fondamentalista della beatitudine lucana, ov-
vero una lettura che �santifichi� una classe sociale,
una situazione economica, senza tenere conto dello
stile con cui la povert� � vissuta.
Come dunque faremo per tutte le beatitudini, an-
che in questo primo caso il nostro compito � quello
di non isolare la proclamazione di Ges� per leggerla
secondo i nostri �desiderata�, ma di risalire all'in-
tenzione di Ges� stesso che, pur nella diversit� delle
forme, pu� essere colta mediante una collocazione
di questa sua parola all'interno del contesto pi� am-
pio di tutte le Scritture.
Poveri nello spirito
Innanzitutto l'espressione ptocho� t� pne�mati
di Matteo pu� essere accostata ad altre analoghe
16
presenti nell'Antico Testamento, come a quella
di Sal 34,19: �Il Signore � vicino a chi ha il cuore
spezzato, egli salva gli spiriti affranti� (TM: dak'�
ruach; LXX: hoi tapeino� t� pne�mati), o a quella
del profeta Isaia, che parla di �smarriti di spirito�
(Is 29,24; TM: to'� ruach; LXX: hoi t� pne�mati
plan�menoi). Ma si pensi anche, per analogia, alla
sesta beatitudine: �Beati i puri di cuore (t� kard�a)�
(Mt 5,8) o alla definizione che Ges� d� di s� quale
�mite e umile di cuore� (pra�s ka� tapein�s t� kard�a:
Mt 11,29).
C'� una dimensione profonda, quella del cuore,
dello spirito, che va oltre l'ordine carnale, esteriore,
e che non pu� essere dimenticata se si vuole leggere
in verit� la condizione di un uomo nel suo rapporto
con Dio e con gli altri. Non si tratta di addizionare
una dimensione spirituale a una materiale, come se
fossero due cose distinte, ma di mettere in risalto
l'unit� della persona, unit� che avviene proprio nel
cuore, nello spirito. Non si pu� essere ricchi di averi
e di beni, senza tenere conto degli altri, e nello stesso
tempo essere poveri nel cuore: nessuno spazio alla
schizofrenia di chi ' dice la Bibbia ' ha un �cuore
doppio� (lev va-lev: Sal 12,3)... Quando infatti un
uomo pensa in un modo e agisce in un altro modo,
poco per volta adegua il suo pensiero al suo compor-
tamento. � una legge sottile eppure estremamente
importante per l'esistenza di ciascuno di noi: chi non
vive come pensa, finisce per pensare come vive.
I poveri nello spirito, nel cuore, sono quelli che
l'Antico Testamento definisce 'anawim, ossia �cur-
17
vati�, quegli umili che sono tali perch� sono stati
umiliati. Sono quelli che vengono chiamati �poveri
del Signore� perch� custodiscono nel cuore il sen-
so della loro umilt� e sperano, confidano in Dio,
attendendo da lui molto pi� di ci� di cui hanno
materialmente bisogno nella loro indigenza. � signi-
ficativo il parallelo alla nostra beatitudine presente
in un testo di Qumran, la Regola della guerra che,
in un brano purtroppo corrotto, esorta i �poveri
nello spirito� (1QM XIV,7: 'anaw� ruach); non si
dimentichi inoltre il fatto che al tempo di Ges� il
termine �povero� era sinonimo di chasid, santo, ap-
partenente al Signore.
Poveri nelle Scritture
Nelle Scritture dell'Antico e del Nuovo Testa-
mento i poveri sono quelli che gridano per la loro
condizione, e gridano a Dio. Nell'Antico Testa-
mento, in particolare, la povert� � compresa come
una consapevolezza che spinge il povero (definito
soprattutto con i termini 'ani, il povero che � co-
stretto a dire sempre di s�, ed 'ebion, il bisognoso)
a rivolgersi a Dio: �Vedi la mia povert� (Sal 25,18;
cf. 119,153). Ed � soprattutto nei Salmi che non
solo viene attestata la qualit� di oranti propria dei
poveri, ma la loro condizione viene tratteggiata in
modo vario e diversificato:
La speranza dei poveri non sar� mai delusa (Sal 9,19).
Con arroganza il malvagio perseguita il povero (Sal
10,2).
Tu accogli, Signore, il desiderio dei poveri (Sal 10,17).
18
I poveri ascoltino e si rallegrino (Sal 34,3).
Ma io sono povero e bisognoso: di me ha cura il Si-
gnore (Sal 40,18).
Beato l'uomo che ha cura del debole (Sal 41,2 LXX).
E in essa ha abitato il tuo popolo, in quella che, nella
tua bont�, hai reso sicura per il povero, o Dio (Sal
68,11).
Perch� egli liberer� il misero che invoca e il povero
che non trova aiuto (Sal 72,12).
Solleva dalla polvere il debole, dall'immondizia rialza
il povero, per farlo sedere tra i pr�ncipi (Sal 113,7-8).
La povert� � presentata come un'attitudine che
spinge a invocare Dio a partire dalla consapevolezza
dei propri bisogni e limiti, come un'attitudine di
apertura a Dio a partire da un bisogno sentito in
se stessi. Va per� detto con chiarezza: non tutti i
poveri sentono in s� questo movimento di apertura
verso Dio. Cos� come avviene per il dolore e la sof-
ferenza, infatti, anche la povert� non va letta troppo
facilmente come un cammino verso la felicit�, anzi
l'esperienza ci dice che sovente essa abbruttisce chi
ne � preda. � per� vero che alcuni uomini e donne
riescono a fare dei cammini di approfondimento
spirituale della situazione di povert� in cui si ven-
gono a trovare. Insomma, la situazione di bisogno
ci interroga: sta a ciascuno di noi scegliere la via
dell'approfondimento, che � sempre anche una via
di comprensione e di amore, oppure la via della
rivolta, fino all'odio, all'aggressione, alla violenza.
Certo, all'interno della Bibbia poco per volta si
delineano dei poveri ' a cui sono attenti soprattutto
i profeti �postesilici� ' che gridando a Dio mostra-
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no tutta la loro attesa, la loro fede in lui, mostrano
di voler appartenere a Dio solo, di aspettare tutto
da lui: essi sono quel �resto d'Israele� umile e po-
vero che confida solo nel Signore (cf. Sof 3,12-13).
Questo � lo sfondo su cui si staglia la versione della
beatitudine secondo Matteo: �'Beati i poveri nello
spirito', non semplicemente perch� sono e si rico-
noscono poveri, ma perch� la coscienza della loro
povert� mette nei loro cuori l'attesa di una felicit�
che non possono procurarsi da s� ma che possono
solo ricevere in dono da Dio�1.
Comprendiamo cos� perch� Dio � indotto a ri-
spondere loro, ad agire in loro favore e a fare loro
giustizia: egli vede in loro non autosufficienza, non
arroganza, non quella chiusura di chi pensa di ba-
stare a se stesso, ma apertura, disponibilit� verso
di lui e verso tutti gli uomini. Ecco perch� Ges�
stesso, quando ha inaugurato il suo ministero nella
sinagoga di Nazaret, lo ha fatto leggendo la pro-
pria missione, a partire dalla profezia di Isaia, come
un �portare ai poveri il lieto annuncio� (Lc 4,18;
Is 61,1). Venuto a portare il Vangelo, Ges� vede
come primi destinatari del suo annuncio i poveri e
si indirizza innanzitutto a loro. E si ricordi anche la
risposta data da Ges� agli inviati di Giovanni il Bat-
tista ormai in carcere: �Andate e riferite a Giovanni
ci� che udite e vedete: [...] ai poveri � annunciato il
Vangelo� (Mt 11,4-5), la buona notizia.
'M. Gourgues, Foi, bonheur et sens de la vie. Relire aujour-
1
d'hui les B�atitudes, M�diaspaul, Montr�al 1995, 34.
20
E qual � questa buona notizia' Il fatto che ai po-
veri � promesso il regno dei cieli, la comunione con
Dio. Ecco che cosa � in gioco nella prima beatitudi-
ne, la quale traccia una via ' e si ricordi che la fede
cristiana in origine era chiamata �via�, hod�s (At
18,25; 19,23; 24,14.22) e i cristiani �quelli della via�
(At 9,2) ', una via per i poveri quali primi clienti di
diritto della parola del Signore, lui che �insegna ai
poveri la sua via� (Sal 25,9).
Ges� e i ricchi
Non si pu� comprendere l'annuncio evangeli-
co sui poveri senza esaminare rapidamente l'ottica
con cui Ges� vedeva i ricchi. Questo non solo per-
ch� in Luca alla beatitudine sui poveri corrispon-
de il �guai� rivolto ai ricchi ' �Guai a voi, ricchi,
perch� avete gi� ricevuto la vostra consolazione�
(oua� hym�n to�s plous�ois h�ti ap�chete t�n par�kle-
sin hym�n: Lc 6,24) ', ma anche perch� Ges� non si
� mai interessato di povert� e ricchezza in astratto,
bens� sempre in riferimento a persone povere o ric-
che: poveri come Lazzaro che a motivo della loro
situazione di indigenza stanno nel seno di Abramo;
ricchi che a motivo della loro autosufficienza sono
all'inferno (cf. Lc 16,19-31). S�, Ges� ha minacciato
con forza i ricchi, ha detto che � difficile per un ric-
co entrare nel regno dei cieli (cf. Mc 10,23 e par.) e
ha smascherato la tristezza di chi non sa condividere
i suoi beni con i poveri, perch� confida pi� nei beni
che nel Signore (cf. Mc 10,22 e par.).
21
I ricchi sono quelli che hanno beni in abbon-
danza e, come accecati dalle ricchezze che possie-
dono, non sanno condividerle, non sanno vedere i
poveri, non sanno attendere da Dio qualcosa per
la loro salvezza. I ricchi sono i sazi, gli arroganti, i
prepotenti che non sono mai curvati n� si curvano
verso gli altri, ma piuttosto curvano gli altri! A loro
Ges� rivolge un minaccioso monito nella parabola
del giudizio finale: �Andate lontano da me, male-
detti, perch�
ho avuto fame
ho avuto sete
ero straniero
ero nudo
ero malato ero in carcere e non ve ne siete accorti!�
(cf. Mt 25,41-43).
Questo modo di affrontare la questione da par-
te di Ges� dovrebbe indurci a non parlare pi� di
povert� e ricchezza in senso astratto e legalistico.
Ovvero: quando, secondo Ges�, uno � ricco e di
conseguenza � condannato' Quando non si accorge
di chi accanto a lui � nel bisogno e non si dispone ad
aiutarlo, proporzionalmente alle proprie forze e ai
propri beni: � in quest'ottica che Ges� elogia quella
povera vedova che getta nel tesoro del tempio due
spiccioli, dicendo che essa �nella sua miseria, vi ha
gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva
per vivere� (Mc 12,43-44). Non dobbiamo dunque
misurare la ricchezza; se mai possiamo dire che,
quando essa � desiderata, diventa un �inganno�, un
idolo che seduce e soffoca (cf. Mc 4,19; Mt 13,22),
22
una sorta di bulimia del possesso. Ma non si pu�
servire al regno di Dio e, nel contempo, essere alie-
nati all'idolo del possesso, del denaro, vivere cio�
un culto a mamon (cf. Mt 6,24; Lc 16,13), idolo
che seduce, ruba il cuore, impedisce la vita per s� e
sovente la ruba anche agli altri!
Ges� � il povero beato
Se l'uomo delle beatitudini � Ges�, per compren-
dere bene questa prima beatitudine ' esposta pi�
delle altre al rischio di una lettura ideologica ' dob-
biamo analizzare attentamente la povert� vissuta da
Ges�, che � il criterio ermeneutico per compren-
dere in profondit� anche questa sua parola. Ci vie-
ne in aiuto innanzitutto un'affermazione lapidaria
dell'apostolo Paolo, il quale ha saputo sintetizzare
in questo modo tutta la vita di Ges�:
il �Signore nostro Ges� Cristo: da ricco che era, si �
fatto povero per voi, perch� voi diventaste ricchi per
mezzo della sua povert� (2Cor 8,9).
Ovvero Ges� Cristo, che era nella condizione
di ricco ' era infatti il Figlio di Dio, era in Dio ',
venendo nel mondo liberamente e per amore nostro
si � fatto povero. Paolo lo dice anche nell'inno della
lettera ai Filippesi:
�Cristo Ges� [...] pur essendo nella condizione di
Dio, [...]
svuot� se stesso
assumendo una condizione di servo [...],
umili� se stesso
23
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11,36 €→ 7,95 €
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16,00 €→ 15,20 € -
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-
5,00 €→ 4,75 € -
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